Marche

«Non ti vedi come sei diventata?». Offese dopo la gravidanza, poi minacce e aggressioni. Vittima una donna di Corridonia, l’ex compagno denunciato a giudizio


CORRIDONIA Sarebbe passato dalle offese legate al mutamento fisico della compagna per via delle gravidanze sostenute («Non ti vedi come sei diventata?», «Fai schifo»), agli sfoghi violenti («Mi sono stufato di questa vita di m… con te»), alle minacce di morte: «Ti ammazzo», «Ti strozzo», «Ti strangolo». In un’escalation di violenza l’uomo in un paio di occasioni avrebbe afferrato l’allora compagna per il collo e sferrato un pugno contro l’auto rompendo il parabrezza. Con l’accusa di maltrattamenti ieri un impiegato 46enne che ora vive a Tolentino è stato rinviato a giudizio. La ex compagna si è costituita parte civile. 

La ricostruzione

I fatti sarebbero avvenuti tra il 2020 e il 2024. Un anno prima del lockdown i due avevano iniziato la convivenza a casa di lei a Corridonia. Tra alti e bassi erano andati avanti poi dal 2020, dopo la nascita del primo figlio, sarebbero iniziate le violenze, dapprima verbali poi fisiche. Secondo quanto denunciato dalla donna, che ieri si è costituita parte civile con l’avvocato Oberdan Pantana, l’allora compagno avrebbe iniziato a maltrattarla dapprima con parole oltraggiose nel periodo in cui il suo corpo aveva cambiato aspetto per via della gravidanza. «Fai schifo», «Non ti vedi come sei diventata?», le avrebbe urlato in alcune occasioni, oppure «Perché non ti vai a sistemare i denti», le avrebbe detto in un’altra circostanza. Il 46enne si sarebbe lamentato sia del tipo di vita che avrebbe condotto con la compagna sia della vicinanza dei genitori di lei. Poi le offese ben presto si sarebbero trasformate, nel corso delle discussioni, anche in minacce di morte.

Non solo. In base a quanto denunciato dalla donna in un paio di occasioni, quando aveva i bimbi in braccio lui l’avrebbe spinta e una volta era caduta a terra. Due volte lui l’avrebbe afferrata per il collo, una volta mentre erano a casa, l’altra nell’azienda di famiglia di lei dove lui si era recato perché a suo dire non trovava le proprie cose.

L’ex compagna all’autorità giudiziaria aveva anche raccontato di un altro episodio in cui lui l’avrebbe bloccata al muro dicendole che voleva le sue libertà. Al termine delle indagini il pm Francesco Carusi contestò all’impiegato il reato di maltrattamenti in famiglia. Ieri l’udienza preliminare dinanzi al gup Daniela Bellesi e al pm Rosanna Buccini. Dopo la costituzione di parte civile il giudice ha disposto il rinvio a giudizio fissando l’apertura del processo al 4 marzo del prossimo anno. L’imputato che rigetta gli addebiti è difeso dall’avvocato Alessandro Traini del foro di Fermo.




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