previsti tre voti di fiducia. Magi in sciopero della fame
È approdata in Aula alla Camera dei deputati la riforma della legge elettorale. La discussione generale sul provvedimento, a Montecitorio per la terza lettura dopo le modifiche apportate al Senato, è già iniziata e giovedì alle 12, dopo il decreto imballaggi, è previsto il voto (che sarà unico e segreto, se richiesto) sulle pregiudiziali di costituzionalità che verranno presentate dalle opposizioni. Il livello di allerta a destra è massimo. Giorgia Meloni pretende la “presenza obbligatoria” dei parlamentari di maggioranza e non sono ammessi scivoloni o scherzi. Le opposizioni intanto continuano a dare battaglia e il segretario di +Europa, Riccardo Magi, annuncia lo sciopero della fame sul tema della raccolta firme.
I deputati di centrodestra sono “precettati” da martedì a giovedì prossimo, quando la Camera sarà chiamata a votare la fiducia e poi è previsto il voto segreto finale. Domani si terrà una capigruppo per definire più nel dettaglio il timing della prossima settimana. Ma, stando al calendario finora ipotizzato, lunedì 5, nell’esame delle parti modificate dal Senato, dovrebbero essere chiesti tre voti di fiducia sugli articoli 1 e 2 (modificati, tra l’altro con l’introduzione delle contestate preferenze, definite “finte” dalle opposizioni) e sul 3 riguardante il collegio del Trentino. Sull’8, modificato a Palazzo Madama ma per una misura condivisa in modo bipartisan che ha esteso ai caregiver il voto fuorisede, per ora non si è parlato di fiducia. Dopo l’esame degli ordini del giorno e, dunque, tra il 7 e l’8 ottobre, calcolando che le opposizioni probabilmente si iscriveranno a parlare per tutto lo spazio possibile, ci sarà il voto finale sul provvedimento che sarà a scrutinio segreto.
Dopo quanto accaduto a luglio proprio alla Camera, con il voto segreto e i franchi tiratori, i partiti di governo hanno intenzione di controllare eventuali voti contrari da parte degli alleati. Proprio per questo, in vista delle votazioni a scrutinio segreto, si annuncia alta l’attenzione sulle tribune di Montecitorio, da dove a metà luglio – in occasione del primo passaggio alla Camera del disegno di legge – alcuni dipendenti del gruppo parlamentare di Fdi osservarono le mosse dei deputati di centrodestra anche registrando video, per individuare i franchi tiratori, una trentina stimati alla fine, che contribuirono ad affossare l’emendamento sulle preferenze. Il caso delle “vedette” suscitò polemiche da parte delle opposizioni e fu segnalato dall’Associazione stampa parlamentare ai questori di Montecitorio, che affrontarono il tema in una riunione. Ora la tribuna centrale, riservata ai giornalisti per seguire le sedute dell’assemblea, sarà interdetta agli staff, che potranno fare invece richiesta di posizionarsi in quelle laterali, destinate ai cineoperatori, firmando come sempre il “Codice di autoregolamentazione” con cui ci si impegna a non realizzare fotografie e riprese video improprie sullo svolgimento dei lavori. Da inizio settembre nell’Aula della Camera sui banchi dei parlamentari sono operativi i nuovi terminali di voto dotati di display touch screen, ma per le votazioni a scrutinio segreto i deputati continuano a utilizzare la pulsantiera presente nella tasca del terminale, con i tre tasti di colore verde, bianco e rosso. Basta un dito per compiere l’operazione e, ragionano diversi parlamentari in Transatlantico in questi giorni di sospetti e timori di franchi tiratori, molti infileranno nella pulsantiera solo l’indice o il mignolo, per dimostrare ai colleghi il rispetto dell’indicazione di partito a esprimere il voto favorevole o contrario.
Intanto Magi ha annunciato l’inizio dello sciopero della fame contro il “colpo di Stato elettorale“: questa legge, sottolinea il segretario di +Europa, “è una manomissione delle regole elettorali da parte di una minoranza nel paese che vuole garantirsi di essere maggioranza schiacciante nel Parlamento e lo fa anche impedendo a nuove forze politiche di parteciparsi alle elezioni”. Il riferimento è alla soglia di firme necessarie per presentare una lista: per tutte le nuove formazioni politiche è stata alzata da 1.500 ad almeno 6mila firme in ogni collegio. “Pensate che saranno richieste 450.000 firme per presentarsi alle elezioni quando abbiamo forze politiche che siedono in Parlamento che hanno preso meno di 300.000 voti. Quindi sarà necessario raccogliere le firme in numero maggiore di quelle che per altri, in termini di voti, bastano per entrare in Parlamento”. Questo è “inaccettabile”, insiste Magi: “Io da oggi avvierò un digiuno per chiedere al Parlamento e al governo di fermarsi almeno sulla parte più odiosa che è la negazione del diritto di firmare attraverso firma digitale. Ci devono dire perché quelle firme non possono essere raccolte anche in formato digitale che è sicuro, trasparente e legale. Non possono decidere loro chi ha diritto di presentarsi alle elezioni e chi no”, ha concluso.
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