Lazio

“Più delle parole contano i gesti, mondo sia più umano” – Il Tempo

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Lampedusa, 4 lug. – (Adnkronos) – Papa Leone, in visita pastorale a Lampedusa, varca la Porta d’Europa e -con un fuoriprogramma- si incammina da solo sugli scogli salendo su quello più alto e guarda l’orizzonte mentre lo zucchetto viene portato via dal vento. E’ la potentissima immagine che più di ogni altra sintetizza la visita nella patria dell’accoglienza. “Più delle parole contano i gesti, il mondo sia più umano”, aveva detto poco prima Leone salutando i lampedusani al campo sportivo dove ha celebrato messa.

Il primo atto della visita , nel solco dei migranti e dopo quella compiuta da papa Francesco a inizio pontificato, è iniziato al cimitero di Lampedusa: qui, tra croci anonime, sono sepolti anche migranti, ci sono anche bambini, morti nei viaggi della speranza. E’ stata la prima volta di un Pontefice. Una visita privata durante la quale il Papa si è inginocchiato, si è raccolto in preghiera, lasciando una corona di fiori. Quindi Leone e’ arrivato alla Porta d’Europa dove ha incontrato due famiglie di migranti. Tra loro, il piccolo Leo, arrivato a Lampedusa da solo dieci anni fa. Qui il fuoriprogramma di grande impatto, fortemente simbolico.

Al molo Favaloro, dove papa Francesco nel 2013 lanciò una corona di fiori in mare per commemorare i tanto morti nei viaggi della speranza, papa Leone ha scoperto una targa intitola al predecessore: ‘Molo Papa Francesco, luogo di approdo, speranza e umanità’. Qui ha incontrato anche alcuni migranti ospitati nell’hot spot lampedusano. Quindi, sulla Fiat Campagnola che utilizzo’ anche il predecessore nel suo viaggio sull’isola, papa Prevost e’ arrivato al campo sportivo, per un giorno ‘cattedrale a cielo aperto‘, per la celebrazione della messa alla quale hanno preso parte anche il governatore siciliano Renato Schifani, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e Claudio Baglioni, grande estimatore di Lampedusa: “Un grande dono per l’isola la visita di due papi”.

Nell’omelia, il chiaro messaggio politico sul dramma dei migranti. “C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate”, la denuncia di Leone. Poi la sferzata all’Europa: “Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado – in quest’area – di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona”. Il Papa, al termine dell’omelia, saluta i lampedusani con un’espressione che letteralmente significa ‘o mio respiro’ ed e’il saluto più affettuoso usato dagli abitanti dell’isola per accogliere e confortare: “A voi comunità di Lampedusa e Linosa, non manchi mai il respiro della fede, della speranza e della carità: ‘O’scià!’”.

“A noi, posti provvidenzialmente nel cuore del Mediterraneo e alle porte dell’Europa, spesso tocca il compito di far gustare il sapore della terra promessa a chi riesce a sbarcare nelle nostre coste, dopo aver provato l’amarezza della schiavitù che si è lasciato alle spalle e l’incertezza della traversata che ha dovuto affrontare. Ma è una “terra promessa” strana, la nostra, perché non ha potenzialità e risorse tali da garantire un futuro; e, proprio per questo, solitamente è solo una terra di passaggio”, le parole dell’arcivescovo di Agrigento, mons. Alessandro Damiano. (dall’inviata Elena Davolio)


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