Missili a un passo dalla Cina: perché gli Usa spostano gli Hellfire nel cortile cinese
Gli Stati Uniti hanno rafforzato l’arsenale militare di Singapore con una nuova fornitura di missili Hellfire, uno dei sistemi aria-superficie più diffusi al mondo. Il Dipartimento di Stato americano ha autorizzato la vendita di altri 24 missili AGM-114R Hellfire per un valore di 22,3 milioni di dollari, portando a 67 il numero complessivo di ordigni inclusi nei due pacchetti approvati negli ultimi mesi. Prodotti da Lockheed Martin, gli Hellfire sono missili guidati di precisione impiegati contro mezzi corazzati, postazioni fortificate e altri obiettivi terrestri. A utilizzarli sarà l’Aeronautica militare di Singapore, che li integra suoi suoi elicotteri d’attacco AH-64D Apache Longbow.
Missili Usa a Singapore
Come ha sottolineato CNA, il Ministero della Difesa di Singapore ha spiegato che l’acquisto rientra nella strategia di lungo periodo per mantenere elevate la prontezza operativa e le capacità di addestramento delle forze armate. Oltre ai missili, il pacchetto comprende ricambi, aggiornamenti per i lanciatori, servizi di manutenzione, supporto tecnico, assistenza logistica, software, pubblicazioni specialistiche e programmi di formazione.
Il solito Dipartimento di Stato americano ha precisato che la vendita “non altererà l’equilibrio militare di base nella regione”, ma che contribuirà a rafforzare la sicurezza di un alleato considerato essenziale per la stabilità politica ed economica dell’Asia. Washington ritiene inoltre che Singapore non avrà difficoltà a integrare il nuovo equipaggiamento nelle proprie forze armate, già addestrate all’impiego del sistema Hellfire.
Ricordiamo che Singapore occupa una posizione strategica all’ingresso dello Stretto di Malacca, uno dei principali snodi del commercio mondiale e passaggio obbligato tra Oceano Indiano e Mar Cinese Meridionale. Pur mantenendo una politica estera improntata all’equilibrio tra Usa e Cina, la città-Stato rappresenta da decenni uno dei partner militari più affidabili di Washington nel Sud-est asiatico.
La strategia di Washington
L’invio di nuovi missili a Singapore va a potenziare la capacità di deterrenza di un Paese situato nel cuore dell’Indo-Pacifico, proprio mentre la competizione tra Stati Uniti e Cina continua ad allargarsi dal piano economico a quello militare.
Negli ultimi anni Washington ha intensificato la cooperazione con gli alleati dell’area attraverso esercitazioni militari congiunte, nuove forniture di armamenti e una presenza navale sempre più costante.
Di recente Washington ha deciso inoltre di investire circa 30 milioni di dollari per realizzare nuovi depositi logistici permanenti per il Corpo dei Marines nel sud-est dell’Australia. Al centro delle preoccupazioni americane, a proposito di missili, c’è il DF-26, soprannominato da tempo “Guam Killer”. Si tratta di un missile cinese balistico a raggio intermedio capace di colpire obiettivi fino a circa 4.000 chilometri di distanza, portando all’interno del suo raggio d’azione infrastrutture fondamentali come la base aerea di Andersen, i depositi di carburante e i centri di comando presenti sull’isola.
A turbare gli Usa
troviamo anche l’evoluzione del programma DF-27, un sistema che potrebbe estendere ulteriormente la capacità di attacco cinese grazie a una gittata stimata tra 5.000 e 8.000 chilometri e a possibili caratteristiche ipersoniche.
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