Non ci aspettavamo un’evoluzione così rapida
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GUARDA IL SERVIZIO VIDEO. “Nessuno di noi sapeva che l’evoluzione sul Natisone sarebbe stata così rapida. Per noi si trattava di un intervento tecnico urgente, non sanitario. Solo la direttrice dell’elisoccorso, con la sua sensibilità, ritenne di inviare comunque l’elicottero Doppio India”.
Sono le parole di Giulio Trillò, direttore della Sala operativa regionale emergenza sanitaria dal primo febbraio 2024, proferite in Tribunale a Udine nel processo che vede imputati di omicidio colposo tre vigili del fuoco e un infermiere della Sores per la morte di Bianca Doros, Patrizia Cormos e Cristian Molnar, travolti e uccisi dalla furia del Natisone il 31 maggio di due anni fa.
Trillò ha sottolineato che chi era presente in quei momenti in sala operativa, lui compreso, non conosceva la pericolosità del luogo e che le informazioni ricevute non lasciavano immaginare ciò che sarebbe accaduto. “L’intervento dell’elicottero – ha spiegato – è stato attivato dai vigili del fuoco come tecnico urgente. Di solito, per interventi di questo genere, avevamo a disposizione più tempo”.
L’operatrice Nue che rispose alla prima chiamata ha confermato in aula di aver mandato ai vigili del fuoco la mappa con le coordinate precise della posizione dei ragazzi e di aver classificato, come da manuale, l’intervento come tecnico.
In aula ha testimoniato anche il caposquadra del primo mezzo dei pompieri che arrivò sul posto, ricordando come quel giorno lui stesso chiese l’attivazione di un elicottero sia prima di arrivare sul posto, sia una volta giunto in loco. I colleghi della sala operativa, ha detto, gli confermarono che l’elicottero Drago di stanza a Venezia era stato allertato.
Un altro pompiere, in servizio quel giorno proprio in sala operativa, ha confermato che il velivolo dal Veneto fu allertato subito, ma attivato solo successivamente perché stavano gestendo anche altre emergenze, specificando che chi era in servizio quel giorno non aveva presente le caratteristiche idrogeologiche del posto.
Proprio queste ultime sono state al centro della relazione dell’ingegnere Maurizio Rosso, consulente della Procura, per il quale solo un elicottero avrebbe potuto salvare i ragazzi. E avrebbe potuto farlo, almeno in un primo tempo, senza l’aiuto del verricello, facendo salire i tre ragazzi restando sospeso a un metro dal pelo dell’acqua. Stando alle su conclusioni, la furia che travolse i tre giovani non era nemmeno al suo massimo. Si trattò di una piena morbida, tipica della primavera, sotto la soglia di una piena ordinaria raggiunta nel 75% dei casi.
Durante l’udienza, l’accusa ha cercato di far emergere e carenze delle due sale operative. LIA INTERVISTA
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