Società

Maternità e lavoro: il 49,4% delle madri è fuori dal mercato, contro l’8,3% dei padri. I dati

Essere giovani e trovarsi senza un impiego, lontani dai libri e dalle aule universitarie, è una condizione che in Italia riguarda quasi due milioni di persone.

Chi sono i volti dietro questi numeri? Il secondo Rapporto Dedalo, presentato a Roma presso la Camera dei Deputati dalla Fondazione Gi Group, analizza a fondo il fenomeno dell’inattività giovanile. I dati mostrano un progressivo miglioramento dal 2020 a oggi; tuttavia, il nostro Paese resta tra i peggiori in Europa, registrando un tasso del 15,6% nella fascia tra i 15 e i 34 anni.

Il peso della genitorialità sulle spalle delle ragazze

Il dato più allarmante riportato nel documento riguarda il profondo divario di genere. Oltre un milione di donne, per l’esattezza 1.106.000, si trova fuori da qualsiasi percorso di studio e lavoro, rappresentando il 59% del totale nazionale dei NEET. Cosa blocca le loro aspirazioni? Le statistiche indicano che la nascita di un figlio costituisce il principale fattore di rischio di esclusione sociale e professionale.

Tra le madri che vivono in coppia, il tasso di inattività schizza al 49,4%. Per capire la gravità della situazione basta fare un paragone: questa percentuale è quasi sei volte superiore a quella dei padri nella stessa condizione, fermi all’8,3%. Le differenze si fanno ancora più marcate nella fascia d’età tra i 20 e i 24 anni; le responsabilità familiari e di cura costringono all’abbandono dei progetti di vita quasi otto giovani madri su dieci, creando un divario di ben 58,5 punti rispetto ai coetanei maschi.

La laurea non basta a cancellare lo svantaggio

Si potrebbe pensare che un titolo di studio elevato garantisca una tutela sicura contro l’emarginazione; i numeri, purtroppo, smentiscono questa convinzione. Una donna laureata presenta un tasso di inattività del 12,5%, contro l’8,1% dei colleghi. Il divario si amplifica ulteriormente all’interno delle famiglie: le madri con una laurea si ritrovano fuori dal mercato occupazionale con una frequenza quasi dieci volte superiore rispetto ai padri laureati.

L’indagine svela inoltre un dettaglio culturale molto radicato. Anche nelle coppie senza figli, il tasso di inattività femminile raggiunge il 15,7%, superando ampiamente il 3,4% registrato tra gli uomini. Questa distanza, costante lungo tutte le età prese in esame, segnala come la semplice convivenza comporti un’assegnazione sbilanciata delle responsabilità domestiche, penalizzando sistematicamente le traiettorie delle donne.

La scala di gravità e l’emergenza scoraggiamento

Per misurare la distanza reale dalla ricerca di un impiego, i ricercatori hanno elaborato una specifica Scala di Gravità suddivisa in otto livelli. I risultati delineano un quadro complesso: quasi un giovane inattivo su tre si colloca al livello massimo, il numero 7. Si tratta di persone che non cercano un impiego, non sarebbero disponibili ad accettarlo e si trovano in questo stato da oltre dodici mesi.

Anche in questa fascia critica emerge una forte disparità. Il 43,1% delle ragazze si ritrova in questo stadio di massimo distacco, contro appena il 13,2% dei ragazzi. Per questo gruppo specifico, rileva il rapporto, i normali strumenti di politica attiva risultano ormai inefficaci; i cosiddetti giovani scoraggiati si concentrano invece in larghissima parte al livello 5 della misurazione.

Le proposte: orientamento scolastico e nuovi asili nido

Come si inverte questa tendenza? Il report individua cinque priorità di intervento generale, partendo proprio dall’istruzione. Diventa fondamentale anticipare l’orientamento educativo per contrastare fin dalle prime fasi scolastiche gli stereotipi che influenzano le scelte degli studenti. A tal fine, viene proposta l’integrazione di un programma specifico all’interno dei corsi di educazione civica, così da presentare l’occupazione regolare come un diritto-dovere universale.

Tra le altre misure suggerite figurano il contrasto al lavoro irregolare, sgravi contributivi per le aziende che assumono donne e il potenziamento dei servizi sul territorio. Per le categorie più vulnerabili, come le giovani madri, le cittadine straniere e le residenti nel Mezzogiorno, il documento richiede un rafforzamento decisivo degli asili nido, un ampliamento del tempo pieno scolastico, congedi di paternità più forti e incentivi mirati allo sviluppo dell’attività da remoto.


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