Lazio

meno burocrazia per le piccole difformità

Sbloccare migliaia di pratiche ferme da anni, senza entrare in rotta di collisione con le norme nazionali. È su questo equilibrio delicato che si muove l’emendamento al “Collegato al Bilancio” della Regione Lazio, proposto da Laura Corrotti, presidente della commissione Urbanistica.

L’obiettivo è dare una risposta concreta al nodo dei condoni edilizi relativi a interventi realizzati prima che le aree venissero sottoposte a vincoli paesaggistici o ambientali.

Il punto di partenza, però, ha richiesto una correzione di rotta. L’ipotesi iniziale prevedeva l’introduzione del silenzio-assenso: un termine di 60 giorni entro il quale gli enti gestori delle aree protette avrebbero dovuto esprimersi, pena l’automatica approvazione delle pratiche.

Una soluzione che si è scontrata con i limiti imposti dalla normativa statale, a partire dalla Legge 241/1990, che esclude espressamente questo meccanismo nelle materie legate alla tutela del paesaggio e dell’ambiente.

A pesare è anche il quadro delineato dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, che stabilisce un sistema di tutele rigido e non derogabile a livello regionale. Senza contare il rischio, nella formulazione originaria, di sanare indistintamente sia irregolarità minori sia abusi edilizi rilevanti.

Da qui la revisione dell’impianto normativo. La nuova versione dell’emendamento punta su un doppio binario. Per gli interventi più rilevanti, realizzati senza titolo o in difformità sostanziale, resta imprescindibile il parere esplicito dell’ente gestore: nessun automatismo, ma una valutazione puntuale sulla compatibilità con i vincoli esistenti.

Diverso il discorso per le cosiddette “tolleranze costruttive”, cioè le difformità minori rispetto ai progetti approvati, spesso legate a errori esecutivi o scostamenti tecnici di lieve entità.

In questi casi, la procedura viene semplificata: non sarà più necessario un nuovo nulla osta, ma basterà una comunicazione formale, riducendo tempi e passaggi burocratici.

Una scelta che punta a rendere più snella la macchina amministrativa senza allentare le maglie dei controlli sugli abusi più gravi.

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