Liguria

Il colpo fallito, la fuga rocambolesca e il rientro in cella: così testimoni e telecamere hanno inchiodato il rapinatore di Sestri Ponente, era in semilibertà


Genova. E’ stato inchiodato grazie alle telecamere di sorveglianza che gli agenti della squadra mobile hanno acquisito in mezza città per seguirne il percorso Romolo Manica, il 55enne che il 25 giugno ha tentato senza successo di rapinare l’ufficio postale di vico Schiaffino a Sestri Ponente e ha minacciato anche un tassista con un grosso coltello e una pistola finta per darsi alla fuga.

L’uomo, dopo il colpo fallito e una fuga rocambolesca, era riuscito a sparire nel nulla in una via non lontana dal luogo della rapina dove abita la sua fidanzata. Ricostruendo il suo percorso, gli investigatori coordinati dal vice dirigente della squadra mobile Antonino Porcino hanno scoperto che l’uomo era un detenuto in semilibertà. Dopo essere finito a Marassi per una storia di droga, aveva ottenuto il permesso di uscire dal carcere di giorno per andare a lavorare. Diversi mesi prima della rapina aveva avuto anche una settimana di licenza da trascorrere con la sua compagna che abita proprio in quella stessa via.

Nel primo pomeriggio del 25 giugno  Manica, era arrivato all’ufficio postale di vico Schiaffino a bordo di uno scooter, risultato poi rubato alcuni giorni prima nella zona di Marassi. Era entrato travisato con il casco e impugnando un coltello e una pistola, poi rivelatasi giocattolo, aveva intimato agli operatori dello sportello di consegnargli il denaro in cassa. Loro si erano rifiutati ed erano fuggiti e lui, nel tentativo di scavalcare il bancone per raggiungere la cassaforte, aveva distrutto la barriera di protezione in plexiglas.

Era dovuto scappare a mani vuote, ma lo scooter non partiva, così Manica in via Ciro Menotti ha minacciato un tassista in sosta e rubato il mezzo con cui aveva fatto un breve tratto di strada per poi far perdere le tracce nel dedalo si stradine del centro di Sestri Ponente.

La ricostruzione meticolosa del percorso è stata fatta grazie a numerosi testimoni, sia all’interno dell’ufficio postale, sia di quanti lo hanno visto in fuga. Tra le telecamere anche la dash cam del taxi si è rilevata utile così come le tracce biologiche. Un paio di testimoni avevano anche provato a inseguirlo e uno di loro lo ha visto entrare nello stabile dove poi i poliziotti hanno scoperto viveva la fidanzata.

E le telecamere del carcere di Marassi lo hanno ripreso quella sera, rientrare nell’istituto penitenziario come se nulla fosse. Le indagini sono durate meno di 20 giorni, così a metà luglio il pm Luca Monteverde ha chiesto la custodia cautelare che ha ottenuto il via libera della gip Elisa Campagna. Al 55enne intanto, per i gravi indizi, era già stata revocata nei giorni scorsi la semilibertà.




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