Politica

>ANSA-FOCUS/ Sale il pressing sui vertici Ppe, von der Leyen cerca la svolta – Altre news

(di Michele Esposito)
“Il maggior pericolo dopo le
elezioni 2027? E’ avere sempre meno governi che parlano di
Europa”. Ai piani alti del Palais Berlaymont l’exploit di AfD in
Sassonia-Anhalt è passato tutt’altro che inosservato. La
Commissione, come è suo costume, non entra nelle vicende
politiche interne dei Paesi membri ma, certo, l’ascesa
dell’ultradestra da’ voce a un trend che non sembra fermarsi
nell’intero continente e che, con il voto nel 2027 in Italia,
Spagna, Francia e Polonia, non può che preoccupare il braccio
esecutivo comunitario. Se a poi tutto ciò si aggiunge che Ursula
von der Leyen è tedesca, popolare e per decenni è stata una
merkeliana di ferro, su quanto sta accadendo in Germania
l’attenzione, seppur, discreta, non può che essere alta. Ed è
certamente anche all’ascesa dei partiti anti-Ue che la
presidente della Commissione sta guardando nella preparazione
dello Stato dell’Unione del 16 settembre.

   
L’ascesa dell’ultradestra, da un punto di vista politico,
rischia di rompere lo schema messo in campo dal principale
partito europeo, il Ppe. Sin dalle prime battute della
legislatura, con la messa a punto di tre paletti invalicabili –
essere pro-Ue, pro-Ucraina, pro-Stato di diritto – i Popolari
hanno di fatto aperto le porte a molte formazioni di destra, a
cominciare da FdI di Giorgia Meloni. L’asse con i Conservatori,
in seno al Parlamento europeo, è stato via via sempre meno
un’eccezione, estendendosi – sia pur di rado – anche ai
Patrioti. La cavalcata di movimenti ancor più estremisti, spinta
dai Maga e dallo stesso Donald Trump, sta facendo traballare la
strategia dei vertici del Ppe. La prima riunione dei Popolari
dopo il voto in Sassonia-Anhalt non sembra essere stata una
passeggiata per il presidente Manfred Weber. C’è chi, come
l’azzurra Letizia Moratti, ha sottolineato espressamente che al
Ppe “condannare AfD non basta, avendo la responsabilità del
cambiamento”. Una fronda, meno silenziosa che in passato, sta
chiedendo a Weber di tornare ad una solida piattaforma
europeista, accorciando la frattura con Socialisti, Liberali e
Verdi emersa in questi primi due anni. Più di un esponente del
Ppe non ha lesinato critiche al cancelliere Friedrich Merz,
dicendosi sicuro che, in un futuro non lontano, sarà costretto a
dimettersi.

   
E’ in questo contesto che, mercoledì prossimo, von der
Leyen pronuncerà alla Plenaria il suo discorso programmatico.

   
L’obiettivo politico della numero dell’esecutivo europeo è
quello di delineare un’Europa che porti soluzioni ai cittadini.

   
Il cronoprogramma che von der Leyen enuncerà sarà fitto. Andrà
dalla questione climatica – sulla quale le posizioni dei vari
partiti europeisti potrebbero riavvicinarsi – alla
competitività, dalla difesa comune alla regolarizzazione della
giungla digitale e dei social. Un’Europa che protegge i suoi
cittadini, che resta unita, che cerca il suo posto nel mondo
sarà uno dei binari dello Stato dell’Unione che von der Leyen
pronuncerà con un’ospite d’eccezione in sala, Mark Carney. Il
primo ministro canadese parlerà all’Eurocamera il giorno
successivo. La sua presenza, in maniera plastica, testimonia il
rapidissimo avvicinarsi dell’Ue al Canada, considerato ormai un
partner ben più vicino e affidabile dell’America di Trump. Dei
punti principali dello Stato dell’Unione von der Leyen ha
parlato alla conferenza dei capigruppo dove, su Ceuta, l’asse
Ppe-Ecr è stato decisivo per incassare una risoluzione la
prossima settimana. Ma nel Ppe hanno considerato quasi
fisiologico quanto avvenuto sulla migrazione. Le porte
all’ultradestra restano sbarrate, viene assicurato. In Germania
come in Europa.

   

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