Musetti, malore e crollo a New York: “Mi è successa una cosa simile a quella di Sinner a Parigi”

Sono le 2.15 sulla East Coast quando Alexander Zverev interrompe l’incubo di veder realizzare il destino che prima o poi tocca a tutte le teste di serie numero 1 degli slam: fare anticipatamente le valigie per colpa di un avversario al quale i bookmaker davano zero, o quasi, chance, il coetaneo francese (29 anni) Quentin Halys, 52 al mondo a inizio Us Open. Finisce invece 6-4 4-6 7-6 6-7 6-3 per il tedesco, dopo un percorso del match più o meno simile a quello del primo turno vinto all’ultimo tuffo contro Lorenzo Sonego. É il sigillo di una giornata interminabile che a noi italiani lascia un po’ di amaro in bocca.
Con le notizie e i numeri non si polemizza, insegnava Gianni Rocca, formidabile braccio destro di Eugenio Scalfari. I numeri che c’interessano sono questi: al momento sono due i nostri connazionali nei top 10 del ranking ATP in tempo reale (Sinner numero 1 e Cobolli 5), ma nei top 20 diventano tre con Musetti (19) e nei top 25 quattro con Darderi (23). Gli Stati Uniti contano sei giocatori tra i primi venticinque, Shelton (7), Fritz (10), Tiafoe (12), Tien (14), Nakashima (15) e Paul (21), ma solo due di loro, Shelton e Fritz, si piazzano tra i dieci migliori. Sempre tra i venticinque, due sono gli spagnoli, Alcaraz (3) e Jodar (13), e altrettanti i russi, Medvedev (6) e Rublev (25). Poi uno ciascuno per Germania, Argentina, Australia, Francia eccetera.
Le news di questi giorni e i numeri mostrano però come il tennis italiano – mai così in salute in oltre un secolo e mezzo di competizioni – possa andare in affanno in assenza di Jannik. Non è accaduto a Parigi dopo la sua quasi immediata eliminazione di fine maggio contro Juan Manuel Cerundolo: sta succedendo agli UsOpen. Chiuso oggi il secondo turno del torneo, notiamo infatti che tra i trentadue approdati ai sedicesimi di finale ci sono due azzurri, Cobolli e Darderi, entrambi nella parte alta del tabellone. I padroni di casa a stelle e strisce fanno assai di meglio con sette qualificati ai sedicesimi di finale: Tiafoe, Michelsen, Shelton e Paul sotto, Zheng, Tien e Fritz sopra.
Eccovi servito un perfetto spoiler: vi ho rivelato, semmai non ne foste già informati, che dei quattro italiani in campo oggi vanno avanti soltanto Luciano Darderi, che ha avuto ragione con fatica (6-3 6-7 6-4 6-4) del qualificato ceco Dalibor Svrcina, 23 anni, ATP 124, e Flavio Cobolli, messo inizialmente alle corde da un altro qualificato, l’australiano Tristan Schoolkate, 25 anni, addirittura ATP 161 (3-6 6-3 6-4 7-5).
L’italo-argentino ha impiegato quasi quattro ore per venire a capo di una partita sporca: diciassette break complessivi, dieci a favore dell’azzurro, venti doppi falli del ceco, quattro consecutivi in un solo game del secondo set. Nel quarto parziale Luciano ha chiesto anche un medical time out per un fastidio alla gamba. Quel che conta è che alla fine sia approdato al terzo turno di Flushing Meadows per il secondo anno consecutivo.
Al netto di qualche numero da Globetrotters – come il tweener del romano che si trasforma in un micidiale lob nel terzo set e l’altro lob che gli consegna il decisivo break nell’undicesimo game del quarto parziale – non si tratta, nei casi di Darderi e Cobolli, di prestazioni memorabili: sempre meglio, tuttavia, del crollo inatteso di Lorenzo Musetti contro la wild card australiana Dane Sweeny, 25 anni, arrivato a New York come 123 della classifica mondiale. Il carrarino domina il primo set, poi lascia che il piccolo avversario (170 centimetri) prenda il comando degli scambi e non rientra più in partita (3-6 6-1 6-2 6-2). Pare che il caldo – che finora aveva risparmiato i giocatori e il pubblico – abbia particolarmente infastidito l’allievo di Simone Tartarini: potrebbe aver subito uno shock termico passando dai gelidi spogliatoi al forno del Grandstand. Lorenzo è sbottato in conferenza stampa: “Quando si supera una certa soglia fisica è difficile tornare indietro. Portiamo spesso il nostro corpo al limite e questa è stata una di quelle volte, mi è successa una cosa simile a quella si Sinner a Parigi. Quest’anno per me è un’Odissea, sono stanco di spiegare (i troppi problemi che mi affliggono ndr)”.
Il suo lungo stop tra maggio e fine luglio, che gli ha fatto saltare Roland Garros e Championships, è stato conseguenza di un infortunio muscolare al retto femorale della coscia sinistra rimediato durante gli Internazionali. In realtà nel corso della stagione è stato tormentato da una catena di guai fisici: agli Australian Open era stato fermato da un risentimento muscolare alla parte alta della gamba destra che ne aveva causato il ritiro nei quarti di finale mentre stava vincendo contro Novak Djokovic. Successivamente, un dolore al braccio destro aveva determinato il forfait a Miami. “Non credo di essermi meritato quello che mi sta accadendo quest’anno”, ha aggiunto, sconsolato.
Non è improbabile che anche Mattia Bellucci abbia avuto oggi qualche acciacco, altrimenti non si spiegherebbero i due-game-due incassati contro Taylor Fritz (6-0 6-1 6-1) in un’ora e 38 minuti sull’Arthur Ashe: appena in giugno il lombardo aveva battuto il californiano nei quarti di Stoccarda sull’erba (7-5 5-7 7-5). Le cronache però non riferiscono di interventi medici e raccontano piuttosto di un Fritz quasi perfetto, capace di vincere l’85 per cento dei punti con la prima di servizio: per lui è il successo più netto in carriera in uno slam. Ma non ho visto il match, quindi mi astengo e mi affido ai racconti altrui.
La sorpresa di giornata è l’eliminazione di Alex de Minaur, testa di serie numero 6, per mano dell’olandese Botic van de Zandschulp, 30 anni, ATP 70, che si è imposto 6-4 7-5 6-2 in due ore e 43 minuti sullo stesso Grandstand fatale a Musetti. Per il tennista di Wageningen è la prima vittoria in cinque confronti con l’australiano, apparso irriconoscibile: cinque volte il servizio perso, 30 errori gratuiti a fronte di 23 vincenti. Van de Zandschulp è del resto uno specialista degli agguati a Flushing Meadows, dove ha raggiunto i quarti nel 2021 ed eliminato Alcaraz al secondo turno nel 2024, e in agosto a Montreal aveva già battuto Medvedev. Con l’uscita di de Minaur, l’Australia resta aggrappata al solo Sweeny.
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