Abruzzo

“No a decisioni imposte dall’alto, tutela e sviluppo vadano di pari passo”


“Il futuro della Costa dei Trabocchi e dell’area Teatina non può essere costruito senza interrogarsi sul futuro delle imprese che da decenni garantiscono la presenza, la cura e la produttività del territorio”. È questo il punto centrale emerso al “Parco dei Priori” di Fossacesia, durante l’incontro promosso da Cia Chieti-Pescara sul possibile Parco della Costa dei Trabocchi e Teatina, che ha messo attorno allo stesso tavolo istituzioni, amministratori locali, associazioni ambientaliste e rappresentanti del mondo agricolo e professionale.

Per Cia, infatti, la tutela del territorio non può essere considerata separatamente dalla sua capacità di produrre sviluppo e reddito. Qualsiasi intervento di valorizzazione ambientale e paesaggistica deve procedere insieme alla sostenibilità economica delle attività che operano nell’area.

“Non possiamo pensare di costruire il futuro di questo territorio senza mettere al centro chi qui lavora e produce – dichiara Domenico Bomba, presidente di Cia Chieti-Pescara – Se vogliamo un territorio curato, vivo e produttivo, dobbiamo garantire alle imprese la possibilità di continuare a fare reddito, investire e programmare il proprio futuro. Quando l’agricoltura arretra, non perde soltanto l’impresa: vengono meno la manutenzione dei terreni, il presidio delle aree rurali, le attività economiche e quella stessa qualità paesaggistica che oggi vogliamo proteggere. Per questo tutela ambientale e sviluppo economico devono procedere insieme”.

Secondo la Confederazione, il percorso di istituzione del Parco, avviato più di 25 anni fa, deve necessariamente essere riconsiderato alla luce dei profondi cambiamenti intervenuti nel frattempo.

“Non possiamo ignorare – prosegue Bomba – che per oltre venticinque anni la politica e le istituzioni non siano riuscite a portare a compimento questo percorso. Oggi ci troviamo a dover affrontare in tempi estremamente compressi, anche per effetto della sentenza del TAR, scelte destinate a incidere per decenni sul futuro di diciannove Comuni. Non può essere il territorio a pagare il prezzo dei ritardi accumulati”.

Il nodo, per la Cia, non riguarda quindi soltanto l’istituzione del Parco, ma le condizioni con cui le imprese agricole potranno continuare a lavorare al suo interno.

“Dire che il Parco non vieta l’agricoltura non è sufficiente – evidenzia Alfonso Ottaviano, direttore Cia Chieti-Pescara – Bisogna garantire concretamente che un’azienda possa continuare a coltivare, difendere le proprie produzioni, rinnovare e reimpiantare le colture, sostituire pali e fili, intervenire sulla viabilità poderale, accedere ai propri terreni e svolgere le attività zootecniche. Se per ogni intervento necessario alla gestione ordinaria servono procedure complesse, tempi lunghi o autorizzazioni difficili da ottenere, il problema diventa economico: l’impresa perde competitività e capacità di investimento”.

Le misure di salvaguardia vengono presentate come transitorie, ma l’esperienza di diversi Parchi nazionali dimostra quanto possano allungarsi i tempi necessari per arrivare al Piano e al Regolamento del Parco. “Non possiamo accettare – incalza Ottaviano – che norme nate per una fase temporanea diventino di fatto il quadro entro cui le imprese devono operare per anni”.

Particolare attenzione viene posta sulla perimetrazione e sulla zonizzazione, che dovranno essere costruite tenendo conto della reale presenza agricola e delle caratteristiche produttive dei diversi territori.

“Non tutte le aree hanno la stessa realtà agricola e non tutte le aziende hanno le stesse esigenze – prosegue Ottaviano – La zonizzazione dovrà quindi essere fatta con grande attenzione, perché da quelle scelte dipenderanno concretamente le possibilità delle imprese di continuare a lavorare. Anche sul tema della difesa fitosanitaria serve un approccio che tenga conto della realtà produttiva: in quest’area esiste già una forte attenzione alla sostenibilità e una presenza significativa di aziende biologiche. Non possiamo introdurre regole che, anziché accompagnare questo percorso, finiscano per rendere più difficile la gestione delle aziende”.

La richiesta della Cia è quindi precisa: rivedere la perimetrazione, riscrivere le misure di salvaguardia garantendo piena operatività alle imprese agricole e costruire la zonizzazione attraverso un confronto reale con Comuni, organizzazioni agricole e professionisti del territorio.

“L’agricoltura è una delle ragioni per cui questo territorio è ancora bello, curato e attrattivo – conclude Bomba – Gli agricoltori sono parte integrante di questo territorio e contribuiscono ogni giorno a mantenerlo vivo. Per questo tutela ambientale e sviluppo economico devono procedere insieme: non si può proteggere un territorio mettendo le imprese nelle condizioni di non produrre più reddito, smettere di coltivare o chiudere. Chiediamo quindi di riaprire il confronto, coinvolgendo Comuni, categorie economiche e mondo agricolo, perché il futuro dell’area non può essere deciso senza considerare il futuro di chi ci vive e lavora”.

 

 


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »