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Nuove tensioni tra Usa e Iran su Hormuz: il Petrolio riprende a correre. Cosa si aspettano i mercati?

I prezzi del petrolio viaggiano in forte rialzo nelle prime contrattazioni asiatiche dopo che gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver sequestrato una nave cargo iraniana. L’Iran ha condannato la mossa e ha promesso di reagire, dopo aver chiuso nuovamente lo Stretto di Hormuz.

I future Wti avanzano del 6% a 88,86 dollari al barile mentre quelli sul Brent guadagnano il 5,50% a 95,36 dollari al barile.

I future a Wall Street viaggiano in calo, dopo una settimana da record, con le rinnovate tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran che hanno scosso il sentiment di rischio globale e fatto salire i prezzi del petrolio.

I future sull’S&P 500 cedono lo 0,60%, mentre i future sul Nasdaq perdono lo 0,58% e quelli Dow Jones calano dello 0,65%.

Le tensioni si sono intensificate ulteriormente dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato domenica che le forze americane hanno sparato e sequestrato una nave cargo battente bandiera iraniana nel Golfo dell’Oman.

Cosa si aspettano i mercati?

I mercati sono tornati in altalena e aprono incerti la nuova settimana per l’aumento delle tensioni tra Usa e Iran, dopo che gli Stati Uniti hanno sequestrato una nave mercantile iraniana che ha tentato di forzare il blocco e Teheran ha colpito una petroliera, accrescendo il timore che il cessate il fuoco tra i due Paesi possa non reggere mentre si allontana il secondo round di colloqui di pace. Il prezzo del petrolio ha ripreso a correre con il Wti che guadagna il 6% vicino a 89 dollari al barile e il Brent che sale di oltre il 5% sopra i 95 dollari al barile. L’Iran ha richiuso di fatto dello Stretto di Hormuz, sebbene i dati di Kpler abbiano mostrato che sabato più di 20 navi cariche di prodotti petroliferi, metalli, gas e fertilizzanti lo hanno attraversato, rendendo questo snodo strategico il più trafficato dal primo di marzo.

Le tensioni sono di nuovo salite alle stelle dopo gli attacchi alle navi commerciali e dopo che l’Iran ha dichiarato che non avrebbe partecipato al secondo round di negoziati che gli Stati Uniti speravano di avviare oggi a Islamabad, prima della scadenza del cessate il fuoco, prevista per domani. «Le notizie che arrivano non sono incoraggianti, il che sta portando a una nuova escalation», commenta Damien Boey, strategist di Wilson Asset Management. «Tuttavia – aggiunge – credo che, in definitiva, entrambe le parti vogliano raggiungere un accordo e questo è uno dei motivi per cui il mercato non sta subendo cali eccessivi».

Tokyo e Seul avanzano caute e Taiwan viaggia verso nuovi massimi storici, trainate dai tecnologici. In aumento anche Shanghai e Hong Kong, dopo che la Banca Popolare Cinese ha mantenuto invariati i tassi di interesse di riferimento sui prestiti per l’undicesimo mese consecutivo. Sydney è piatta, dopo che la National Australia Bank, il più grande istituto di credito alle imprese in Australia, ha segnalato una svalutazione di 500 milioni di dollari poichè prevede che la guerra farà aumentare i crediti inesigibili. A Wall Street i future sui tre principali indici arretrano, dopo aver ritoccato i massimi storici la scorsa settimana, mentre quelli sull’EuroStoxx vanno giù di oltre l’1%, dopo un’ottava in forte rialzo. Sul fronte obbligazionario i Treasury dopo essere saliti venerdì, hanno subito una flessione e stamane il rendimento dei T-bond decennali guadagna lo 0,2% al 4,266%. Il dollaro, che era stato venduto per gran parte delle ultime due settimane, si è stabilizzato, con l’euro sopra 1,17 e lo yen quasi a quota 159. Anche l’oro, fiutando l’instabilità, ha ripreso a oscillare e stamane arretra sotto i 4.800 dollari l’oncia. Il bene rifugio per eccellenza, come spiega Maria Patti, strategist dei mercati finanziari di Exness, «somiglia a un cardiofrequenzimetro, che indica quanto il mercato è stressato riguardo all’economia».

BlackRock, il più grande gestore patrimoniale al mondo, ha avvertito che l’impennata dei costi energetici e le valutazioni più elevate significano che le azioni europee non sono più l’investimento attraente che erano solo pochi mesi fa. Lo Stoxx Europe 600 ha perso quasi il 12% rispetto al livello pre-conflitto, toccando il minimo a marzo, mentre l’S&P 500 ha subito un calo più limitato dell’8% chiudendo la scorsa ottava su nuovi massimi storici. Questa settimana, «il principale barometro del rischio geopolitico – spiega Bob Savage, chief strategist di Bny – sarà un unico dato: il numero di navi che transitano a Hormuz».

Inoltre domani sono in agenda i dati sulle vendite al dettaglio Usa e quelli sull’indice Zew in Germania. Sempre domani si terrà l’audizione alla commissione bancaria del Senato per la nomina di Warsh a capo della Fed mentre mercoledì toccherà alla presidente della Bce Lagarde. Secondo le ultime indiscrezioni, la banca centrale europea dovrebbe mantenere i tassi fermi e attendere la riunione di giugno per decidere un intervento sui tassi. Infine, proseguirà la stagione delle trimestrali Usa, con mercoledì Tesla, che ‘aprirà le danzè per le Magnifiche Sette. Più in prospettiva va segnalato che il ‘muro contro murò a Hormuz rischia di far saltare l’atteso incontro in Cina tra Trump e Xi Jinping, dopo che il presidente Usa aveva lasciato intendere che un il vertice, previsto per metà maggio, è imminente e potrebbe essere «storico» poichè entrambe le due principali potenze mondiali si coordineranno sulla riapertura dello Stretto e sulla sicurezza energetica regionale.


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