Perché i set LEGO vintage, come i Pirati, i Castelli e lo Spazio, oggi valgono così tanto?
I numeri non mentono: i set LEGO di temi vintage come Pirates, Space e Castle possono valere migliaia e migliaia di euro, facendo gola ai collezionisti e assumendo i connotati di veri e propri asset per investimento. Come mai questi prodotti valgono così tanto oggi?
Non basta dire “vintage”
Negli ultimi anni il mercato dei LEGO vintage degli anni ’70, ’80 e ’90 ha raggiunto quotazioni stellari, specialmente se ben conservati e completi di tutti i pezzi originali. Stando ai dati riportati da BrickEconomy, la nave Skull’s Eye Schooner 6286 del 1992 (Pirates) ha un valore di 4,545 euro, mentre il Command Center del 1979 (Space) vale 4,106 euro. Numeri che volano ancora più in alto alcuni dei castelli più leggendari come il set Castle 6075-2 del 1981, che arriva fino a 6.459 euro.
Lo status vintage ricopre sicuramente un ruolo fondamentale nella lievitazione del prezzo, assieme ovviamente allo stato di conservazione. L’usato sfuso è quello che vale di meno, seguito dai set completi di scatole e istruzioni, fino ad arrivare ai più ambiti MISB (Mint in Sealed Box), ovvero i prodotti in confezioni sigillate.
Più un set è vecchio, più è difficile da reperire, specialmente in buono stato, di conseguenza finisce inevitabilmente per acquisire valore sul mercato secondario. Questo aspetto rappresenta tuttavia solo una parte dell’equazione, a rendere speciale questa categoria di prodotti concorrono però anche altri fattori.
Pezzi unici e materiali d’altri tempi
I set LEGO vintage vantano dei pezzi divenuti ormai davvero rari nella produzione moderna, che dunque finiscono per essere molto ricercati dai collezionisti. Pensiamo ad esempio alle baseplate di un tempo e alle basi con rilievi stampati (come i fossati e la superficie lunare, vedi immagine sotto), nonché a componenti specifici come vele in vero tessuto, fili d’oro metallizzato, alberi maestri in un unico blocco e parabrezza al neon verde dei set M-Tron – tutti pezzi che oggi non vengono quasi più prodotti a causa dei costi elevati e quindi finiscono nel mirino degli appassionati più attenti.
In passato, inoltre, i loghi e determinati particolari venivano stampati direttamente sul pezzo in plastica, mentre oggi LEGO fa un uso ben più ampio degli adesivi, talvolta non visti di buon occhio (come quelli del nuovo set di Star Wars: Boba Fett).
Le IP originali della LEGO
L’accordo siglato con Star Wars nel 1999 (inaugurato con il primo set Caccia Stellare X-Wing) rappresenta un importante spartiacque nella storia della LEGO. Da quel momento in poi la casa dei mattoncini ha cominciato a concentrarsi sempre di più su proprietà intellettuali altrui, un trend che continua ancora oggi con i molteplici temi Marvel, Disney, Minecraft, Mario, Pokémon e chi più ne ha, più ne metta. 
Per questo motivo, i temi originali Castle, Pirates, Space e Town, proprietà intellettuali create e curate dalla stessa LEGO, sono ormai quasi completamente relegati al passato, di conseguenza gli appassionati di oggi sono disposti a spendere cifre assurde per averli. Molti considerano gli anni ’70, ’80 e ’90 come l’Età dell’Oro della LEGO, periodo nel quale il design classico ha raggiunto il suo culmine con un’estetica e una solidità ingegneristica quasi irripetibile.
Il potere d’acquisto generazionale
A far lievitare i prezzi contribuisce anche il potere d’acquisto di cui è dotata la generazione di quegli anni. I bambini cresciuti negli anni ’80 e ’90, che durante l’infanzia hanno trascorso più tempo a desiderare che a montare set, oggi sono adulti tra la trentina e la cinquantina con una vita lavorativa avviata, una buona disponibilità economica, che sull’onda della nostalgia sono più che disposti a investire (arrivando anche a cifre importanti) per mettere le proprie mani sui pezzi che ambivano un tempo.
Questo stesso meccanismo ha contribuito in maniera rilevante anche nell’esplosione del mercato delle carte dei Pokémon.
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