Umbria

Perugia, stop a proposta dell’ospedale veterinario per redditi bassi

Dopo lo stop in commissione è arrivato anche quello in consiglio. Lunedì è stata bocciata con 20 voti contrari e 8 favorevoli la proposta di realizzare a Perugia un «ospedale veterinario comunale gratuito» h24: decisivi, nel voto negativo della maggioranza, i dubbi su costi, competenze, sostenibilità e sulla distanza tra quanto annunciato e i contenuti effettivi dell’atto.

La proposta L’ordine del giorno, presentato dalla consigliera Margherita Scoccia, prevedeva la creazione di una struttura pubblica dedicata agli animali d’affezione, ai randagi e ai casi di emergenza, con accesso gratuito per le situazioni più fragili ed eventualmente esteso ai cittadini in base al reddito. Il progetto delineava un presidio articolato, con pronto soccorso, sale operatorie, degenza, terapia intensiva, laboratorio analisi e diagnostica, oltre a spazi per la formazione e la ricerca, anche in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia, la Usl Umbria 1 e altri enti del settore. Secondo la proponente, l’iniziativa nasce dalla mancanza sul territorio comunale di un servizio veterinario pubblico attivo 24 ore su 24 e dalla necessità di garantire cure anche a chi non può permettersele. Da qui la richiesta all’amministrazione di avviare uno studio di fattibilità e di costruire una rete di partenariati istituzionali e scientifici per rendere sostenibile il progetto.

Lo stop In aula, così come in commissione giorni fa, sono emerse forti perplessità. Francesca Pasquino (Pd) ha evidenziato incongruenze tra la comunicazione pubblica e il contenuto dell’atto, osservando come sia stata trasmessa l’idea di una struttura gratuita per tutti, mentre il testo prevede accessi limitati e differenziati per reddito. Una distanza che, ha detto in aula, «fa pensare a un approccio populista». La consigliera ha inoltre sottolineato l’assenza di elementi concreti come copertura economica, sede e cronoprogramma, in un contesto di risorse già limitate per sanità e disabilità. Sulla stessa linea Antonio Donato (M5s), secondo cui il documento «funziona benissimo come slogan», ma non come proposta amministrativa, ribadendo che «gli animali non si tutelano con la propaganda» e che non si possono «vendere desideri senza dire chi paga e sulla base di quali norme». Anche Fabrizio Ferranti (Perugia per la sanità pubblica) ha rimarcato la mancanza di un percorso per rafforzare i servizi esistenti e l’assenza di riferimenti a risorse nazionali, chiarendo che la maggioranza non è contraria alla tutela animale ma chiede strumenti concreti e sostenibili.

La discussione Più articolata, dai banchi dell’opposizione, la posizione di Leonardo Varasano (Progetto Perugia), che ha richiamato il principio della One health, sottolineando il legame tra salute umana, animale e ambiente, e auspicando un lavoro condiviso per valorizzare gli strumenti già disponibili. Edoardo Gentili (Forza Italia), invece, ha parlato di un dibattito eccessivamente polarizzato, sostenendo che l’atto non andasse respinto in toto e che potesse rappresentare uno spunto per un modello innovativo. A margine della discussione è intervenuta anche la maggioranza con un comunicato dai toni critici, parlando di «propaganda costruita a tavolino» e di una promessa «forte, suggestiva, costruita per colpire emotivamente», ma «lontana anni luce dalla realtà amministrativa». Secondo i gruppi di governo, «si annuncia qualcosa che non ha copertura economica, non ha un progetto, non ha una sede, non ha un piano di gestione», alimentando una narrazione irrealizzabile.

Scoccia Nella sua replica Scoccia ha difeso l’impianto della proposta, ribadendo che l’obiettivo non era una gratuità indiscriminata ma un sostegno mirato ai redditi più bassi. La consigliera ha insistito sul fatto che si tratti di «un bisogno concreto» e ha ricordato come, anche nel confronto in commissione, non ci siano state chiusure pregiudiziali, con alcuni interlocutori che hanno definito l’ipotesi un «investimento di civiltà». Scoccia cita poi gli esempi di Napoli e Roma, dove esistono strutture simili, e aggiunge che «non si trattava di creare duplicazioni ma di rafforzare ciò che già esiste e colmare un vuoto: quello delle cure gratuite e continuative per chi non può permettersele».

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