Maltrattamenti, in carcere marito violento che picchia la moglie: lei scappa con i due figli

Un 39enne albanese è finito in carcere con l’accusa di maltrattamenti in famiglia nei confronti della moglie convivente. La misura cautelare è stata disposta dal giudice Simona Di Maria su richiesta della Procura di Perugia. Domani si terrà l’interrogatorio dell’indagato, difeso dall’avvocato Salvatore Cavuoti.
L’accusa Nel capo di imputazione, nel quale vengono ricostruiti fatti avvenuti a Fossato di Vico, l’uomo è accusato di aver maltrattato la moglie con «reiterate e abituali condotte offensive, denigratorie e violente», poste in essere anche «in stato di ubriachezza». Tra le frasi contestate compaiono espressioni come «tu sei una stupida» e «senza di me non sai dove andare», oltre al riferimento a un precedente episodio di aggressione fisica avvenuto nel 2022. Secondo l’accusa, l’indagato avrebbe anche fatto mancare alla donna «i mezzi economici per la gestione familiare» e avrebbe tenuto condotte di violenza fisica «con abitualità». L’ultimo episodio contestato risale al 28 giugno scorso, quando, dopo una discussione, avrebbe colpito la moglie «cagionandole dolore alla palpazione alla clavicola sinistra».
L’intervento Dagli atti emerge che la sera del 28 giugno, dopo una chiamata al numero di emergenza per una lite in famiglia, i carabinieri sono intervenuti nell’abitazione di Fossato di Vico. Sul posto avrebbero trovato l’uomo con alito alcolico, pur descritto come collaborativo. La donna ha riferito ai militari che il marito era solito assentarsi da casa per molte ore e rientrare ubriaco, assumendo atteggiamenti verbalmente violenti già degenerati in passato in aggressioni fisiche. Quella sera – secondo quanto ricostruito nell’ordinanza – la donna avrebbe deciso di lasciare l’abitazione insieme ai due figli minori, di dodici e sette anni, raggiungendo la casa di una parente a Gualdo Tadino.
La denuncia Il giorno successivo la 33enne ha presentato denuncia querela. Ha raccontato di essersi sposata nel 2011, di avere raggiunto il marito in Italia nel 2013 e di avere avuto da lui due figli. Ha riferito che la relazione sarebbe stata segnata da episodi di violenza già dal 2022, anno in cui, dopo un’aggressione, era stata ospitata in una struttura protetta con i figli. Secondo la ricostruzione il trasferimento della famiglia a Fossato di Vico non avrebbe migliorato la situazione. La donna ha riferito di essere stata umiliata, di non ricevere sostegno economico per la gestione familiare e di dover chiedere aiuto alla sorella per acquistare cibo per i figli. Negli ultimi due mesi – si legge negli atti – il comportamento del marito sarebbe diventato più aggressivo.
Le lesioni La persona offesa ha prodotto un verbale di pronto soccorso, con prognosi di cinque giorni. Nell’ordinanza si richiama anche un precedente intervento dei carabinieri del 2022, quando la donna avrebbe riportato ferite al volto e una prognosi di 40 giorni. In quell’occasione – secondo la banca dati delle forze dell’ordine richiamata dal gip – era stato disposto l’inserimento in struttura protetta insieme ai figli. A giugno 2022 il tribunale per i minorenni di Perugia aveva inoltre disposto il divieto di incontro e di contatti telefonici tra l’uomo e i figli minori. In seguito era stata sospesa la responsabilità genitoriale dell’indagato ed era stato disposto l’allontanamento dalla casa coniugale. Nel 2024 la misura era stata revocata, con monitoraggio del nucleo familiare da parte dei servizi sociali.
Il giudice Secondo il giudice, le dichiarazioni della persona offesa sono credibili e attendibili, e trovano riscontro in fonti documentali e dichiarative. Nell’ordinanza si legge che l’episodio del 28 giugno non è un fatto isolato ma una ulteriore manifestazione di una relazione familiare già segnata, almeno dal 2022, da aggressioni fisiche, condotte umilianti, limitazioni economiche ed esplosioni aggressive legate all’abuso di alcol. Per il gip, le condotte descritte rivelano un regime relazionale fondato su sopraffazione, controllo economico e svalutazione della persona offesa. La donna, pur avendo trovato temporaneamente rifugio presso una parente, avrebbe continuato a temere per la propria incolumità e per quella dei figli.
In carcere Nell’ordinanza viene evidenziato il pericolo di reiterazione dei reati. Il magistrato richiama la frequenza delle condotte, la ricorrenza dello stato di alterazione alcolica nei rientri a casa, la presenza di due minori nel nucleo familiare e la decisione della donna di interrompere la convivenza. Misure meno afflittive non sono state ritenute adeguate. Gli arresti domiciliari – secondo il provvedimento – non sarebbero praticabili perché non risulterebbe disponibile un domicilio diverso da quello familiare e idoneo a impedire contatti, anche indiretti, con la persona offesa e i figli. Per questo è stata applicata la custodia cautelare in carcere.
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