Emilia Romagna

Chiara volontà di colpire più persone possibili


Il quadro accusatorio a carico di Salim El Koudri si consolida con l’ordinanza firmata dalla Giudice per le indagini preliminari Donatella Pianezzi, che ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per i fatti del 16 maggio.

Il giudice ha sostanzialmente condiviso le motivazioni che hanno spinto la magistratura a chiedere il carcere, delineando un quadro clinico e comportamentale ritenuto incompatibile con qualsiasi misura meno restrittiva. Dal punto di vista prettamente giuridico, la qualificazione del reato è quella di strage, senza aalcuna aggravante.

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La dinamica del gesto

La Giudice ha sottolineato come l’azione non fosse diretta verso bersagli specifici, ma puntasse a colpire in modo indiscriminato la collettività. L’utilizzo dell’automobile, lanciata a folle velocità sui marciapiedi di una via solitamente affollata di famiglie e turisti, viene equiparato a tutti gli effetti all’uso di un’arma assolutamente potente e letale. Questo elemento, unito alla pervicacia dell’azione, giustifica pienamente la gravità del capo d’imputazione provvisorio, per il quale la legge stabilisce una pena non inferiore a 15 anni di reclusione.

A pesare in modo decisivo sulla decisione di applicare la misura carceraria sono state le valutazioni relative al pericolo di fuga. L’ordinanza evidenzia come El Koudri, subito dopo lo schianto della vettura contro la vetrina del negozio d’abbigliamento, abbia palesato una chiara e violenta volontà di sottrarsi alle proprie responsabilità. Il tentativo di riavviare l’auto e la successiva precipitosa fuga a piedi, durante la quale non ha esitato a impugnare un coltello per ferire uno dei cittadini che coraggiosamente cercavano di fermarlo, ne sono la prova lampante.

Pericolosità sociale e fuga in Marocco

A questo si aggiunge un concreto rischio di latitanza: pur essendo nato e cresciuto in Italia, l’indagato risulta privo di un impiego stabile e mantiene solidi legami con il Marocco, paese d’origine della famiglia dove si recava periodicamente, nel quale avrebbe potuto trovare una rete di supporto per far perdere le proprie tracce.

Altrettanto stringenti sono le argomentazioni della magistratura riguardanti il pericolo di reiterazione del reato. L’ordinanza parla esplicitamente di una spiccata capacità criminale e di una totale assenza di autocontrollo degli impulsi. Il fatto che l’attentato sia stato compiuto in pieno giorno, senza necessità di strumentazioni particolari o complesse preparazioni, e con modalità facilmente replicabili in qualsiasi altro contesto urbano, rende la figura dell’indagato socialmente pericolosa. La totale mancanza, allo stato attuale delle indagini, di un movente chiaro e definito amplifica ulteriormente l’imprevedibilità del soggetto e l’urgenza di tutelare l’incolumità pubblica.

Le ragioni e il disturbo psichico

Infine, il delicato tema della salute mentale dell’autore del gesto. Dagli atti processuali emergerebbe infatti che l’uomo sarebbe affetto da un disturbo schizoide di personalità, patologia per la quale risultava essere stato in cura presso il centro di salute mentale di Castelfranco Emilia. Tuttavia, la Giudice precisa in modo netto che non vi sono al momento elementi concreti per ritenere che tale disturbo abbia in qualche modo compromesso la sua capacità di intendere e di volere durante la commissione del fatto. 

Pur non ravvisando quindi i termini per un vizio di mente al momento dell’attacco, nel confermare la custodia nel carcere modenese è stato imposto all’amministrazione penitenziaria di sottoporre l’indagato a un accurato periodo di osservazione psichiatrica, predisponendo eventuali trasferimenti in reparti specializzati per monitorare la situazione clinica.


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