Quel luogo non è solo un’occupazione, va salvato
Non solo un’occupazione abitativa, ma un faro socio-culturale che le istituzioni rischiano di spegnere, lasciando per strada famiglie, malati e oltre cento bambini sotto la calura estiva della Capitale.
A pochi giorni dal rogo di mercoledì sera che ha fatto scattare i sigilli della magistratura allo stabile di via Santa Croce in Gerusalemme, il mondo dell’arte e del grande schermo sferra una presa di posizione corale in difesa dell’esperienza di Spin Time Labs.
I volti più noti del cinema e del teatro italiano stanno facendo circolare un appello-denuncia che definisce la struttura dell’Esquilino come “un modello alternativo capace di offrire una risposta concreta all’emergenza abitativa”, ma prima di tutto “un patrimonio culturale fruibile dall’intera cittadinanza e attraversato ogni anno da decine di migliaia di persone”.
La firma dei giganti: da Verdone a Sorrentino
La lista dei sostenitori si allunga di ora in ora e mette insieme alcuni tra i più celebri esponenti del panorama culturale del Paese. Tra i primissimi firmatari del manifesto figurano premi Oscar e registi di punta del nostro cinema: Carlo Verdone, Paolo Sorrentino, Marco Bellocchio, Matteo Garrone, Mario Martone e Sabina Guzzanti.
Al loro fianco hanno già siglato il documento Francesca Archibugi, Francesca Comencini, Leonardo Di Costanzo, Pietro Marcello, Susanna Nicchiarelli e Paolo Virzì.
Un blocco compatto che accende i riflettori su quanto sta accadendo sul marciapiede antistante la struttura, dove la tensione sociale resta altissima.
“Temperature estreme e risposte comunali insufficienti”
Nel documento diffuso dagli artisti si legge una dura requisitoria contro le modalità con cui l’amministrazione e le forze dell’ordine stanno gestendo l’emergenza post-incendio:
“Da tre notti oltre 400 persone dormono in strada davanti a Spin Time Labs, in una situazione di emergenza che coinvolge anziani, persone malate e oltre 100 minori. Le persone si trovano ammassate sull’asfalto, con temperature estreme che mettono a serio rischio la loro salute. Al momento le istituzioni non sono state in grado di garantire tempistiche certe per il rientro nel palazzo, mentre le soluzioni abitative temporanee messe a disposizione sono numericamente del tutto insufficienti. La resistenza di questi giorni è stata resa possibile unicamente grazie alla solidarietà dal basso e del quartiere”.
Non solo case: il presidio culturale dell’Esquilino
Il documento sottoscritto dai registi ricorda come lo stabile di via Santa Croce in Gerusalemme rappresenti un’anomalia nel panorama delle occupazioni romane, essendosi trasformato negli anni in un vero e proprio hub socioculturale integrato nel tessuto del rione Esquilino.
Oltre ad assicurare un tetto a circa quattrocento persone di svariate nazionalità, la struttura ospita al suo interno un auditorium da centinaia di posti, uno studio di registrazione, la redazione di una testata giornalistica, una camera oscura, una biblioteca popolare e uno spazio museale.
Una realtà polifunzionale che ora la cultura romana chiede con forza di non smantellare, sollecitando soluzioni immediate e il ripristino delle agibilità per scongiurare un disastro sociale a cielo aperto.
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