Caos dimensionamento scolastico a un mese dalla campanella: tocca a Terni, Defilis-Don Milani

Il Ministero dell’Istruzione ha scelto di respingere la proposta della Regione che aveva individuato la soluzione di mantenere 131 autonomie per un solo anno scolastico, senza aumentare il numero delle dirigenze assegnate all’Umbria, utilizzando lo strumento della reggenza per l’autonomia aggiuntiva. Lo fa sapere l’assessore Regionale Fabio Barcaioli che rivendica la sua, come una soluzione di mediazione pensata per accompagnare una fase resa complessa dalle decisioni assunte dal Governo e per evitare che fossero le scuole a pagare il prezzo di mesi di incertezza istituzionale.
A questo punto, salva dalla partita Città di Castello, così come stabilito al Tar, avendo il dicastero dell’Istruzione e del merito confermato il limite delle 130 autonomie e disposto l’intervento dell’Ufficio scolastico regionale per l’attuazione del dimensionamento scolastico, va da sé che si torna allo schema iniziale, proposto da Palazzo Donini che prevede l’accorpamento delle due direzioni scolastiche ternane Defilis e Don Milani. La vicenda nasce dall’applicazione delle riforme collegate al Piano nazionale di ripresa e resilienza, e in particolare al cosiddetto dimensionamento scolastico, che impongono alla Regione di ridurre le sue sedi scolastiche autonome dalle attuali 134 a 130. Per raggiungere questo obiettivo, la Regione aveva programmato quattro fusioni di istituti, individuando l’ultimo intervento nel territorio di Terni.
Poi, di fronte alla decisione della Regione di sospendere temporaneamente l’efficacia di questo provvedimento, lo Stato ha nominato un commissario per sbloccare la situazione. Il commissario Ernesto Pellecchia però ha deciso di non procedere al taglio previsto a Terni, scegliendo in modo autonomo di spostare l’accorpamento su Città di Castello. Il conseguente ricorso al Tar promosso da Come e famiglie tifernati aveva però scongiurato l’ipotesi.
Nel frattempo, sul tavolo del ministero la Regione aveva allora proposto una terza via che il governo non ha però preso in considerazione. «L’esecutivo nazionale non solo non ci ha concesso le autonomie scolastiche di cui disponiamo oggi, ma ha ribaltato il piano approvato dalla Regione Umbria e imposto un nuovo assetto del dimensionamento scolastico. Quel percorso è stato poi annullato dalla sentenza del Tar dell’Umbria, che ha rigettato gli atti adottati dal commissario e ha messo in discussione la legittimità di quelle scelte. Nonostante questo, il Ministero ha continuato a difendere quella impostazione, prolungando una situazione di incertezza che oggi ricade sulle scuole e sui territori».
A fine luglio, infatti, il Ministero interviene sugli assetti scolastici umbri ridefinendo le istituzioni scolastiche coinvolte nel territorio ternano e riportando Città di Castello all’assetto previsto dal piano regionale. Una riorganizzazione che arriva a poche settimane dall’inizio dell’anno scolastico, quando dirigenti scolastici, personale amministrativo e comunità scolastiche hanno già avviato tutte le attività necessarie per la ripartenza. Lo stesso Ministero comunica che le operazioni di organico, mobilità e assegnazione del personale sono già state effettuate. «È la conferma – commenta Barcaioli – delle difficoltà create da una gestione che ha portato la scuola umbra a dover affrontare cambiamenti organizzativi in una fase ormai avanzata. Non si può intervenire sulla scuola pubblica con la logica della mannaia, attraverso tagli al personale, ai dirigenti scolastici e alle autonomie. La scuola ha bisogno di investimenti, non di riduzioni, soprattutto quando, numeri reali alla mano, questi tagli non risultano necessari».
Fa eco la deputata del Pd Anna Ascani: «L’arroganza e la cattiva gestione del ministro Valditara stanno facendo un danno incalcolabile alla comunità scolastica umbra. L’impuntatura di Valditara ha generato il caos, che ora si scarica sulla comunità ternana dopo aver colpito quella tifernate. E l’unico responsabile di questo disastro è il ministro. A pagare non possono e non devono essere le studentesse e gli studenti umbri».
In questo contesto si inseriscono i sindacati (Moira Rosi, Segretaria Generale Regionale Flc Cgil Umbria; Caterina Corsaro, Segretaria Generale Regionale Cisl Scuola Umbria; Loretta D’Aprile, Segretaria Generale Regionale Uil Scuola Umbria): «Le lavoratrici e i lavoratori della scuola, le famiglie e gli studenti non possono continuare a pagare il prezzo di conflitti politici che nulla hanno a che vedere con la qualità del servizio di istruzione. Spiace constatare che proprio dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, che dovrebbe prestare la massima attenzione alle istituzioni scolastiche, agli studenti e ai lavoratori del settore, sia arrivata una risposta che non individua una soluzione tecnica, anche se più volte suggerita da più parti, capace di evitare rischi per l’avvio dell’anno scolastico e di scongiurare l’apertura di ulteriori contenziosi. La scuola non può e non deve essere utilizzata come terreno di scontro politico. Deve tornare ad essere il luogo in cui prevalgono responsabilità, collaborazione istituzionale e tutela dell’interesse generale delle comunità educanti».
La Regione oggi si dice al fianco dell’amministrazione comunale di Terni, dei dirigenti scolastici e di tutte le comunità coinvolte; ma certo non sfugge che già ai tempi dell’ex assessore comunale alla scuola, Viviana Altamura, le scelte di Palazzo Donini erano contestate con forza. Ad ogni modo, ora che a Palazzo Spada, c’è l’assessora Tiziana Laudadio, Barcaioli esorta: «Dobbiamo continuare, insieme, a chiedere al Ministero, di abbandonare l’arroganza che li ha contraddistinti fino ad ora, e di accettare una soluzione di buonsenso, che tenga conto della situazione venutasi a creare e che consenta di affrontare questa fase attraverso il confronto e la mediazione, non attraverso decisioni imposte a ridosso dell’avvio delle lezioni».
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