Friuli Venezia Giulia

Porto di Trieste, ipotesi hub strategico per lo stoccaggio delle terre rare

20 aprile 2026 – ore 10:30 – Sono una delle componenti chiave per l’energia del futuro e sono (quasi) tutte in mano alla Cina. Si tratta delle terre rare, materiale base di gran parte dell’hardware utilizzato, a partire da batterie elettriche e pannelli solari. La Commissione Europea ha scelto, onde avere una maggiore autonomia dalle altre potenze mondiali, di avere appositi hub per lo stoccaggio delle materie rare e proprio il porto di Trieste potrebbe essere il candidato ideale per l’Italia. La proposta giunge, per vie laterali, dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso che ha menzionato gli elementi necessari; innanzitutto serve “un porto con banchine e fondali adeguati, considerando che questo tipo di prodotti arrivano via nave”. Potrebbe essere Venezia e c’è chi cita anche Ravenna; e tuttavia sotto il profilo dei fondali Trieste è difficile da battere, senza citare il bonus della cittadella della scienza, con un alto numero di ricercatori impiegati. Urso ha citato inoltre come necessarie, quali caratteristiche del sito, “collegamenti e vicinanza al cuore industriale d’Europa. Questo deposito strategico sarà collocato nel Nord Est e rifornirà le industrie italiane ed europee lungo l’asse del Brennero. Questo primo deposito deve prevedere un grande porto, un retroporto e una piattaforma logistica sufficientemente ampia per rifornire le imprese europee”. Di nuovo, tutti elementi presenti tanto a Trieste quanto a Venezia con l’interporto di Verona.

Piena disponibilità, va da sé, da parte del presidente dell’Authority di Trieste Marco Consalvo, il quale ha sottolineato di nuovo tutti i meriti dello scalo richiesti per l’hub di stoccaggio; in particolare l’insieme di collegamenti ferroviari verso il bacino austro-tedesco, la Cechia e in generale la Mitteleuropea, ma senza dimenticare i porti del nord e dei Baltici.

Articolo di Zeno Saracino




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