nel mirino inquinamento, pesca e cemento
La Puglia è la seconda regione italiana per numero di reati ambientali lungo le coste. Sono 2.599 quelli censiti nel 2025 da Legambiente nel rapporto “Mare Monstrum 2026”, un dato che fotografa una situazione ancora critica nonostante il calo rispetto all’anno precedente. Insieme a Campania, Calabria e Sicilia, la Puglia concentra infatti il 53,6% delle illegalità costiere registrate in Italia.
A livello nazionale sono 20.490 i reati ambientali, ai quali si aggiungono circa 36.000 illeciti amministrativi, complessivamente 56.812 violazioni, una media di oltre 156 al giorno, più di 6 ogni ora. Il principale fronte resta quello dell’inquinamento, con circa 7.300 reati, seguito da cemento illegale, con 6.189 casi, dalla pesca di frodo e dalle violazioni legate alla nautica. In Puglia sono 884 i reati legati all’inquinamento, mentre quelli relativi al ciclo illegale del cemento sono 953, ed è particolarmente rilevante anche il capitolo della pesca.
Oltre 4.000 persone denunciate, 146 sequestri e oltre 11.000 attrezzi da pesca e più di 721.000 kg di prodotto ittico sequestrati, per un valore complessivo superiore agli 8 milioni di euro. Secondo Legambiente, la diminuzione dei reati è legata anche alla riduzione dei controlli, scesi di quasi il 20%. L’associazione chiede quindi più verifiche e il completamento della rete di depurazione, e maggiore contrasto all’abusivismo e alle occupazioni illegali del Demanio.




