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Pogacar domina sull’Alpe d’Huez e batte anche il record di Pantani


ALPE D’HUEZ – Tadej Pogacar giganteggia anche sull’Alpe d’Huez, rispedisce al mittente tutte le voci su un possibile virus, tutti i dubbi, tutta le ansie per un team che si è sfaldato tra malanni, problemi gastro-intestinali, fatiche di un Tour durissimo. Il resto del Tour l’ha sfaldato lui a 12 km dalla vetta dell’Alpe: un solo scatto è stato sufficiente a staccare tutti gli altri della classifica (Evenepoel perde 2’30”). Poi però Tadej ha dovuto sudare fino agli 800 metri per avere la meglio di Lenny Martinez e Carapaz, gli ultimi reduci della fuga della prima ora arrivati a contendere alla maglia gialla il successo nella tappa più prestigiosa. Ma Pogacar teneva all’Alpe d’Huez come se fosse un Mondiale, non ci aveva mai vinto prima. Ha fatto tutto da solo o quasi: Adam Yates l’ha aiutato nella parte centrale della salita, mentre intorno il clima si faceva sempre più torrido: mani, bandiere, striscioni, telefonini e fumogeni, c’è stato di tutto nel carnevale dell’Alpe. Ma Pogacar è stato più forte. La nuova classifica rimpicciolisce la concorrenza: Evenepoel è 2° a 7’11”, Del Toro terzo a oltre 9 minuti, Seixas 4° a 10’06”. E domani c’è l’Alpe d’Huez-bis, non dal versante classico, ma da quello del Col de Sarenne, molto più duro. Impossibile non immaginare di nuovo la maglia gialla all’attacco. Intanto Tadej ha tolto il record di scalata dell’Alpe d’Huez a Marco Pantani. 35’27” contro 36’50” del Pirata nel 1995, un primato rimasto imbattuto per 31 anni. “Ho vissuto qualcosa di speciale vincere qui, c’era un’atmosfera pazzesca. Devo ringraziare tutta la squadra, ho corso per i miei compagni oggi. Sapevo di avere ottime gambe. Nel gruppo maglia gialla non eravamo rimasti in tanti, così ho deciso di andare da solo fino in cima all’Alpe d’Huez. Ho dovuto lottare con degli ottimi ciclisti: loro hanno un pò giocato alla fine e io ne ho approfittato”.

La cronaca

Tredici uomini attaccano la salita dell’Alpe d’Huez con 3’20” di vantaggio sul gruppo maglia gialla. Il primo ad attaccare è Arensman, con Lenny Martinez, Kuss e Carapaz a ruota. Dietro tutti guardano Pogacar e la sua squadra ridotta ai minimi termini. Ayuso è il primo ad andare in difficoltà. Ai -12, poco dopo l’inizio della salita, l’attacco è proprio di Pogacar, che va via in solitaria, poi trova sulla strada Adam Yates che gli dà una mano consistente: il vantaggio su Seixas, Evenepoel e Del Toro si assesta sui 30”. Alla coppia Pogacar-Yates si aggiunge per un attimo anche Piganzoli, andato in fuga al mattino. Davanti Carapaz è scatenato: lascia sul posto Kuss e si porta dietro solo Martinez con l’ennesimo scatto bruciante ai -8,5, ma l’americano torna sotto, mentre Pogacar si avvicina: ai -7 è a -1’15”, ai -4 è già in scia, ma Carapaz resiste fino ai -1800 metri, quando Pogacar e Martinez gli tornano sotto. Ma l’ultimo scatto ai -800 è quello decisivo: quinto successo in questo Tour, il 26° in carriera alla Grande Boucle. Lenny Martinez è secondo, Carapaz terzo.


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