Friuli Venezia Giulia

Migranti, Novelli (FI): ‘prima di accogliere decidiamo chi entra’

TRIESTE.news

25 agosto 2026 – ore 17:30 – “Parte dalla domanda sbagliata il dibattito sull’immigrazione. Prima di chiederci come gestire chi arriva, dobbiamo decidere chi entra. Quale immigrazione possiamo sostenere? Se imbarchiamo chi non vuole integrarsi, non esiste una sola possibilità di gestire i flussi. Viceversa, tramite canali corretti e sicuri, possono arrivare persone realmente interessate a integrarsi. Questo è il vero nodo gordiano, soprattutto per una regione, come il Friuli Venezia Giulia, che diventa la porta di accesso per le orde di disperati che hanno trasformato la rotta balcanica in un esodo perenne verso l’occidente. La Regione sta usando gli strumenti a disposizione, ma è evidente che servano misure, strumenti e coperture finanziarie straordinari perché siamo al cospetto di un fenomeno che è al di fuori dell’ordinario”. Lo afferma in una nota il consigliere regionale di Forza Italia Roberto Novelli, secondo cui la vera alternativa non è “tra accoglienza e rigore, ma tra immigrazione governata e invasione subita”.

“Dobbiamo rafforzare i canali legali – prosegue l’esponente forzista -, individuando con le imprese le professionalità necessarie, selezionando nei Paesi d’origine e investendo nella formazione. Allo stesso tempo dobbiamo contrastare con maggiore efficacia i canali irregolari: devono essere gli Stati a decidere chi entra, non i trafficanti di esseri umani. Quante volte leggiamo che le imprese faticano a trovare lavoratori pronti per certi settori? Quante volte abbiamo sentito, dalle associazioni di categoria, parlare di matching tra domanda e offerta? Invertiamo il processo: partiamo da quello che ci serve, anziché farci carico di quello che arriva”. Novelli richiama anche il cambio di approccio della Svezia, che punta a ridurre l’immigrazione legata all’asilo e a rafforzare i rimpatri, concentrandosi parallelamente sull’attrazione di lavoratori qualificati: “Non si tratta di prendere Stoccolma come modello assoluto, ma di riconoscere che l’integrazione non dipende soltanto dalle risorse investite: contano anche il numero e le caratteristiche delle persone che un territorio è chiamato a integrare”.

Da qui la proposta di introdurre il criterio della “capacità territoriale di integrazione”: non possiamo misurare la capacità di accoglienza contando soltanto i posti disponibili. Dobbiamo considerare case, lavoro, scuole, sanità, servizi sociali, apprendimento della lingua, sicurezza e possibilità di raggiungere l’autonomia. Non basta garantire un letto per considerare chiuso il processo integrativo”. Secondo l’azzurro “la politica migratoria deve quindi poggiare su tre pilastri: immigrazione economica programmata, protezione internazionale per chi ne ha diritto con procedure più rapide, contrasto dell’irregolarità e rimpatrio effettivo di chi non ha titolo a rimanere. Integrare, inoltre, significa anche pretendere rispetto delle leggi, conoscenza della lingua e progressiva autonomia”. Infine, Novelli ricorda che “l’accoglienza diffusa è stata un fallimento: ha sparpagliato bande di disperati in quartieri che sono diventati, mese dopo mese, sempre meno sicuri, meno ordinati, meno puliti. Sarebbe meglio riprendere il progetto dell’hotspot, ovvero un centro di prima accoglienza e identificazione da costruire in una zona periferica e sicura, pronta a registrare, assistere e reindirizzare chi arriva nel nostro territorio, soprattutto alla luce dei recenti sviluppi e dell’emergenza che investe l’Italia e, restringendo il compasso, si riverbera con forza anche sul Friuli Venezia Giulia“.

[c.s.] [a.a.]

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