L’incredibile storia di Filippo Mazzei, il medico toscano che ispirò la frase sull’uguaglianza nella Dichiarazione d’indipendenza Usa
Duecentocinquanta anni fa, il 4 luglio del 1776, i 56 rappresentanti di 13 colonie britanniche della costa atlantica del Nordamerica si ritrovarono alla Convenzione di Filadelfia, nello Stato della Pennsylvania, e firmarono un documento denominato formalmente “L’unanime Dichiarazione dei tredici Stati uniti d’America”, che poi sarebbe passato agli annali come la “Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America”. Nascevano gli Usa. Quel documento giunse dopo un anno che era iniziata la guerra delle 13 colonie contro la Gran Bretagna e che si concluse solo nel 1783 quando Re Giorgio III riconobbe l’indipendenza degli Stati Uniti d’America con il Trattato di Parigi.
Anche se il suo ruolo non è sempre completamente riconosciuto, Filippo Mazzei – medico e giramondo toscano di Poggio a Caiano (oggi in provincia di Prato) nato nel 1730 – ebbe un ruolo importante nella rivoluzione americana, conobbe e frequentò tutti e cinque i primi presidenti americani – ovvero George Washington, Thomas Jefferson (cui fu legato da una lunga amicizia), John Adams, James Madison e James Monroe – fu definito l’italiano che più ha fatto conoscere l’ideologia e i costumi dell’America in Europa, ben prima di Tocqueville, ma soprattutto le sue idee contro l’intollerabile dominazione inglese, inneggianti alla libertà e all’eguaglianza furono pubblicati su dei libretti che vennero furono tradotti in inglese dallo stesso Jefferson. Questi rimase influenzato da tali ideali, tanto da ritrovare successivamente alcune frasi di Mazzei riportate nella Dichiarazione d’Indipendenza.
I principi della Dichiarazione ispirati da Mazzei
In particolare la famosa frase sull’uguaglianza nella “Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti” – “Noi sosteniamo che queste verità sono di per sé evidenti, che tutti gli uomini sono creati uguali, che sono dotati dal loro Creatore di certi diritti inalienabili, che tra questi vi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità” – fu tratta dalla “Dichiarazione dei diritti della Virginia” che a sua volta si era ispirata alle tesi di Mazzei già pubblicate sulla stampa locale, e in particolare a quella secondo cui “Tutti gli uomini sono per natura egualmente liberi e indipendenti. Quest’eguaglianza è necessaria per costituire un governo libero. Bisogna che ognuno sia uguale all’altro nel diritto naturale”.
E la paternità di Mazzei del principio che “tutti gli uomini sono creati uguali” gli fu riconosciuta anche dal presidente John Fitzgerald Kennedy, nel libro A Nation of Immigrants, pubblicato nel 1958 – “La grande dottrina ‘Tutti gli uomini sono creati uguali’, inserita nella Dichiarazione d’Indipendenza da Thomas Jefferson, fu parafrasata dagli scritti di Philip Mazzei, un patriota italiano, e stretto amico di Jefferson” -, così come Martin Luther King, nel famoso discorso denominato I have a dream del 28 agosto 1963, pur senza citarlo si richiamò a Mazzei: “Io sogno che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso autentico del suo credo: ‘Noi riteniamo queste verità autoevidenti, che tutti gli uomini sono stati creati uguali’”.
Cosa ci faceva Mazzei in America
Insomma Filippo Mazzei, probabilmente unico italiano ad aver partecipato a quella fase cruciale della storia degli Stati Uniti, va considerato una delle figure più significative dell’indipendenza americana. Dopo gli studi a Prato e Firenze, Mazzei si trasferì prima a Smirne, in Turchia, poi a Londra; qui venne a contatto con alcuni circoli dove conobbe Benjamin Franklin e Thomas Adams che da presto sarebbero stati trai principali protagonisti della rivoluzione americana. Attirato dagli amici e spinto dalla curiosità, nel 1773 Mazzei si trasferì in Virginia, dove viveva Jefferson. Con questi Mazzei stabilì prima un rapporto di tipo commerciale e poi un sodalizio di tipo intellettuale che si sarebbe protratto per circa 40 anni. Divenuto cittadino della Virginia, andò volontario sin dalle prime ore nella guerra d’indipendenza americana; quindi nel 1778 fu spedito da Jefferson e Madison in Europa per cercare prestiti, acquistare – o meglio, contrabbandare – armi e ottenere informazioni politiche e militari utili alla nascente nazione.
L’incredibile storia di Mazzei, da medico a primo ambasciatore Usa
Racconta Jacopo Mazzei, discendente del medico-filosofo-agente segreto: “Sicuramente fu un personaggio complesso, che nasce in una famiglia di commercianti e proprietari di terreni e che, travolto da questo bisogno di avventura, di conoscere il mondo, di ampliare la sua conoscenza anche di tipo sociale, si sposta in vari paesi e amplia i suoi interessi fino al punto di entrare in contatto con un gruppo di giovani animatori dell’idea di libertà delle colonie britanniche in America“. In queste discussioni nacque l’amicizia con Jefferson. Tra gli altri principi inseriti nella Costituzione, sottolinea Mazzei, anche il diritto a perseguire la felicità. “Divenne ambasciatore delle istanze americane in Europa e cercò perfino di convincere il Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo, a diventare partner commerciale della Virginia. Ma questi purtroppo non aveva nessuna intenzione di inimicarsi i poteri forti d’Europa“.
Se lo volessimo rapportare al giorno di oggi, come lo potremmo definire? “Mazzei fu un uomo con una visione estremamente moderna, con un approccio ai temi di democrazia, come la separazione dei poteri, che perseguì con tenacia e forza ideale. Fu testimone della liberazione delle colonie britanniche in America, cercò di evitare che la Rivoluzione francese sfociasse nel terrore e finì col collaborare con Stanislao di Polonia, il sovrano più democratico d’Europa, concludendo un percorso di partecipazione a quei movimenti che hanno cambiato il volto del mondo. Poche altre persone, oltre a Mazzei, parteciparono a dei momenti così importanti della storia”.
Un busto di Mazzei in viaggio negli Stati Uniti
Dal 1990 a San Giuliano Terme, vicino a Pisa, ha sede un circolo culturale intitolato a Filippo Mazzei dove ogni anno, il 4 luglio, si celebra l’Indipendenza degli Stati Uniti. Anni fa il circolo entrò in contatto con il “DAR” (Daughters of American Revolution), un’associazione di donne discendenti di patrioti americani. Tra le due associazioni sono nati dei rapporti che quest’anno sfociano in uno virtuoso scambio storico-artistico. Lo scultore italiano Luciano Massari, che opera a Carrara, ha realizzato due busti in marmo raffiguranti Thomas Jefferson e Filippo Mazzei. Presto le due opere partiranno alla volta degli Stati Uniti per essere mostrate – dal 17 settembre nella sede delle Dar, a Washington – insieme a una mostra di documenti che testimonia la lunga e proficua amicizia tra Mazzei e Jefferson. Quindi il busto di Mazzei rimarrà negli Usa, in un luogo ancora da decidere, mentre quello di Jefferson tornerà in Italia e sarà anch’esso destinato all’esposizione presso una sede istituzionale che verrà svelata prossimamente.
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Nella foto in alto | A sinistra, il momento della stesura della dichiarazione d’indipendenza Usa in un dipinto di John Trumbull; a destra il volto di Mazzei dipinto dal celebre ritrattista Jacques-Louis David
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