Lazio

Stranezze di città, la Race For The Cure non è solo una corsa o una camminata

Ero ad iscrivermi al gazebo della Race For The Cure del 10 maggio 2026, allo stand vicino c’era una maestra elementare che si iscriveva con i suoi alunni come squadra partecipante.

Race for the Cure – Challenge Scuole, sostenuta da Komen Italia, invita studenti e docenti a formare squadre per la corsa, diventando ambasciatori di salute. 

Le squadre più numerose vincono premi come ingressi a cinema, teatri e musei.

Compilavo il form di iscrizione e pensavo: “esiste ancora la società che vorremmo avere?

La maestra elementare che iscriveva anche i suoi alunni è la risposta vivente alla mia domanda. 

La società che vorremmo non è un’utopia, ma si manifesta proprio in questi piccoli atti di educazione civica sentimentale.

La società che vorremmo esiste già, è seduta in un’aula di scuola elementare e sta imparando che camminare insieme cura più che camminare da soli.

La maestra non ha portato i suoi alunni a fare solo una gita, ha insegnato loro che il corpo degli altri va rispettato e protetto e che la malattia non è un tabù da cui scappare, è una battaglia collettiva.

Iscrivere la classe come “squadra” ha trasformato dei singoli alunni in un corpo unico che cammina per uno scopo superiore. 

È l’empatia come materia scolastica, che pone il “noi” prima dell’”io”

La maestra elementare, davanti al gazebo della Race For The Cure, raccontava ai suoi bambini che “La prevenzione salva la vita e che il tumore al seno, se diagnosticato precocemente, è sempre più curabile. 

La Race For The Cure non è solo una corsa o una camminata, ma è un momento collettivo per diffondere consapevolezza, combattere la paura e ricordare che la diagnosi precoce e l’accesso alle cure di qualità fanno la differenza”

La “comunità” può essere una medicina, il “momento collettivo” spiega che quando una persona soffre non deve mai sentirsi sola. 

La “cura” non è solo farmacologica, è anche sociale.

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