Morto Alex Zanardi, dalla F1 all’handbike: addio al campione che non si è mai arreso

Genova. È morto nella serata del 1 maggio, a 59 anni, Alex Zanardi, ex pilota di Formula 1 e simbolo dello sport paralimpico. Ad annunciarlo la famiglia dell’atleta bolognese, la moglie Daniela e il figlio Niccolò. Dal 2020 lottava con le conseguenze di un tragico incidente avvenuto durante una gara di handbike, sport al quale si era dedicato dopo l’altro incidente che aveva segnato la sua vita, nel 2001, al volante di un’auto da corsa.
Zanardi – che caso vuole se ne sia andato nello stesso giorno in cui, nel 1994, morì Ayrton Senna – era un esempio vivente di resilienza. Aveva visto la morte in faccia in più occasioni eppure non aveva mai mollato anzi, aveva fatto in modo di trasformare il dramma in opportunità.
Inizià con il kart negli anni Settanta. Non smise di correre neppure quando la sorella morì in un incidente stradale. Nel 1991 l’approdo in F1 con la Jordan. Nel Circus sarebbe rimasto fino al 1994, guidando anche per la Lotus. I risultati però non sono quelli attesi e Zanardi si trasferisce negli Stati Uniti, dove si dedica alla Formula Cart.
Il 15 settembre 2001, durante una gara del campionato Champ Car al Lausitzring, in Germania, Alex Zanardi perde il controllo della macchina, che viene centrata dal pilota Alex Tagliani. Nell’incidente perde entrambi gli arti inferiori, che gli vengono amputati. Subisce 16 interventi chirurgici e va per sette volte in arresto cardiaco ma riesce a sopravvivere.
Lo sport gli manca e allora sceglie l’handbike, il paraciclismo: è in quella disciplina che riesce a vincere quattro ori alle Paralimpiadi tra Londra 2012 e Rio 2016, oltre a otto mondiali su strada. Nel 2020, la staffetta di handbike “Obiettivo Tricolore”, ideata da Zanardi per promuovere il paraciclismo, ha attraversato anche Genova.
Poi il 19 giugno 2020, il nuovo brutto scherzo della vita: durante una gara per beneficienza a Pienza, in Toscana, si scontra con la sua bici-carrozzina contro un camion. Alex Zanardi non muore ma resta in coma per oltre un mese, subisce operazioni su operazioni. Riacquista coscienza solo un anno dopo.
Se n’è andato dopo un’esistenza al massimo, tra sport, adrenalina, scrittura, eventi divulgativi, conduzioni televisive – tutti ricorderanno il suo Sfide – e con la consapevolezza di essere un’esempio di tenacia per migliaia di persone.
“La sua storia, dentro e fuori lo sport, ha incarnato i valori più autentici della solidarietà e della resilienza”, commenta Tiziano Pesce, presidente nazionale della Uisp. “Alex ci lascia un’eredità morale immensa, che non potrà che continuare a guidare il nostro impegno quotidiano”.
Il Coni e il Cup hanno lanciato l’invito a far osservare un minuto di silenzio in occasione di tutte le manifestazioni sportive che si svolgeranno in Italia in questo fine settimana.




