Pochi giovani, tanto oro e un’identità da aggiornare. Come sta Arezzo; i numeri
Una città dove ancora si vive bene ma vissuta principalmente da una fascia over della popolazione. Poche le possibilità per i giovani e gli universitari che, ad Arezzo, non trovano altri servizi se non quelli dell’ateneo. E ancora il comparto economico dove, a un generale tasso d’occupazione positivo si contrappone la stima del solo comparto manifatturiero (cuore pulsante dell’industria locale) dove crescono le difficoltà di occupazione.

Il quadro è quello dipinto, sulla base di stime specifiche e analisi comparate, da Michele Bellini della Fondazione Friedrich Ebert e Arianna Campanile, project manager per From e Bloomberg Associates e che hanno presentato al pubblico di Arezzo Immagina, evento organizzato dalla redazione di Arezzo Notizie e CityNews in occasione dei 25 anni della testata.
La fondazione Ebert, la più antica fondazione politica tedesca fondata nel 1925 e presente in Italia dal ‘73, ha presentato il rapporto “Italia ancora diseguale” realizzato con l’intento di produrre un’analisi approfondita su quello che è il panorama nazionale per capire queste disuguaglianze territoriali tenendo conto sia di parametri economici ma anche quelli riguardanti il benessere, la qualità della vita, l’offerta culturale, insomma dei parametri che possano restituire un po’ una visione più di insieme.
Il cluster a cui appartiene Arezzo, secondo la classificazione di questo report, può essere ribattezzato come quello della dolce vita, nel senso che si sta bene, si vive bene, i parametri economici sono in linea, se non maggiori rispetto alla media nazionale, i servizi sono un po’ più accessibili. La criticità principale è che rispetto ad altre province, ad altri territori dell’Italia, il fattore demografici qui si inizia a sentire prima e di più rispetto ad altre ad altre realtà.
“Arezzo sappiamo – ha spiegato Campanile – è una città con una storia solida, una storia fatta di oro, di artigianato, di cultura diffusa, è una città che funziona, l’abbiamo sentito dagli interventi precedenti, funziona nei servizi, nella qualità della vita, nella forza della sua comunità. Ma Arezzo non è solo una città solida, è anche una città in transizione. La manifattura inizia a perdere peso, i servizi crescono, il turismo aumenta. La città lentamente cambia pelle. I punti di forza? Il presente ci dice che la qualità della vita è alta, gli ecosistemi economici emergono, il digitale, la logistica, il turismo, il capitale sociale in città è levato, la comunità retina è quantomeno collaborativa. Il tasso di disoccupazione provinciale tra i più bassi dell’Italia centrale, ci attestiamo attorno al 5,2%. Il turismo cresce nell’ultimo anno è cresciuto del 12% e le imprese artigiane sono più di 6000. Tra i punti di debolezza principali della città, sicuramente diciamo la sfida più grande è quella davanti a noi, non quella alle nostre spalle, che è la sfida generazionale che si, appunto, ripercuote nell’invecchiamento, nella denatalità, nella crescente precarietà occupazionale nei comparti manifatturieri e turistico”.
La cronaca della serata
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