Difesa europea, la selettività sarà la chiave nel secondo semestre

Dall’inizio dell’anno, gli asset rischiosi hanno continuato il loro trend rialzista nonostante un contesto caratterizzato da tensioni geopolitiche e dalle preoccupazioni in merito a inflazione, crescita e direzione della politica monetaria. Sebbene nel corso dei mesi si siano accumulati diversi fattori di rischio, i mercati hanno comunque continuato a trovare sostegno in risultati corporate generalmente solidi. Questa dinamica è stata particolarmente evidente tra le aziende esposte al tema dell’IA, i cui risultati si sono dimostrati robusti e alcune delle quali stanno ora iniziando a tradurre gli investimenti effettuati negli ultimi trimestri nei primi driver di crescita concreti.
In questo contesto, la nostra posizione rimane positiva: i fattori che stanno sostenendo i mercati dovrebbero continuare a supportarne la performance nel secondo semestre, ma livelli di valutazione che restano elevati lasciano meno margine di errore. La crescente dispersione tra settori, classi di attivo, segmenti e aree geografiche torna a rappresentare un importante driver di performance.
Azioni: è il momento della selettività
Nel 2025 abbiamo adottato una view costruttiva sull’Europa, ritenendo che il continente stesse beneficiando di un favorevole stimolo fiscale, della normalizzazione della politica monetaria, di valutazioni trattate a sconto rispetto ai mercati statunitensi e di una dinamica degli utili destinata a migliorare. Oggi questa tesi d’investimento torna a essere pienamente attuale.
In particolare, nell’ambito dell’azionario europeo, il tema della sovranità e della resilienza continua ad affermarsi come un trend strutturale di lungo periodo e, a nostro avviso, rappresenta un’esposizione essenziale all’interno di qualsiasi allocazione azionaria.
Difesa europea
A nostro avviso, l’Europa ospita uno degli ecosistemi della difesa più avanzati e performanti al mondo, ma la sfida principale per queste aziende consiste oggi nell’espandere rapidamente la propria capacità produttiva per soddisfare una domanda in forte crescita.
Riteniamo che il tema del riarmo europeo vada ben oltre il contesto del conflitto Russia-Ucraina o, più recentemente, da quello in Iran. Si inserisce in un trend strutturale, alimentato sia dalla graduale riduzione dell’ombrello militare statunitense sia da decenni di sottoinvestimenti cronici che hanno indebolito la difesa europea. A ciò si aggiunge una crescente volontà di rafforzare la sovranità industriale, testimoniata dall’affermarsi del movimento “Buy European”. A nostro avviso, questi fattori indicano che la domanda è destinata a rimanere sostenuta per gli operatori europei del settore.
Tuttavia, in modo apparentemente controintuitivo, il settore ha registrato una performance inferiore al mercato dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. Riteniamo però che questa fase di consolidamento non metta in discussione le prospettive di lungo termine, che si collega al fatto che, all’inizio dell’anno, il posizionamento degli investitori sul settore era diventato estremamente condiviso, favorendo significative prese di profitto in un contesto di valutazioni elevate. Questa dinamica riflette anche i timori macroeconomici: il mercato teme che un contesto di crescita più debole e il potenziale deterioramento dei conti pubblici possano, nel lungo periodo, incidere negativamente sull’evoluzione dei bilanci destinati alla difesa.
Il settore è inoltre rimasto particolarmente sensibile agli sviluppi geopolitici, in particolare alle indiscrezioni su possibili cessate il fuoco in Ucraina o in Medio Oriente, dove qualsiasi prospettiva di de-escalation è stata interpretata come un’occasione per realizzare i profitti. Infine, i recenti sviluppi dei conflitti hanno riacceso gli interrogativi sulla capacità dei principali operatori europei tradizionali di adattarsi a una forma di conflitto sempre più guidata dalla tecnologia, caratterizzata dal ruolo crescente di droni, sistemi di difesa aerea e missili a guida di precisione.
Riteniamo tuttavia che ifondamentali strutturali restino intatti. La tesi d’investimento continua a poggiare su un trend di lungo periodo: dopo diversi decenni di sottoinvestimenti, l’Europa sta entrando in un ciclo prolungato di riarmo, sostenuto da bilanci per la difesa destinati a rimanere elevati. Inoltre, la visibilità rimane eccezionale, come dimostra ad esempio il portafoglio ordini di Rheinmetall, che supera i 73 miliardi di euro, pari a quasi otto volte il fatturato realizzato negli ultimi dodici mesi. Allo stesso tempo, la recente correzione ha consentito una normalizzazione delle valutazioni che, a nostro avviso, rafforza l’attrattività del settore in un’ottica di lungo termine.
È fondamentale però mantenere un approccio altamente selettivo. La recente correzione ha infatti riportato una maggiore capacità di discernimento nella valutazione del settore da parte del mercato. Se in precedenza la difesa europea veniva considerata come un blocco omogeneo, oggi gli investitori iniziano a distinguere più chiaramente tra i diversi profili societari, le esposizioni industriali e la qualità dell’esecuzione. In questo contesto, la diversificazione tra attività civili e militari, così come tra fornitori di componenti e produttori di sistemi, continua a rappresentare, a nostro avviso, un elemento chiave di resilienza e differenziazione.
Industria europea
L’esigenza di rafforzare l’autonomia dell’Europa va ben oltre il settore della difesa. In quest’ottica è in corso una mobilitazione di capitali senza precedenti: diverse centinaia di miliardi di euro sono destinate a sostenere i settori strategici europei, con l’obiettivo di rafforzarne l’autonomia e la competitività, garantendo al tempo stesso l’influenza e la resilienza dell’economia europea nel lungo periodo.
In questo contesto, il Vecchio Continente sta dimostrando la volontà di riconquistare un maggiore grado di autonomia industriale. Questo orientamento si traduce in un ampio processo di reindustrializzazione del tessuto economico europeo. Anche in questo caso, l’Europa può contare su importanti leader industriali, ben posizionati per beneficiare degli ingenti programmi di stimolo fiscale attualmente in corso.
Tra i titoli industriali europei, il nostro approccio rimane, ancora una volta, selettivo. In questa fase manteniamo un atteggiamento più prudente nei confronti dei titoli industriali “tradizionali”, che continuano a dover affrontare diversi fattori avversi, in particolare l’aumento dei costi dell’energia e della logistica a seguito della crisi nello Stretto di Hormuz, nonché il rischio di nuove barriere tariffarie, soprattutto negli Stati Uniti. Al contrario, manteniamo una visione favorevole sulle società industriali direttamente esposte al tema dell’IA, in particolare quelle specializzate nelle infrastrutture elettriche e nelle apparecchiature necessarie allo sviluppo dei data center. Le dinamiche della domanda in questo comparto restano particolarmente solide, come dimostrano gli andamenti registrati da diversi operatori europei del settore.
Continuiamo inoltre a essere positivi sulle aziende che beneficiano indirettamente delle attuali tensioni geopolitiche attraverso il tema della sicurezza degli approvvigionamenti energetici. In questo segmento, le società attive nel trasporto o nello stoccaggio di gas naturale liquefatto (Gnl) continuano a beneficiare di una domanda sostenuta, alimentata dalla riorganizzazione strutturale di lungo periodo dei flussi energetici globali.
*Head of Capital Markets Strategies di Tikehau Capital
Source link




