Umbria

Partite Iva, a chi conferma il concordato sanatoria anche sul pregresso

Il Parlamento prova a rilanciare il concordato preventivo biennale con un nuovo pacchetto di incentivi destinato a convincere le partite Iva a rinnovare l’adesione per il biennio 2026-2027. Al centro del confronto tra Governo e commissioni Finanze di Camera e Senato torna soprattutto il ravvedimento speciale, considerato lo strumento più efficace per mantenere nel sistema le circa 46 mila partite Iva soggette agli Isa che avevano aderito al primo biennio del concordato (2024-2025).

Il concordato preventivo biennale è un accordo tra il contribuente con partita Iva e l’Agenzia delle entrate che permette di stabilire in anticipo, per due anni, quanto reddito verrà preso come riferimento per il calcolo delle imposte. In pratica il Fisco propone al lavoratore autonomo o all’impresa un reddito “presunto” per il biennio successivo, sulla base dei dati disponibili, della storia fiscale e degli Indici sintetici di affidabilità (Isa). Se il contribuente accetta, pagherà le tasse su quella cifra concordata, indipendentemente dal reddito effettivamente prodotto nei due anni successivi. Se l’attività andrà meglio del previsto e il reddito reale sarà più alto, il contribuente non pagherà più imposte sulla parte eccedente quella concordata. Se invece gli affari andranno peggio, resterà comunque vincolato al reddito stabilito, salvo alcuni casi previsti dalla normativa.

L’obiettivo del Governo è spingere le partite Iva a scegliere un rapporto più stabile e trasparente con il Fisco: il contribuente conosce in anticipo quanto dovrà versare, mentre lo Stato ottiene una maggiore certezza sulle entrate e riduce la necessità di controlli successivi.

Il tema è entrato nel decreto Omnibus correttivo della riforma fiscale, che dovrebbe tornare sul tavolo del Consiglio dei ministri il 4 agosto dopo i pareri parlamentari. L’obiettivo dell’esecutivo resta quello di chiudere il provvedimento entro i primi giorni di agosto, introducendo una serie di modifiche che rendano più conveniente la collaborazione preventiva con il Fisco senza rinunciare all’efficacia dei controlli.

La novità politica più rilevante emersa nelle ultime ore riguarda proprio il ravvedimento speciale. Se fino a pochi giorni fa il suo ritorno sembrava improbabile per la difficoltà di reperire le coperture finanziarie, ora le commissioni parlamentari chiedono esplicitamente al Governo di reintrodurlo almeno per chi deciderà di rinnovare il concordato.

L’ipotesi allo studio consentirebbe di estendere lo “scudo” fiscale anche al periodo d’imposta 2023, permettendo ai contribuenti di regolarizzare la propria posizione con un’imposta sostitutiva calcolata secondo il meccanismo già sperimentato negli anni scorsi: maggiore è il punteggio Isa, cioè il livello di affidabilità fiscale riconosciuto dall’Agenzia delle Entrate, minore sarebbe l’imposta dovuta per sanare il passato.

Accanto al ravvedimento speciale, il Parlamento chiede di confermare e ampliare i cosiddetti premi fedeltà per chi rinnova il concordato.

Restano quindi sul tavolo le agevolazioni già anticipate nei giorni scorsi: esonero dal visto di conformità per compensare crediti Iva fino a 100 mila euro e crediti relativi a imposte dirette e Irap fino a 70 mila euro, rimborsi Iva fino a 100 mila euro senza visto o garanzia, riduzione di due anni dei termini di accertamento e possibilità di ottenere la rateizzazione di saldi e acconti senza il pagamento degli interessi.

Le commissioni propongono inoltre ulteriori correttivi. Tra questi figurano l’eliminazione delle maggiorazioni sugli acconti calcolati con il metodo storico e una clausola di salvaguardia che permetterebbe l’ingresso di nuovi soci nelle società aderenti al concordato senza perdere il beneficio, purché i nuovi componenti abbiano dichiarato nell’anno precedente redditi inferiori a 35 mila euro.

Le modifiche non riguardano soltanto chi ha già aderito al concordato. Per le partite Iva che stanno valutando se entrare nel sistema entro la nuova scadenza del 2 novembre 2026, il Parlamento chiede di definire regole più chiare sulle cause di decadenza, consentendo anche di correggere errori od omissioni attraverso dichiarazioni integrative e ravvedimento operoso senza perdere automaticamente il beneficio.

Parallelamente il decreto Omnibus interviene anche sul nuovo sistema di cooperative compliance destinato alle grandi imprese.

Prende infatti corpo il rinvio dal 30 settembre al 31 dicembre 2026 del termine entro cui certificare il Tax control framework, il sistema interno di gestione del rischio fiscale richiesto alle imprese che scelgono il regime di adempimento collaborativo. La proroga, richiesta dal Consiglio nazionale dei commercialisti, dovrebbe consentire verifiche più approfondite prima della certificazione.

Sul fronte dei pagamenti elettronici si va invece verso una stretta più equilibrata. Dopo i primi mesi di applicazione dell’obbligo di collegamento tra Pos e registratori telematici, il Governo valuta un alleggerimento delle sanzioni per le irregolarità meno gravi.

Resta fermo l’impianto del sistema, che secondo le elaborazioni del Sole 24 Ore avrebbe già consentito nel primo semestre del 2026 di far emergere circa 9,1 miliardi di euro di maggiore base imponibile grazie all’incremento dei corrispettivi trasmessi telematicamente. Per l’Umbria la stima elaborata nei mesi scorsi indicava un potenziale recupero fino a circa 120 milioni di euro di base imponibile.

Per evitare che semplici errori tecnici vengano trattati come comportamenti evasivi, il Parlamento propone di superare anche le sanzioni accessorie, come la sospensione dell’attività, nei casi di violazioni ripetute ma considerate di lieve entità, confermando la volontà di distinguere gli errori formali dai casi di effettiva evasione.

Il decreto contiene inoltre altri correttivi di carattere fiscale e doganale. Tra questi spicca l’ulteriore possibile aumento dell’imposta sostitutiva per l’affrancamento delle partecipazioni detenute in Paesi a fiscalità privilegiata, che potrebbe salire dal 24 al 36%, mentre per gli operatori accreditati Soac è previsto un allungamento da 5 a 45 giorni del termine per fornire documenti e informazioni richiesti dall’Agenzia delle Dogane.

Secondo Unioncamere-Movimprese, oltre il 95% delle aziende umbre appartiene alla categoria delle micro e piccole imprese, mentre artigiani, commercianti e professionisti costituiscono una quota rilevante dell’economia regionale. Ma c’è un elemento meno evidente che rende la partita ancora più interessante: l’Umbria presenta tradizionalmente un elevato livello di “fedeltà fiscale” misurato attraverso gli Indici sintetici di affidabilità (Isa), grazie a un tessuto economico composto prevalentemente da attività radicate sul territorio e con rapporti consolidati con clienti e fornitori. Se il ravvedimento speciale dovesse davvero essere reintrodotto e accompagnato dai nuovi premi fedeltà, la regione potrebbe rivelarsi una delle realtà in cui il rinnovo del concordato registra le percentuali di adesione più elevate, non tanto per l’entità dei benefici economici immediati, quanto perché ridurre il rischio di futuri contenziosi rappresenta un valore particolarmente apprezzato dalle migliaia di piccole imprese familiari che costituiscono l’ossatura dell’economia umbra.

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