Minacciò via social Decaro e Palone: Pietro Malanga condannato
Nove mesi di reclusione è la condanna decisa dal giudice monocratico del tribunale di Bari, Alberto Mastropasqua, nei confronti di Pietro Malanga, figlio del più noto Orlando Malanga (a lungo gestore dei bar delle spiagge baresi), e legale rappresentante della società ‘Adriatica srl’, che ha gestito il bar con annessa terrazza sul molo Sant’Antonio, e che risponde di violenza o minaccia a pubblico ufficiale e diffamazione sul web nei confronti del Governatore pugliese Antonio Decaro e dell’ex assessore allo Sviluppo economico, ora alla Polizia locale, Carla Palone, entrambi oggi in aula.
Per Malanga, che in aula ha chiesto scusa a entrambi, il giudice ha anche disposto il pagamento di un risarcimento nei confronti delle due parti offese di 3mila euro ciascuno, che saranno da loro devoluti all’associazione ‘Libera – Contro tutte le mafie’. L’accusa, sostenuta dalla pm Savina Toscani, aveva chiesto una condanna a un anno e mezzo, mentre i difensori delle parti civili, Michele Laforgia e Paola Avitabile, avevano chiesto un risarcimento di 5mila euro a testa.
I fatti di cui risponde Pietro Malanga, assistito dall’avvocato Attilio Triggiani, sono avvenuti ad agosto 2020, quando pubblicò sulla sua pagina Facebook un post, corredato dalla sua foto a Pane e Pomodoro e a Torre Quetta, nel quale si leggeva: “AD CP da adesso siete il mio chiodo fisso, il sangue è arrivato agli occhi, ridateci ciò che è nostro, lì abbiamo dato sangue e sudore, siete il mio chiodo fisso, pezzi di merda”. La minaccia arrivava a seguito della revoca delle concessioni nei confronti delle società della famiglia Malanga, “Il Veliero”, “L’Adriatica”, “Pescobar”, disposta dal Comune di Bari a seguito di interdittiva antimafia nelle settimane precedenti.




