«Noi sentiamo ancora il peso di quella tragedia». Presente anche il sopravvissuto marchigiano Ciacci

PESARO Il tempo si è fermato di nuovo ieri mattina a Marcinelle. Alle 8.10, al Bois du Cazier, sono stati letti a uno a uno i nomi dei 262 minatori morti l’8 agosto 1956, nel luogo simbolo di una delle più grandi tragedie del lavoro e dell’emigrazione italiana in Europa. Per il 70esimo anniversario della strage avvenuta in Belgio, a Charleroi, c’erano ex minatori, le istituzioni belghe e italiane, i sindacati e una folta delegazione della Cgil Marche: tra i 136 italiani morti, infatti, c’erano anche 12 marchigiani, quasi tutti pesaresi, partiti per lavorare e mai tornati dal buio della miniera: Rodolfo Battocolo di Ancona, Davilio Scortechini di Cingoli, Nicola Dezi di Macerata, Dionigi Dionigi di Colbordolo, Filippo Talamelli di Fano, Sisto Antonini e Alvaro Palazzi di Monteciccardo, Giovanni Bianconi di Novafeltria, Giuseppe Righetti di Pesaro, Giulio Pierani di Petriano, Antonio Molari di Sant’Agata Feltria, Enrico Del Guasta di Fossombrone.
Un’esperienza intensa
«È stata un’esperienza intensa, capace di restituire tutto il peso umano e storico di quella tragedia – commenta il segretario Cgil Marche, Giuseppe Santarelli -. Abbiamo sentito quanto l’emigrazione marchigiana continui ad abitare queste comunità in modo profondo. È un legame che il tempo non ha consumato: vive nelle famiglie, nelle associazioni, nelle parole dei testimoni, nei cognomi, nelle storie tramandate e in un’appartenenza che resiste alle generazioni». Nel raccoglimento della cerimonia, si è imposta la memoria del dolore e delle vite con la presenza di Urbano Ciacci, minatore di Cartoceto, scampato alla tragedia per un disguido burocratico e tornato anche stavolta, nonostante il dolore privato per la scomparsa pochi giorni fa della moglie. C’era Carlo Briscolini, segretario regionale della Fgtb (sindacato belga), figlio e nipote di minatori emigrati da Pantana di Pergola. «Non posso – sottolinea Santarelli – non citare il discorso del sindaco di Charleroi che ha legato il ricordo della tragedia alle grandi questioni del presente. Il rapporto tra le migrazioni di ieri e quelle di oggi. Cambiano i contesti, non il bisogno e la ricerca di dignità. Perché se ieri gli italiani scendevano in miniera come indispensabile e invisibile forza lavoro, ci sono tuttora persone che inseguono le stesse domande di futuro». Alla cerimonia, l’eurodeputato Carlo Ciccioli ha definito la tragedia «una ferita profonda nella storia italiana ed europea, che ci ricorda il valore di lavoro e sicurezza e il dovere di creare le condizioni affinché nessuno sia costretto a lasciare la propria terra per necessità».
Polemica tra Fidanza e Landini
A margine la protesta dei sindacalisti belgi (Fgtb) che hanno voltato le spalle durante l’intervento del presidente del Senato Ignazio La Russa, gesto che Carlo Fidanza, capo delegazione di FdI al Parlamento europeo, ha attribuito alla Cgil. Secca la replica di Maurizio Landini, presente a Charleroi: «La Cgil, se Fidanza non lo sa glielo dico, non si gira mai dall’altra parte in nessun momento». Un gesto che non ha scalfito il valore della giornata: Marcinelle invita a interrogarsi su tutele, sicurezza e diritti del lavoro.




