Società

Péter Magyar è ufficialmente il nuovo premier ungherese

Il documentario Spring Wind – The Awakening racconta l’ascesa politica del neoeletto primo ministro ungherese, capace di mettere fine all’egemonia di Viktor Orbán dopo 16 anni. Il film, fuori concorso e presentato per la prima volta fuori dal Paese, ha aperto la decima edizione del Riviera Film Festival alla presenza di Péter Magyar che è da questa domenica ufficialmente il nuovo premier dell’Ungheria.

TamásYvan Topolánszky e Claudia Sümeghy hanno seguito da vicino e per un intero anno la parabola politica di Magyar, culminata con la storica vittoria alle elezioni politiche ungheresi che hanno così sancito, dopo un governo ininterrotto di sedici anni, l’uscita di scena del leader dell’antieuropeismo e del sovranismo europei, Viktor Orbán. Gli autori hanno spiegato «Spring Wind – The Awakening è per noi più di un documentario: è la testimonianza di un momento storico. Il film segue l’ascesa del presidente eletto Péter Magyar e il più ampio risveglio sociale e politico che lo circonda. Crediamo che abbia contribuito al dibattito pubblico che ha portato alla fine dei 16 anni di potere di Viktor Orbán. Come cineasti il nostro obiettivo non era interpretare il cambiamento dall’esterno, ma catturarlo dall’interno, rivelandone le dimensioni umane e sociali».

Tisza, il partito di Magyar, aveva stravinto, ottenendo 141 seggi su 199 totali. «Non regnerò sull’Ungheria, ma servirò il mio Paese. Lo servirò finché il mio impegno sarà utile e finché la nazione ne avrà bisogno. Milioni di persone hanno scelto il cambiamento» ha detto nel suo discorso inaugurale. 45enne avvocato come era il padre, La madre è stata un’alta funzionaria della Corte Suprema. Un suo prozio, Ferenc Mádl, è stato presidente dal 2000 al 2005. A lungo vicino politicamente a Orbán è stato sposato con Judit Varga, già ministra della giustizia. Hanno tre figli.

«Oltre a vincere le elezioni e sconfiggere il regime il mio compito ora è unificare la nazione», ha detto Magyar a Sestri Levante. E ha spiegato quanto il film sia stato decisivo nelle elezioni: «Nel weekend di Pasqua, quello prima del voto, era disponibile su YouTube e ha ottenuto 3,3 milioni di visualizzazioni, tanti quanti i nostri voti, ma quando siamo partiti non lo sapevamo». Sottolinea, insieme ai registi, come le parole che hanno salutato la fine del potere di Orbán sono le stesse usate per la caduta del comunismo fra 1989 e 1990.


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