Aggressione a Pianderlino, ci sono i primi sospettati. Trasferiti i minori dei Camaldoli

Genova. Si stringe il cerchio sugli aggressori che nella notte tra martedì e mercoledì armati di spranghe e con i volti travisati dai caschi hanno picchiato un 17enne marocchino a Pianderlino, sulle alture di San Fruttuoso mandandolo all’ospedale con 21 giorni di prognosi.
Le indagini del commissariato di zona avrebbero portato a identificare alcuni membri della banda di picchiatori, una ventina in tuto, già conosciuti dalle forze dell’ordine per comportamenti violenti. A loro gli investigatori sono risaliti grazie a una telecamera, che ha consentito alcuni riconoscimenti di uomini descritti come “adulti” dal ragazzo che i poliziotti delle volanti hanno ascoltato il ragazzo in ospedale, dopo che era stato trovato a terra, sanguinante e con un trauma cranico, nei pressi della fermata del bus all’incrocio con via Berghini.
Anche le modalità dell’azione, pianificata e organizzata, stanno indirizzando le indagini che si concentrano un un gruppo di persone che orbitano del quartiere che che già in passato avrebbero partecipato a disordini non di tipo politico. L’obiettivo era quello di punire i minori non accompagnati ospiti di una comunità della zona, comunità dove fra l’altro non risiede il minorenne pestato, mentre i suoi amici sono riusciti a fuggire nascondendosi nella boscaglia.
Ad alimentare la rabbia di alcuni sarebbero diversi episodi di microcriminalità che si sono verificati nel quartiere e sono stati rilanciati dai social. Alcuni di questi, tuttavia, secondo gli inquirenti sarebbero delle vere e proprie fake news. Per questo nell’inchiesta sono entrati anche diversi post e commenti che sono stati diffusi sui gruppi del quartiere e poi cancellati, oltre ad alcune chat al vaglio degli inquirenti.
Trasferiti in altre strutture i minori non accompagnati
Nel frattempo la prefettura si è mossa, insieme al tribunale del minori di Genova, per provare a disinnescare una situazione che rischia di andare fuori controllo: i minori non accompagnati ospitati in una parte del Cas dei Camaldoli sono stati trasferiti in altre strutture presenti in città o fuori provincia.
Si tratta di 12 ragazzi, che da sabato non saranno più nella struttura sopra Quezzi, il cui ingresso – l’unico raggiunto dal servizio di trasporto pubblico – si trova proprio nel piazzale di Piarderlino, sopra la Madonna del Monte, sulle alture di San Fruttuoso.
La struttura dei Camaldoli (di cui Genova24 ha raccontato in questi anni la difficile convivenza all’interno tessuto urbano, con le tante criticità piovute sui residenti della zona ) però, non sarà “svuotata”. Al suo interno, infatti, da anni sono ospitati anche migranti adulti e famiglie, con numeri che hanno raggiunto o sfiorato il centinaio.
La protesta di Uil: “La prefettura batta un colpo”
Ed è proprio sulle responsabilità della prefettura genovese che torna a battere Uiltucs Liguria, che da tempo sta seguendo la vicenda legata alla tenuta economica della cooperativa San Carlo, subentrata due anni fa nelle gestione di questo Cas alla Kcs Caregivers di Bergamo, finita agli onori della cronaca per le proteste degli ospiti per il trattamento ricevuto.
“La Prefettura di Genova, il 4 giugno, tramite la dottoressa Bruzzone, si era impegnata ad agire per la corresponsione degli stipendi arretrati delle lavoratrici e dei lavoratori della Cooperativa San Carlo Onlus, ora commissariata – si legge nella nota stampa della Uiltucs – Un impegno preso in un incontro con la nostra categoria e con la Confederazione. A distanza di due settimane, nulla è stato fatto – spiegano i sindacalisti – Anche gli ospiti, minori non accompagnati, hanno vissuto mesi senza prospettive, nell’abbandono e nel degrado. Oggi, per fortuna, sappiamo che il Comune di Genova si sta muovendo. Dalla Prefettura, invece, nessuno si è più visto”.
Nei giorni scorsi la Prefettura avrebbe annunciato il subentro della Croce Rossa dal mese di giugno, “senza specificare a che titolo né con quali modalità operative – conclduno – Siamo ancora in attesa di risposte concrete ma la delusione verso Largo Eros Lanfranco è tanta”.




