Per i data center l’energia rinnovabile non basta, a rischio gli obiettivi ambientali del Piemonte

L’arrivo in massa dei nuovi data center in Piemonte potrebbe mandare all’aria gli obiettivi richiesti sulle quote di energia rinnovabile prodotta in base alle norme europee. «Potremmo sostenere al massimo 1,2 gigawatt in più fino al 2035 — spiega l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati — a meno che i data center non vengano esclusi ai fini del computo complessivo. Il carico aggiuntivo di energia richiesta è troppo alto perché possa essere soddisfatto solo con i pannelli fotovoltaici». Per questo l’assessore leghista chiederà al Governo di stralciare queste strutture dal calcolo degli obiettivi green e intende inserire un tetto anche all’interno della legge che la Regione è pronta a varare: oggi l’ultima riunione tecnica, lunedì prossimo il passaggio in giunta.
In ogni caso, l’energia verde non sarà sufficiente per soddisfare le richieste. Per dare un’idea delle proporzioni, solo il sito di interesse nazionale che verrà realizzato a Trino (oltre 4 miliardi di investimento, entrata in funzione nel 2028) richiederà fra i 300 e i 400 megawatt. E secondo i dati di Terna risalenti a fine luglio, in Piemonte ci sono 64 pratiche per 13,13 gigawatt di potenza richiesta, 43 delle quali nel Torinese. Un volume di domande secondo solo alla Lombardia, che non a caso si è già dotata da qualche mese di una legge per regolamentare il settore. «La nostra però avrà criteri più stringenti e prevederà compensazioni», spiega Marnati. A rendere necessaria una norma, sottolinea, la volontà di «gestire una crescita che rischia di diventare una giungla» e la considerazione che «ad oggi non c’è energia per tutte le richieste».
Due le preoccupazioni principali: tutelare l’ambiente e prevedere ricadute economiche sul territorio. Il primo paletto è quindi il no all’uso dell’acqua per raffreddare gli impianti, «esistono liquidi refrigeranti appositi». Poi la collocazione: ovviamente non nelle fasce fluviali o nelle zone sottoposte a tutela, non su suolo agricolo o nelle aree non servite dalla viabilità primaria. Altri vincoli, la vicinanza entro i 10 chilometri da una connessione elettrica ad alta tensione, il divieto di usare gruppi elettrogeni di backup alimentati a gasolio.
La parte delle ricadute sul territorio è quella a cui Marnati tiene di più. L’idea è di legare ogni intervento a una compensazione economica, pari all’1,5% del valore dell’investimento, da erogare agli enti locali. Il 50% della somma per il comune dove viene costruito il data center, il 10% ai comuni limitrofi, «Fondi che potranno essere utilizzati non soltanto per opere ambientali, ma per aiutare le comunità, ristrutturare le scuole, aiutare le famiglie riducendo le rette dei nidi» assicura. Il restante 40% andrà invece alla Regione «per iniziative di efficientamento energetico o per la produzione di energia rinnovabile».
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