Liguria

Crisi Amt, a Tursi via libera al piano di risanamento. Salis cita Draghi: “La salveremo whatever it takes”


Genova. Approvata in consiglio comunale la delibera di indirizzo che dà mandato alla giunta Salis di sostenere il piano di risanamento di Amt. Astenuta in blocco l’opposizione di centrodestra. Adesso manca solo il via libera della Città metropolitana, che dovrebbe arrivare domani, dopodiché il piano passerà al vaglio dell’assemblea dei soci convocata per giovedì.

Nella stessa giornata è arrivato un altro semaforo verde cruciale dal Consiglio regionale, che ha votato all’unanimità (dunque col sì anche da parte della minoranza di centrosinistra) il disegno di legge che assegna 40 milioni al Comune destinati a finanziare la parte più consistente della ricapitalizzazione di Amt oltre alle risorse del fondino per consentire i prepensionamenti e alleggerire i costi dell’azienda.

Salis: “Una giornata storica”. Poi cita Draghi e incassa gli applausi

“Una giornata storica” e “un grande passo avanti per la salvezza“, ha commentato in aula subito dopo il voto la sindaca Silvia Salis, arrivata all’ultimo perché reduce da un intervento chirurgico “non grave” che però non le ha consentito di presenziare per tutta la seduta. “Partivamo da una situazione particolarmente grave“, ha rimarcato Salis ricordando gli “zero euro in cassa”, i 280 milioni di debiti, le perdite per 56 milioni nel bilancio 2024 e per 26 milioni in quello del 2025.

“Le partecipate non sono un pozzo al quale attingere per consolidare la popolarità di un sindaco. Il consenso popolare di un sindaco va eroso, va consumato quando l’interesse pubblico lo richiede, ed è quello che stiamo facendo qui oggi – ha continuato -. Non pensate che sia stato facile dire alla città: il servizio peggiorerà e poi lo faremo migliorare, e dovete iniziare a pagare quello che prima non pagavate. Sono arrivate critiche e insulti. Oggi presentiamo un piano di risanamento che ci fa andare a testa alta in giro per la città”. “Amt resterà pubblica – ha ribadito – e lavoreremo per un trasporto di qualità sia a Genova che nella città metropolitana”.

Infine la citazione della storica frase di Mario Draghi, all’epoca presidente della Bce, quando si doveva salvare l’euro durante la crisi del debito sovrano: “Per questa amministrazione Amt è come una figlia che non sta bene e per curarla faremo qualsiasi cosa necessaria. Facendo dei paragoni che ovviamente ci vedono piccoli piccoli, è il nostro whatever it takes. Faremo tutto quello che è necessario per salvare Amt e sono certa che ce la faremo”. L’intervento è stato accolto da applausi, non solo dalla maggioranza ma anche da sindacalisti e lavoratori di Amt presenti sugli spalti.

La delibera votata in consiglio fa riferimento al piano di risanamento approvato dal consiglio d’amministrazione, ma “con le modifiche che si rendano necessarie od opportune, anche nell’ottica dell’individuazione di ulteriori azioni di contenimento dei costi e di incremento dei ricavi derivanti dallo svolgimento delle attività aziendali, al fine di garantire l’equilibrio economico-finanziario e migliorare la marginalità”. Con questo atto la giunta si impegna anche a “dare corso all’attuazione degli interventi del Comune a sostegno della società, da adottarsi con successive deliberazioni consiliari” tra cui la vendita del deposito della metropolitana in via Adua e la successiva ricapitalizzazione per 47,9 milioni di euro in denaro.

Il nodo Trenitalia e l’accusa di voler privatizzare

L’opposizione ha dato battaglia su un punto in particolare: gli strumenti finanziari partecipativi con diritti patrimoniali che cancellano 15 milioni di debito nei confronti di Trenitalia, permettendo all’azienda del gruppo Ferrovie di incassare una parte degli utili. Secondo il centrodestra è l’anticamera di un possibile ingresso futuro nel capitale sociale di Amt. Poche ore prima il presidente ligure Marco Bucci aveva messo in guardia dell’arrivo dei privati, ricordando l’operazione Atp-Autoguidovie del predecessore Marco Doria.

“È un cavallo di Troia, un piede nella porta”, ha ripetuto l’ex vicesindaco Pietro Piciocchi, oggi capogruppo di Vince Genova, che si è visto respingere un emendamento con lo scopo di rimuovere completamente questa previsione. “Trenitalia non è solo un creditore, ma anche una società che esercisce trasporto pubblico locale a Genova – ha replicato il vicesindaco Alessandro Terrile -. È il caso di fare una nuova alleanza commerciale che apra una nuova stagione di integrazione tariffaria. Pensiamo che debba entrare nel capitale di Amt? No, infatti gli strumenti finanziari partecipativi non potranno mai essere convertiti in capitale e per nessuna ragione daranno diritti di gestione o influenza“.

Le ragioni dell’astensione del centrodestra

Nonostante le risposte di Terrile il centrodestra ha optato per l’astensione. Una scelta politica di peso, soprattutto dopo il colpo di scena nell’aula di via Fieschi, dove il centrosinistra (in minoranza) si era astenuto in commissione, salvo poi annunciare il voto favorevole in consiglio. Una scelta dettata da “senso di responsabilità”, ma la minoranza a Tursi ha usato le stesse parole.

“L’astensione è più che dovuta e rappresenta una responsabilità verso la città, i lavoratori e l’utenza – ha detto Alessandra Bianchi, capogruppo di Fratelli d’Italia -. Avete votato contro un emendamento che puntava a mettere nero su bianco quanto abbiamo sentito a parole, cioè che l’azienda resterà pubblica. I diritti patrimoniali comprendono anche i diritti di proprietà. È arrivato il tempo di finirla, le maschere cadono”.

“Vi garantito che è un atto di responsabilità – ha ripetuto Sergio Gambino, oggi nel gruppo misto ed ex assessore alla Mobilità -. Voi ci state chiedendo un atto di fede, una cambiale in bianco alla giunta. Si parla di tagli al servizio e tagli al personale”.

“Le corse si tagliano e noi non vogliamo essere complici – ha proseguito Paola Bordilli, capogruppo della Lega -. Le tariffe aumentano e non vogliamo essere complici. In quest’aula Edoardo Rixi si batté contro la sciagurata privatizzazione che il sindaco Doria voleva fare: avete questo storico e non avete fugato i nostri dubbi. Non saremo complici né di tagli né di privatizzazioni mascherate”.

Per Ilaria Cavo, capogruppo di Orgoglio Genova-Noi Moderati “se ci fosse un assegna con una cifra in bianco il nostro voto sarebbe favorevole, invece oggi rischiamo di firmare un assegno in bianco sul piano di risanamento: non possiamo che condividerlo negli obiettivi di fondo, ma ci sono diverse criticità. Il voto di astensione non è contrario, ma un voto di controllo e di proposta”.

Terrile ha accolto alcuni ordini del giorno presentati dal centrodestra con impegni che riguardano il confronto con le associazioni dei consumatori, la possibile revisione del piano tariffario (ma tenendo presente che i ricavi dovranno aumentare), la conferma del piano di investimenti, in particolare sugli assi di forza, e la lotta all’evasione. Respinto un provvedimento che chiedeva di ampliare le gratuità: “Sarebbe bellissimo dire che torniamo alla metropolitana gratis, sarebbe anche un modo per ottenere consenso, ma non si ottiene la stabilità finanziaria di Amt”.

Un’astensione “clamorosa”, secondo Marco Mesmaeker, capogruppo del M5s: “Primo perché il dissesto dell’azienda nasce proprio dal modello di gestione imposto negli anni da Bucci e dalla destra, che hanno trasformato l’azienda in un bancomat elettorale invece che in un servizio pubblico da tutelare. E secondo, perché oggi in consiglio regionale proprio la destra di Bucci ha impartito lezioncine sull’unità di voto di tutti i gruppi in favore della ricapitalizzazione e del fondino per sostenere gli investimenti previsti nel piano di risanamento di Amt”.

“Chi ha fatto il piromane ieri e oggi, dopo mesi passati a negare che ci fosse l’incendio, se oggi contribuisce a portare un secchio d’acqua, non può aspettarsi applausi. E intendo la destra, intendo il presidente Bucci che, dopo mesi dedicati a negare, si è dovuto arrendere all’evidenza. Manca solo una cosa: l’ammissione delle proprie responsabilità”, ha aggiunto la capogruppo del Pd Martina Caputo.

Cosa prevede la legge regionale su Amt

La legge votata dal consiglio regionale, invece, assegna 40 milioni al Comune di Genova per sostenere gli investimenti previsti nel piano di risanamento di Amt, risorse che tramite vari passaggi saranno poi utilizzate per la ricapitalizzazione dell’azienda in crisi.

Formalmente la Regione, tramite indebitamento, verserà 40 milioni al Comune per investimenti “da realizzarsi anche mediante l’acquisto di beni strumentali all’erogazione del servizio”. Questi soldi saranno girati ad Amt che li utilizzerà per acquistare dal Comune il deposito della metropolitana di via Adua. A sua volta Tursi, ricevuti nuovamente 40 milioni in cassa, potrà usarli per la ricapitalizzazione insieme a risorse proprie per 7,9 milioni e 22 milioni di crediti che verranno conferiti all’azienda e convertiti in capitale sociale per aumentare il patrimonio netto.

Il contributo della Regione sarà liquidato “previa omologazione da parte del Tribunale di Genova degli accordi di ristrutturazione dei debiti”. La legge prevede che il Comune rendiconti alla Regione entro il 30 giugno di ciascun anno gli investimenti effettuati, ma istituisce anche un comitato di sorveglianza per monitorare l’attuazione degli investimenti previsti nel piano industriale.

Nella stessa legge regionale vengono stanziati 3,3 milioni di euro di contributi in conto esercizio, il cosiddetto fondino per il piano di esodo incentivato dei dipendenti. Si tratta di risorse che non riguardano solo Amt ma anche le aziende provinciali di Imperia, La Spezia e Savona.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »