Cercansi cento medici: sui “gettonisti” nei pronto soccorso ora è battaglia. Parte una diffida
Oristano
Corsa contro il tempo della Regione per salvare i servizi, ma la società privata dei cosiddetti camici bianchi in affitto contesta
Cento. Sono circa cento i “gettonisti” dipendenti della MST Group, la società di Vicenza che, dopo aver fornito per la prima volta, cinque anni fa, il personale medico necessario a aprire il Punto di Primo Intervento di Ghilarza, ha allargato nell’isola la sua presenza ad altri Pronto Soccorso, fino a coprire attualmente con i propri medici circa mille turni mensili distribuiti in undici servizi di emergenza di altrettanti ospedali di 8 Asl: Oristano, Gallura, Sassari, Nuoro, Medio Campidano, Ogliastra, Cagliari e Sulcis.
Bandito già da circa un anno attraverso il cosiddetto decreto Schillaci, il ricorso ai medici in affitto, però, cesserà definitivamente a fine mese.
E così, a pochi giorni dalla ritirata del piccolo esercito di camici bianchi, l’assessorato regionale si sta affannando a scongiurare lo spettro della chiusura di numerosi Pronto Soccorso attraverso la ricerca di medici da assumere o impegnare con contratti di libera professione. Una pratica che sembrerebbe rivolta anche agli attuali “gettonisti”, e perciò subito contestata dalla Mst Group.
In una formale diffida inviata all’Assessorato alla Sanità, la società vicentina spiega innanzitutto di avere appreso di “una pratica sistematica e continuativa volta a contattare i medici contrattualizzati con Mst, prospettando loro l’apertura di un concorso straordinario o la stipula di contratti individuali al fine di acquisirne le prestazioni in forma diretta, aggirando il rapporto con la MST”. Nella lettera di diffida si precisa quindi che l’appalto del servizio ha comportato la predisposizione di “una complessa infrastruttura operativa, che ha curato il procacciamento, lo screening delle competenze, la formazione specialistica, e il coordinamento logistico gestionale di un numero significativo di liberi professionisti, ciascuno legato alla società da un contratto di prestazione d’opera. Contratto che prevede espressamente un patto di non concorrenza della durata di 12 mesi dalla cessazione del rapporto, che vieta al medico di intrattenere rapporti professionali diretti o indiretti con le strutture sanitarie destinatarie del servizio”.
Da qui la “diffida e messa in mora per interferenza nei rapporti contrattuali e storno di collaboratori”. In breve, la Mst Group prospetta l’avvio di un’azione legale nei confronti della Regione, motivata con presunte pratiche scorrette di arruolamento del personale .
Sabato, 20 giugno 2026
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