Caterina Murino: «Mi dicevano che ero più una nonna che una madre, ma oggi la maternità non ha età. Dopo anni di cure e due aborti, gli animali mi hanno insegnato un altro modo di amare»
Attraverso i nostri occhi è il nuovo coraggioso documentario sul randagismo ideato e girato da Caterina Murino con suo marito, l’avvocato francese, Édouard Rigaud, che l’accompagna in questo viaggio di una settimana attraverso 35 canili e gattili della Sardegna, portando cibo a circa 5000 animali. Un percorso in cui l’attrice si mette completamente a nudo, tra fatica, polvere, sudore, ma anche tantissimo amore. L’amore delle volontarie, che lavorano ogni giorno dell’anno, a Natale, Capodanno, Pasqua, con il vento o la pioggia, senza mai fermarsi, per dare da mangiare agli animali. Si nasce volontari così: per scelta, per necessità, per cuore. E spesso si ricevono anche insulti o incomprensioni da chi non capisce cosa significhi davvero occuparsi di questi animali abbandonati. Il documentario, presentato in anteprima al Riviera International Film Festival, andrà in onda il 17 maggio alle 13 su Rai3.
Attraverso i nostri occhi è un documentario intenso sul randagismo: com’è nata l’idea?
«Tutto è nato da un’emozione forte e dalla volontà di affrontare un tema che considero importante ma ancora troppo sottovalutato purtroppo: il randagismo e la mancanza di sterilizzazioni, sia per i cani che per i gatti. In Sardegna, come nel Sud Italia, gli animali abbandonati sono tantissimi, ma io ho voluto iniziare proprio dalla mia isola. Parliamo di numeri impressionanti, centinaia di casi. In realtà, però, questo documentario non doveva nemmeno nascere, perché non era previsto che diventasse un film».
Cioè?
«Sì all’inizio volevo semplicemente offrire un aiuto concreto, partire da qualcosa di pratico. Tutto è iniziato grazie a Zooplus, una piattaforma online di prodotti per animali. Io avevo già collaborato con loro per altre iniziative e ho chiesto se potessero fornire cibo per gli animali in Sardegna. Il problema era burocratico: non avevo un’associazione. Mi è stato detto che senza un ente non era possibile procedere. Ho risposto chiaramente che non avevo un’associazione, quindi o si trovava una soluzione o non se ne faceva nulla. Dopo circa tre mesi mi hanno comunicato che avrebbero donato 3.000 kg di crocchette. A quel punto mi sono chiesta come gestire un simile dono».
Quindi cosa ha fatto?
«Semplice. Ho coinvolto il mio compagno, Édouard Rigaud (un santo!) chiedendogli di accompagnarmi in questo viaggio di una settimana. Ha accettato, rinunciando insieme a me a parte delle nostre vacanze. Avevo bisogno anche di una squadra e di una mappa, perché non conoscevo bene la Sardegna. I 35 rifugi li avevo individuati attraverso Instagram e varie segnalazioni, ma serviva organizzarli in un percorso sensato. Ho chiesto anche un mezzo per il trasporto del cibo: non riuscivo a trovare un pulmino a noleggio in Sardegna, finché un mio compagno di liceo mi ha messo a disposizione un van. Con noi c’era anche un amico sardo conosciuto sui social, Fabrizio Pinna, che conosce benissimo il territorio e ci ha aiutati a pianificare le tappe e la sua compagna, fotografa, Alessandra Cossu, che ha iniziato a documentare tutto per istinto».
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