Omicidio Nada Cella, la procura ricorre in appello dopo le condanne per evitare il rischio prescrizione

Genova. Se il ricorso degli imputati, dopo la condanna a 24 anni di carcere per Annalucia Cecere per l’omicidio di Nada Cella e quella di quest’ultimo a 2 anni per favoreggiamento era scontato, anche la pm Gabriella Dotto ha invece deciso di scrivere il riaveva chiesto l’ergastolo per Cecere per un omicidio aggravato dai futili motivi e dalla crudeltà. Ma la caduta di quest’ultima aggravante, se in appello cadesse anche la prima avrebbe come conseguenza la prescrizione dell’omicidio, a trent’anni dai fatti.
Secondo la Corte d’Assise, quello di Nada Cella fu un delitto d’impeto, dovuto alla rabbia di Cecere che quella mattina voleva incontrare Marco Soracco. Come ha scritto il presidente della Corte d’assise Massimo Cusatti nelle motivazioni della sentenza la genesi del delitto risiede nella “frustrazione per la potenziale occasione sfumata” di incontrare Soracco, nella “gelosia e nel rancore nei confronti di una segretaria efficiente e graziosa che, a differenza sua, aveva una sicurezza economica e anche una certa autorevolezza sul lavoro”.
Si tratta per i giudici di “un motivo talmente inconsistente da non essere nemmeno raffrontabile all’enormità dell’aggressione che l’imputata ha consumato ai danni della vittima”. I giudici hanno invece escluso l’aggravante della crudeltà ravvisando che la durata della sequenza dei colpi e il fatto che Nada sarebbe stata colpita solo una volta quando era a terra ormai priva di conoscenza non consentono di configurare quello che la giurisprudenza richieste per configurare l’aggravante, vale a dire la volontà di infierire sulla vittima causando una sofferenza ulteriore a quella necessaria per ucciderla. Su questo aspetto la Procura non è d’accordo è sostiene che Cecere ha agito con crudeltà sia per la pluralità dei colpi inferti, almeno dieci alla testa al punto da causare lo sfondamento del cranio.
Ma la Procura ha deciso di ricorrere in appello anche rispetto alla condanna di Soracco visto che la Corte dell’assise dei cinque capi di imputazione per favoreggiamento, ne ha accolto soltanto uno, vale a dire il fatto che Soracco non abbia mai detto agli inquirenti che aveva detto a Nada di non passarle le telefonate di Cecere. Per l’accusa Soracco è responsabile anche per altre “menzogne” agli investigatori e deve essere condannato a una pena più alta. I ricorsi saranno depositati entro fine mese, poi la Corte d’assise d’appello potrebbe fissare la data del processo.




