Omicidio Sofia Stefani, al via l’appello contro Gualandi: “Le daremo voce”

Si apre lunedì 9 novembre, davanti alla Corte d’Assise d’appello di Bologna, il processo di secondo grado per l’omicidio di Sofia Stefani, la vigilessa di 33 anni uccisa il 16 maggio 2024 con un colpo di pistola. Sul banco degli imputati torna Giampiero Gualandi, 66 anni, ex comandante della Polizia locale di Anzola dell’Emilia, condannato in primo grado all’ergastolo per omicidio volontario, aggravato dal legame affettivo con la vittima. Alla vigilia dell’udienza, gli avvocati Andrea Speranzoni e Lisa Baravelli, che assistono i familiari di Sofia, annunciano la volontà di difendere la sentenza di primo grado e di contrastare le argomentazioni dell’impugnazione presentata dalla difesa. Al centro della posizione dei legali di parte civile c’è anche la ricostruzione del rapporto tra Gualandi e Stefani, ex colleghi legati da una relazione extraconiugale, e delle dinamiche di potere che, secondo gli avvocati, avrebbero caratterizzato quel legame.
Processo d’appello per l’omicidio Stefani: “Difenderemo la condanna all’ergastolo”
“Affronteremo il giudizio di appello con tutto l’impegno e l’attenzione necessari e difenderemo la sentenza di primo grado che ha riconosciuto la pena massima all’imputato Giampiero Gualandi”. Sono le parole degli avvocati Speranzoni e Baravelli, che ribadiscono la posizione della famiglia della giovane vigilessa in vista dell’apertura del nuovo processo. “Riteniamo che la motivazione di primo grado sia solida e molto attenta, ma contrasteremo ogni argomento dell’appello e difenderemo fino in fondo ogni ragione della vittima, dandole la voce che non ha più e consentendole di essere ancora presente”, aggiungono i due legali. L’obiettivo della parte civile è dunque ottenere la conferma della sentenza che ha riconosciuto Gualandi responsabile dell’omicidio volontario aggravato di Sofia Stefani, disponendo nei suoi confronti la pena dell’ergastolo.
Il rapporto tra Gualandi e Sofia Stefani: “Una logica di potere e controllo”
Nelle dichiarazioni rilasciate alla vigilia del processo, gli avvocati della famiglia insistono sulla natura della relazione tra l’ex comandante e la giovane agente, sottolineando il peso che avrebbe avuto la posizione professionale ricoperta dall’imputato. “L’omicidio di Sofia si inserisce in una logica di potere e controllo a ben vedere fusi fra gerarchia professionale e relazione intima”, affermano Speranzoni e Baravelli. Secondo i legali, il rapporto tra i due non può essere letto separatamente dal contesto lavorativo nel quale si era sviluppato. “L’uniforme e il grado sono stati in quel contesto erotizzati e utilizzati come strumenti dell’affermazione del sé dell’imputato, attraverso il pensiero e il collocamento di Sofia Stefani in una posizione di subordinazione assoluta”, sostengono gli avvocati. Una ricostruzione che, nella prospettiva della parte civile, mette al centro l’intreccio tra autorità professionale, relazione sentimentale e controllo sulla vittima.
“Le promesse affettive legate all’avanzamento di carriera”
I legali dei familiari richiamano anche il comportamento che, a loro giudizio, Gualandi avrebbe tenuto durante la relazione con Sofia. “Il ruolo di uomo potente e riconosciuto per il potere professionale ha caratterizzato le azioni di Gualandi”, affermano Speranzoni e Baravelli. Secondo i due avvocati, l’imputato “abbia legato spesso le sue promesse affettive all’avanzamento di carriera”. È proprio questa sovrapposizione tra dimensione professionale e personale a rappresentare uno degli elementi sui quali la parte civile intende richiamare l’attenzione nel giudizio di secondo grado.
Sofia Stefani uccisa il 16 maggio 2024: la condanna all’ergastolo
L’omicidio risale al 16 maggio 2024, quando Sofia Stefani, 33 anni, venne uccisa con un colpo di pistola esploso da Gualandi. L’ex comandante della Polizia locale di Anzola dell’Emilia, che aveva avuto una relazione extraconiugale con la giovane collega, è stato successivamente processato e condannato in primo grado alla pena dell’ergastolo. I giudici hanno riconosciuto l’omicidio volontario aggravato dal legame affettivo tra l’imputato e la vittima. Ora la vicenda giudiziaria entra nella fase d’appello. L’udienza del 9 novembre segna l’inizio del nuovo giudizio, nel quale saranno esaminate le contestazioni alla sentenza di primo grado. Per la famiglia di Sofia, rappresentata dagli avvocati Speranzoni e Baravelli, la priorità resta la conferma della condanna e il riconoscimento delle ragioni della giovane donna uccisa. “Difenderemo fino in fondo ogni ragione della vittima, dandole la voce che non ha più”, ribadiscono i legali.
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