Ultimo a Tor Vergata, una fan umbra: «All’uscita abbiamo camminato per 20 km. Un incubo»

Il concerto di Ultimo dello scorso 4 luglio entrerà sicuramente nella storia della musica italiana per il record delle vendite: sono stati infatti ben 250mila i biglietti venduti per l’evento organizzato dal cantante romano, nell’area verde di Tor Vergata a Roma. L’unico artista ad aver registrato un numero di presenze simile era stato Vasco Rossi nel 2017 al Modena Park con circa 225mila biglietti venduti. Tra i fan accorsi a Roma c’erano, ovviamente, anche molti umbri. A Umbria24, una fan racconta: «All’uscita è stato un incubo. Il concerto, però, è stato bellissimo: nonostante tutto, ne è valsa la pena».
A testimoniare il caos all’uscita del concerto anche tantissimi video pubblicati su TikTok. Le polemiche non hanno riguardato tanto l’arrivo alla radura di Tor Vergata – sede del concerto -, con l’apertura dei cancelli scaglionata in più momenti a partire dalla mezzanotte di venerdì 3 luglio, quanto piuttosto le difficoltà del ritorno a casa. Al termine dell’evento, infatti, le uscite non sono state scaglionate e la metropolitana risultava chiusa. Per tutti i fan che non avevano l’auto parcheggiata il ritorno si è trasformato in un vero incubo.
«Appena finito il concerto ci siamo incamminati verso la metro. C’era tantissima gente e non si aprivano le porte» racconta una fan umbra. Per l’evento, Roma Capitale e Atac avevano varato un piano trasporti eccezionale, incentivando i fan a spostarsi con i mezzi pubblici e garantendo l’apertura per tutta la notte delle linee A, B e C. Atac chiarisce che il servizio è stato funzionante per tutta la notte e che i blocchi sono stati causati dal grande afflusso di utenti: «Dopo un po’ ha ripreso a funzionare ma era impossibile prenderla perché c’erano troppe persone. Ci siamo avviati a piedi con la speranza di riuscire a prendere un Uber. I taxi avevano prezzi troppo alti e gli Uber erano sovraccarichi di richieste, tanto che si trovavano costretti ad annullare le prenotazioni».
«Abbiamo camminato per due ore – racconta -, saranno stati circa 20 km. Fortunatamente poi siamo riusciti a prendere un Uber e siamo tornati in albergo». Ma il problema dell’evento non è stata solo la metropolitana bloccata, bensì anche l’impossibilità di riuscire a collegarsi alla rete telefonica, la mancanza di indicazioni all’uscita e la difficoltà per i mezzi di soccorso di riuscire a transitare. «È un’esperienza che non rifarei. Nel nostro pit c’erano solo due bagni chimici perché alcuni erano rotti. L’unica nota positiva è stata l’app per pagare agli stand» conclude la fan.
Stessa sorte anche per chi si è spostato in macchina. Oltre ai prezzi dei parcheggi – che variavano dai 30 agli 80 euro a sosta – e alla “transumanza” a piedi sotto il sole cocente di luglio, senza navette né indicazioni, chi era in auto è riuscito però, in circa mezz’ora, a uscire dalla zona. I parcheggi, infatti, erano dislocati e distavano dai 2 ai 5 km di distanza dall’area. Altre polemiche sono arrivate, infine, anche da chi doveva recuperare i figli o parenti alla fine del concerto, costretto ad acquistare un biglietto da 26 euro per accedere alle aree che distavano circa 1 chilometro dall’ingresso.
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