Marche

Pesaro, denti curati male, il paziente (che vince la causa civile) diventa stalker del rappresentante legale della clinica


PESARO L’intervento ai denti non va nella direzione sperata e il paziente prende di mira il rappresentante legale della clinica dentistica diventando il suo incubo. Un caso rovesciato: solitamente è il dentista lo spauracchio di chi si deve sottoporre a delle operazioni alle arcate dentali, questa volta invece sono i titolari dello studio a essere finiti nel mirino tanto che l’insoddisfatto cliente, sulla settantina, per i suoi comportamento finirà a processo per atti persecutori e diffamazione. Lo ha deciso ieri il Gup del Tribunale di Pesaro. Tutto era iniziato con una serie di interventi abbastanza delicati ai denti, motivo per cui l’uomo, originario del Sud, non aveva esitato ad affrontare una serie di viaggi avanti indietro verso Pesaro per le cure. 

La ricostruzione

Alla fine delle sedute però qualcosa era andato storto tanto che l’uomo aveva lamentato difficoltà a masticare. A quel punto ha iniziato una causa civile per chiedere un risarcimento per quanto subito e per la difformità di risultato rispetto a quanto prospettato nel programma di sedute prestabilito. Il tribunale gli ha dato ragione stabilendo in 7500 euro il rimborso dovuto dalla clinica. E così l’uomo si è fatto sotto per riavere la cifra dovuta e ha individuato il legale rappresentante della clinica come obiettivo, un pesarese di 60 anni. I toni però si sono alzati da subito perché sui social aveva inveito contro l’amministratore postando frasi ed epiteti come «cialtrone» o ancora «lui frega pazienti, state alla larga».

Minacce e volantini

La vittima dei commenti aveva chiuso il profilo per evitare altri improperi, ma il cliente-incubo avrebbe iniziato a mandare varie mail, anche più volte al giorno. Il tenore dei messaggi era più o meno questo: «Se non mi dai i soldi te la faccio pagare, ti vengo a cercare». E ancora frasi come «ti rovino, ti farò passare un brutto Natale». Poi le allusioni ai viaggi fatti per venirsi a curare, ma senza un risultato positivo. Insomma, rivoleva i soldi. Nel frattempo la clinica era stata chiusa. Il 70enne è accusato anche di aver affisso dei volantini in cui raccontava questa storia e dove era scritto chiaramente chi fosse il suo bersaglio. E ancora messaggi in cui gli diceva: «Ti vengo a cercare». Cosa che avrebbe fatto senza trovarlo. Il pesarese era piombato in uno stato di ansia tale da guardarsi sempre intorno e stare sempre attento quando usciva.

La denuncia

Così ha sporto denuncia. Il Gup che ha rinviato a giudizio il 70enne per diffamazione aggravata dal mezzo internet e atti persecutori. Il legale rappresentante si è costituito parte civile chiedendo un risarcimento di 10mila euro. Dall’altra parte l’avvocato Elisabetta De Conti è pronta ad affrontare il dibattimento per chiarire i fatti e far emergere la dubbia provenienza di quelle mail e dei messaggi su Facebook, inviati con un nickname.




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