Oggi “Reveal” dei R.E.M. compie 25 anni

Nella lunga parabola artistica dei R.E.M. si è assistito a vari punti di svolta, momenti salienti che hanno in qualche modo modificato la loro traiettoria, proiettandoli in una dimensione diversa.
Un primo importante cambiamento lo possiamo collocare ai tempi della firma per una major, nella fattispecie la Warner, dopo una fase – che potremmo definire giovanile – all’insegna dell’indipendenza, con tanti dischi di rilievo disseminati tra il 1983 e il 1987.
Una scelta, quella, che venne tanto discussa all’epoca negli ambienti underground da cui il gruppo proveniva, accusato in pratica di essersi venduto.
Nell’88, però, i tempi erano ormai maturi per tentare il grande salto, andando a raccogliere i frutti di tanta buona semina: il primo capitolo di questa seconda fase fu “Green”, album che alla fine accontentò tutti, avendo mantenuto in pratica inalterato lo spirito originario del progetto, sia per tematiche che per scelte stilistiche.
Fu poi negli anni ’90 che i R.E.M. deflagrarono nelle classifiche, sfondando sia negli U.S.A. che in Europa, e contenendo di fatto lo spettro di miglior band del pianeta agli U2, in ambito mainstream si intende, perché quelli erano diventati, seppur mantenendo standard elevatissimi di qualità con i vari “Out of the Time”, “Automatic for the People”, “Monster” e “New Adventures in Hi-Fi”.
È qui tuttavia che, stavolta per tutt’altri motivi, il gruppo vivrà un nuovo importante spartiacque della loro ormai prestigiosa carriera, quando il batterista Bill Berry sarà costretto a dire basta con l’attività molto probabilmente a causa dei postumi derivati dall’aneurisma che lo aveva colpito durante il tour di “Monster”. Il musicista sembrava aver assorbito il colpo ma dopo quasi 15 anni di vita frenetica e con il corpo che aveva iniziato a presentargli il conto in maniera drammatica, fece una scelta consapevole, seppur molto sofferta.
Non è un mistero che nei giorni successivi all’abbandono di Berry, il gruppo si sia interrogato sul da farsi, perché in un primo momento parevano tutti concordi che i R.E.M. non sarebbero stati più la stessa cosa in una formazione diversa da quella delle origini. A quanto pare molto fece proprio il batterista per esortarli a continuare anche senza di lui, e alla fine Michael Stipe, Peter Buck e l’amico di sempre Mike Mills assecondarono questa idea, consci che in effetti nulla sarebbe stato come prima.
Ne derivò, come era facile supporre, un album diverso da tutti gli altri mai pubblicati, dove l’assenza del batterista sembrava tangibile, perdonate la contraddizione in termini, sostituito dall’insolita presenza dell’elettronica a sopperire musicalmente a tale defezione.
“Up”, seppur rivalutato con il tempo, fu un lavoro divisivo, particolare, potremmo definirlo pure sperimentale, il quale mostrava un gruppo per la prima volta forse smarrito, certamente alla ricerca di un nuovo equilibrio.
In molti quindi attendevano i Nostri al varco con il loro secondo album in terzetto, poiché ufficialmente Berry non fu mai sostituito, e bastarono i primi ascolti di “Reveal” a farci capire che i R.E.M. si erano ormai assestati, soprattutto a livello musicale, laddove i nuovi brani parevano ripresentare elementi più riconoscibili, nonostante vi fosse ancora spazio per suoni sintetici, tastiere e strumenti campionati.
Tuttavia è un album suonato a tutti gli effetti, con il quotato Joey Waronker (già presente nel disco precedente) dietro alla batteria e un secondo chitarrista come Ken Stringfellow ad ampliare la tavolozza dei colori, lasciando a Peter Buck maggiore libertà d’azione.
“Reveal” mostra una band che non insegue le mode del momento, ma che resiste anche nel nuovo millennio grazie alla forza e alla bellezza intrinseca delle canzoni. E se è vero che a livello di produzione d’ora in avanti e fino alla fine i loro album avranno sempre un suono più pulito e ordinato rispetto a quelli storici degli anni ’80 e ’90, occorre ammettere che i R.E.M. sapranno mostrare, almeno qui, ancora tanta ispirazione ben incanalata nei dodici pezzi che compongono la scaletta.
L’apertura con “The Lifting” colpisce subito: è un brano magari sottovalutato all’interno della loro discografia, ma amato dai fans che ne riconoscono una forza trainante, un incedere coinvolgente dalla prima all’ultima nota. La successiva “I’ve Been High” è eleganza pura, un’intima ballad ingentilita da un’elettronica mai invasiva ma piuttosto funzionale a creare la giusta atmosfera.
È poi la volta di “All the Way to Reno (You’re Gonna Be a Star”, un brano pop dalle ottime vibrazioni che ebbe buoni riscontri come singolo. E a tal proposito non si può non evidenziare come “Reveal” – i cui detrattori sostengono sia un disco sin troppo misurato, senza grandi sussulti – contenga invero l’ultimo pezzo dei R.E.M. ad aver avuto un certo impatto commerciale, vale a dire “Imitation of Life”, che in effetti non sfigura di certo al cospetto dei classici del loro repertorio.
Sono da citare, inoltre, in questa sede almeno altri tre titoli: “Disappear”, dall’alto tasso emozionale, la struggente “I’ll Take the Rain” – che prosegue nel solco delle migliori ballate del gruppo – e una “Saturn Return” magari penalizzata da un sound ondivago ma che può vantare una notevole interpretazione da parte di Stipe.
Come giudicare infine questo disco, che fu il dodicesimo inciso dai R.E.M. sino ad allora? È chiaro, forse persino pleonastico sottolinearlo, che quando alle spalle si hanno già dei capolavori riconosciuti, diventa difficile mantenersi su certi livelli, senza cedere ogni tanto il passo o mostrare dei passaggi a vuoto.
Non fu però questo il loro caso, visto che di dischi “brutti” o poco riusciti, i georgiani non ne hanno mai realizzati. Nel caso specifico di “Reveal”, poi, nonostante sia inferiore ad altri titoli del catalogo R.E.M.-iano, esso mostrava una band vitale e assolutamente in forma, rimanendo tutt’oggi, a distanza di 25 anni, un ascolto assolutamente piacevole.
Data di pubblicazione: 14 maggio 2001
Registrato: presso gli studi “The Warehouse” di Vancouver, “John Keane” di Athens, “Dalkey Lodge” e “Windmill Lane” di Dublino e “The Hit Factory – Criteria” di Miami” nei mesi di maggio, agosto e ottobre del 2000.
Tracce: 14
Lunghezza: 53:43
Etichetta: Warner Bros.
Produttore: Pat McCarthy e R.E.M.
Tracklist:
1. The Lifting
2. I’ve Been High
3. All the Way to Reno (You’re Gonna Be a Star)
4. She Just Wants to Be
5. Disappear
6. Saturn Return
7. Beat a Drum
8. Imitation of Life
9. Summer Turns to High
10. Chorus and the Ring
11. I’ll Take the Rain
12. Beachball
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