Patrimonio culturale, la riforma contabile europea che apre un mercato di miliardi
Una riforma nei bilanci pubblici italiani che il mondo delle imprese ha largamente ignorato potrebbe aprire uno dei mercati più significativi del prossimo decennio. Si chiama contabilità accrual, è imposta dalla Riforma 1.15 del PNRR e dalla convergenza europea verso gli standard EPSAS, e ha una conseguenza diretta: per la prima volta, i beni del patrimonio culturale italiano dovranno essere iscritti nei bilanci pubblici al loro valore economico reale. Non come simbolo. Come asset.
Non è una scelta discrezionale italiana. La Direttiva 2011/85/UE, modificata dalla Direttiva 2024/1265/UE del 29 aprile 2024, impone a tutti gli Stati membri la convergenza verso sistemi di contabilità economico-patrimoniale a base accrual. L’IPSAS 45, in vigore dal 1° gennaio 2025, ha incluso per la prima volta i beni heritage tra le immobilizzazioni materiali valutabili attraverso il Current Operational Value. L’Italia ha recepito questo framework con lo standard ITAS 4, adottato con determina RGS n. 176775 del 27 giugno 2024 e modificato nelle sedute del Comitato direttivo del 29 luglio 2024, 27 gennaio e 17 aprile 2025.
Il punto operativo è la Nota Tematica SeSD n. 155 del 30 giugno 2025 della Ragioneria Generale dello Stato. La metodologia attualizza i flussi finanziari netti generati dalla fruizione su un orizzonte tendenzialmente infinito, con tasso dell’1,5% in linea con le linee guida Eurostat per la tavola 29 dei Conti Nazionali SEC 2010. I risultati cambiano scala: Pompei vale 11,7 miliardi di euro, contro i 48,9 milioni iscritti nel Conto Generale del Patrimonio. Gli Uffizi 11,6 miliardi contro 2. La Galleria Borghese supera il miliardo. Villa Adriana e Villa d’Este raggiungono 731 milioni nonostante ricavi diretti negativi, grazie ai ritorni indiretti generati sul territorio. Quattro siti, oltre 25 miliardi di valore patrimoniale fino a ieri invisibili. L’Italia conta circa 4.000 musei e oltre 2.000 siti archeologici. La rivalutazione complessiva si misurerebbe in centinaia di miliardi.
Cosa cambia per le imprese
Cosa succede quando un asset pubblico da 48 milioni diventa un asset da 11 miliardi? Cambiano le possibilità di investimento, le garanzie disponibili, i mercati potenziali. Un patrimonio correttamente valorizzato secondo i criteri accrual diventa base credibile per operazioni di finanza strutturata garantite da asset reali. Il modello concessorio, già usato per autostrade e aeroporti, potrebbe essere esteso alla valorizzazione culturale. La BEI, attraverso InvestEU, offre finanziamenti agevolati che richiedono una base patrimoniale credibile come presupposto. La corretta valorizzazione accrual è esattamente quella base. Cassa Depositi e Prestiti ha gli strumenti per diventare il pivot di questa trasformazione.
Sul fronte assicurativo, oggi molti beni pubblici risultano sottoassicurati su valori simbolici, con rischio finanziario enorme in caso di eventi calamitosi. Una rivalutazione sistematica apre un mercato di polizze specializzate in arte e patrimonio di dimensioni mai esplorate in Italia. Lloyd’s e AXA Art guardano già a questo segmento come area di crescita strutturale.
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