Emilia Romagna

le sedi e le mostre aperte sabato 15 agosto






In occasione di Ferragosto, i Musei Civici del Comune di Bologna sono regolarmente aperti con orario uniforme e continuato dalle 10.00 alle 19.00.
Un’occasione speciale per accogliere, durante la festività che segna il culmine della stagione estiva, sia chi rimarrà in città per godersi a pieno l’offerta culturale sia i turisti che visiteranno Bologna per scoprirne il ricco patrimonio storico-artistico.

Le sedi museali visitabili sabato 15 agosto 2026 sono: Museo Civico Archeologico, Museo Civico Medievale, Collezioni Comunali d’Arte, Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Museo Morandi, Casa Morandi, Museo per la Memoria di Ustica, Museo internazionale e biblioteca della musica.
Aperto dalle ore 8.00 alle 18.00 anche il Cimitero Monumentale della Certosa, il più grande museo a cielo aperto della città, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO nell’ambito del progetto “Portici di Bologna”.
Rimangono chiusi per la consueta pausa estiva il Museo del Patrimonio Industriale e il Museo civico del Risorgimento.
Per informazioni: www.museibologna.it.

Orari di apertura sabato 15 agosto 2026

Museo Civico Archeologico (via dell’Archiginnasio 2) ore 10.00 – 19.00
Museo Civico Medievale (via Alessandro Manzoni 4) ore 10.00 – 19.00
Collezioni Comunali d’Arte (Palazzo d’Accursio, Piazza Maggiore 6) ore 10.00 – 19.00
Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini (Strada Maggiore 44) ore 10.00 – 19.00
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna (via Don Giovanni Minzoni 14) ore 10.00 – 19.00
Museo Morandi (via Don Giovanni Minzoni 14) ore 10.00 – 19.00
Casa Morandi (via Fondazza 36) ore 10.00 – 19.00
Museo per la Memoria di Ustica (via di Saliceto 3/22) 10.00 – 19.00
Museo internazionale e biblioteca della musica (Strada Maggiore 34) ore 10.00 – 19.00.

I musei rifugi climatici

Per tutto il mese di agosto, durante gli orari di apertura ordinari, tre sedi del sistema museale civico – Museo Civico Archeologico, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e Museo della Musica – rimangono fruibili anche come rifugi climatici: spazi pubblici ad accesso libero e gratuito che continuano a svolgere le proprie attività ordinarie, ma che durante l’estate garantiscono condizioni favorevoli per una sosta nelle ore più calde della giornata.
La mappa aggiornata dei rifugi climatici istituita dal Comune di Bologna è consultabile qui.

Le mostre temporanee

Accanto alle collezioni permanenti che raccontano l’intera storia dell’area metropolitana bolognese, dai primi insediamenti preistorici fino alle dinamiche artistiche, economiche, scientifiche e produttive della società contemporanea, ricca e variegata è la proposta delle mostre temporanee in corso nel periodo estivo, in grado di attirare l’interesse di pubblici eterogenei.
Le iniziative espositive fanno parte di Bologna Estate 2026, il cartellone di attività promosso da Comune di Bologna e Città metropolitana di Bologna – Territorio Turistico Bologna-Modena.

Il Medagliere si rivela. Non solo monete… curiosità dal Medagliere

A cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini
Fino al 7 settembre 2026
Museo Civico Archeologico (Atrio) | Via dell’Archiginnasio 2, Bologna
Telefono: +39 051 2757211
www.museibologna/archeologico

Il_Medagliere_si_rivela_Non_solo_monete.jpg
Manifattura Cina
Gettone da gioco (fiches/token), XVIII-inizio XIX sec.
Madreperla
Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 97922

Nell’ambito della rassegna Il Medagliere si rivela volta a far conoscere al grande pubblico la propria ricchissima raccolta numismatica, il Museo Civico Archeologico presenta per il suo nono appuntamento una vetrina tematica dal titolo Non solo monete… curiosità dal Medagliere.
Il percorso espositivo, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, propone una selezione di ventisette beni rari e curiosi che, pur gravitando intorno al mondo della moneta e della medaglia, se ne distaccano per funzione e caratteristiche, offrendo uno sguardo inedito sulla vita sociale e sulle tecniche artigianali dei secoli passati. Con l’esposizione si intende infatti valorizzare e far conoscere la ricchezza, la varietà e la poliedricità della collezione.
La mostra è liberamente visitabile nell’atrio del Museo Civico Archeologico.

Aemilia Ars per Bologna. L’arte e la città

A cura di Silvia Battistini, Giancarlo Benevolo e Mark Gregory D’Apuzzo
Fino al 6 settembre 2026
Museo Civico Medievale (Lapidario) | Via Alessandro Manzoni 4, Bologna
Telefono: +39 051 2193916 / 2193930
www.museibologna.it/medievale

L’esposizione Aemilia Ars per Bologna. L’arte e la città, a cura di Silvia Battistini, Giancarlo Benevolo e Mark Gregory D’Apuzzo, si propone di far conoscere l’importanza culturale e non solo estetica del movimento Aemilia Ars, peculiare espressione felsinea di una tendenza diffusa in tutta Europa tra la fine del XIX e l’inizio del XIX secolo per il rinnovamento estetico delle arti decorative e degli oggetti di uso quotidiano.
Fondata a Bologna nel 1898 per divulgare un progetto innovativo nell’ambito dell’ideazione e della produzione artistica e artigianale, alla società Aemilia Ars si associa l’idea di un gusto moderno, aggiornato sulle novità del Liberty internazionale prima e dell’Art Déco poi, ma che affonda le radici nel recupero dei modelli decorativi propri dell’arte medievale e rinascimentale.
La società coinvolse imprenditori, teorici del restauro e conoscitori della storia dell’architettura, nonché artisti che elaborarono progetti originali e artigiani che li realizzarono, in un fervido clima culturale che sopravvisse alla fine commerciale sopraggiunta già nel 1903.
L’esposizione è inoltre un’occasione per ammirare materiali Aemilia Ars solitamente non esposti, appartenenti alle collezioni permanenti dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna.

Franceschini segreto. Un modello rivelato

A cura di Antonella Mampieri
Fino al 20 settembre 2026
Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini | Strada Maggiore 44, Bologna
Tel.+ 39 051 236708
www.museibologna.it/daviabargellini

Franceschini_segreto_Un_modello_rivelato.jpg
Marcantonio Franceschini (Bologna, 1648 – ivi, 1729)
Santa Cecilia in gloria con i santi Lucia, Margherita d’Antiochia, Osvaldo di Northumbria, 1711
Olio su tela, cm 64 x 38
Collezione privata

I Musei Civici d’Arte Antica accolgono come ospite in prestito da una raccolta privata, nella sede del Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, un dipinto dalla storia affascinante e dalla rara iconografia: Santa Cecilia in gloria con i santi Lucia, Margherita d’Antiochia, Osvaldo di Northumbria, opera di Marcantonio Franceschini (Bologna, 1648 – ivi, 1729), uno dei più illustri rappresentanti dell’arte felsinea tra Sei e Settecento.
L’occasione espositiva Franceschini segreto. Un modello rivelato, a cura di Antonella Mampieri, si configura come un’opportunità unica per riscoprire e osservare con rinnovato interesse, grazie al confronto ravvicinato, i numerosi dipinti del maestro e della sua scuola esposti nelle sale del museo e commissionati dalla famiglia Bargellini.
La piccola tela (1711, cm 64 x 38) è attualmente il solo modello superstite tra i pochissimi eseguiti dal pittore e ricordati dalle fonti. Ne era ignota l’esistenza in quanto, come ricerche d’archivio hanno permesso di scoprire, Marcantonio Franceschini lo creò, in via riservata, come riferimento per il figlio Giacomo Maria (Bologna, 1672 – ivi, 1745), pittore garbatamente modesto e collaboratore della sua nutrita bottega, a cui fu affidato l’incarico di realizzare una pala per la chiesa bolognese di Santa Maria Incoronata. Il risultato figurò così come opera autonoma di Giacomo Maria, una tra le poche a lui riferite, dato che la sua attività abituale si concentrava sulla produzione di copie di dipinti del padre, per lasciare il pubblico nella convinzione che l’opera fosse interamente frutto del suo pennello.
L’impegno compositivo profuso e l’elevato livello di finitura, del tutto inusuale per un’opera preparatoria, fanno di questo dipinto, nonostante le dimensioni ridotte, uno degli esiti più affascinanti dell’artista.

Giuseppe Chiari 1926 – 2026. Partitura per un museo

A cura di Lorenzo Balbi e Mario Chiari
Fino al 27 settembre 2026
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna (Sala delle Ciminiere) | Via Don Giovanni Minzoni 14, Bologna
Tel. +39 051 6496611
www.museibologna.it/mambo

Giuseppe_Chiari_1926-2026_Partitura_per_un_museo.jpg
Giuseppe Chiari (Firenze, 1926 – ivi, 2007)
La musica è facile, 1972
Inchiostro su carta, 15 fogli, cm 70 x 50 ciascuno
Opera acquisita dal MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna con il sostegno del PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura
Foto Ornella De Carlo
Courtesy Comune di Bologna | Settore Musei Civici Bologna | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna

La mostra Giuseppe Chiari 1926 – 2026. Partitura per un museo, concepita in occasione del centenario della nascita dell’artista (Firenze, 1926 – ivi, 2007), intende restituire una lettura critica complessiva della produzione di Chiari, riconosciuta come una delle più rilevanti nel panorama dell’arte italiana della seconda metà del Novecento.
L’esposizione, a cura di Lorenzo Balbi e Mario Chiari, rappresenta la prima retrospettiva completa del lavoro di Giuseppe Chiari in un’istituzione pubblica e si distingue per un impianto che propone un’indagine articolata e trasversale superando la logica della presentazione per nuclei omogenei. In questa prospettiva, la figura di Chiari viene storicamente contestualizzata a partire dagli anni Sessanta e Settanta, con aperture agli sviluppi successivi, e riletta alla luce delle sue relazioni con Fluxus in Italia e con altre esperienze coeve. Il suo posizionamento all’interno di tali contesti si definisce, tuttavia, per una sostanziale autonomia: una partecipazione intermittente e non pienamente assimilabile, che si traduce in un attraversamento critico delle correnti senza mai coincidere con un’adesione programmatica.
Ad accompagnare la mostra, un progetto editoriale (Edizioni MAMbo), progettato da D+ studio, dedicato all’artista. Il libro bilingue italiano e inglese contiene foto di allestimento, saggi e schede di approfondimento a firma di Lorenzo Balbi, Gabriele Bonomo, Carlotta Castellani, Stefano Cavaliero, Livia De Pinto, Marco Giovenale, Anna Cestelli Guidi, Claudio Musso, Parasite 2.0, Francesca Pola ed Elena Colzi, Cosetta Saba, Desdemona Ventroni e Uliana Zanetti.
Il progetto è sostenuto dal PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la foce

A cura di Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli
Fino al 4 ottobre 2026
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna (Project Room) | Via Don Giovanni Minzoni 14, Bologna
Tel. +39 051 6496611
www.museibologna.it/mambo

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Luigi Ghirri, dalla serie Blu infinito, 1991
Stampa coeva Arrigo Ghi
Collezioni private in deposito presso MARV | Museo d’Arte Rubini Vesin, Gradara / Rete Museale Marche Nord

L’esposizione, curata da Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli, documenta il sodalizio intellettuale e creativo nato dalla collaborazione tra Luigi Ghirri (Scandiano, 1943 – Roncocesi, 1992), fotografo tra i protagonisti della scena contemporanea internazionale, e Gianni Celati (Sondrio, 1937 – Brighton, 2022), critico, traduttore, scrittore e cineasta.
Al centro del percorso espositivo un ampio corpus di fotografie realizzate da Luigi Ghirri tra il 1989 e il 1991, durante i sopralluoghi e la lavorazione di Strada Provinciale delle Anime, il primo lungometraggio diretto da Gianni Celati che rappresenta lo sviluppo cinematografico di quell’esplorazione del paesaggio padano cominciata con il successo letterario di Verso la foce (1989). In questo triennio di lavoro comune, la macchina fotografica di Ghirri accompagna e testimonia la ricerca del cineasta, fissando la genesi del film in immagini rivelatrici di una nuova e intensa attenzione alla figura umana.
Il progetto espositivo è accompagnato da una pubblicazione edita da Danilo Montanari Editore, che approfondisce la comunanza di visione e il complesso e proficuo rapporto tra il fotografo e lo scrittore cineasta attraverso un’introduzione di Lorenzo Balbi, i saggi critici di Marco Sironi, Gabriele Gimmelli e Corrado Confalonieri e un’intervista a Luca Buelli a cura di Giulia Pezzoli.
L’iniziativa ha come partner culturale la Fondazione Luigi Ghirri e per la sua realizzazione si ringrazia il MARV | Museo d’Arte Rubini Vesin / Rete Museale Marche Nord.
Il progetto è sostenuto da Strategia Fotografia 2025, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Evgeny Antufiev | Luce che proietta ombra / Light Casts Shadow

A cura di Lorenzo Balbi
Fino al 13 settembre 2026
Casa Morandi | Via Fondazza 36, Bologna
Tel. +39 051 6496611 (centralino MAMbo)
www.museibologna.it/morandi

Evgeny Antufiev | Luce congelata / Frozen Light
A cura di Lorenzo Balbi
Fino al 13 settembre 2026
Casa Museo di Giorgio Morandi | Località Campiaro, SP24, 115, 40030 Grizzana Morandi (BO)
casamuseomorandi.it

Evgeny_Antufiev.jpg
Evgeny Antufiev
Untitled (dettaglio), 2026
Bronzo, patina, cm 70,5 x 33,5 x 33,5
Courtesy l’artista e z2o Sara Zanin (Roma), Emalin (Londra)

Il progetto dedicato all’artista russo Evgeny Antufiev (Kyzyl, 1986) si articola in due mostre parallele nei luoghi frequentati da Giorgio Morandi: la Casa Museo a Bologna e la Casa Museo a Grizzana.
«Questa è una mostra difficile per me», scrive l’artista, perché il confronto con Morandi non si dà come continuità ma come attrito: «Le opere di Morandi sono luce…le mie sono ombra… si negano a vicenda, come la luce nega l’ombra».
A Bologna, il lavoro si sposta altrove: non verso la pittura, ma verso le incisioni. È nella linea – «netta, inquietante, a tratti pungente e angolare» – che l’artista riconosce un controcampo della luce morandiana, una zona di tensione da cui emergono i mosaici e le sculture in bronzo. Qui il peso diventa decisivo: «le mie opere sono pesanti… come il bronzo e la pietra in un’antica tomba», una gravità che non illumina ma assorbe.
A Grizzana, l’intervento si innesta nella casa come una variazione minima ma insistita: oggetti in alluminio e argento, disseminati stanza per stanza, riflettono quella «luce congelata» che sembra trattenere il tempo negli interni. «La casa è piena di tristezza, luce congelata e tempo congelato», nota Antufiev, trovando nell’alluminio un materiale affine, capace di restituire una luminosità attenuata, polverosa, quasi domestica.
Le due mostre, curate da Lorenzo Balbi, non cercano un terreno comune. Piuttosto, si dispongono come poli: «due poli della stessa sfera», spiega ancora Antufiev, «opposti, ma non per questo meno connessi» . È in questa distanza – tra luce e ombra, tra riflessione e densità – che il dialogo si produce, non come sintesi ma come coesistenza, qualcosa che «in natura, non può incontrarsi».
Entrambe le mostre sono realizzate in collaborazione con le gallerie z2o Sara Zanin (Roma) e Emalin (Londra).

QUEEN The Last Tour. Le foto di Torleif Svensson dal Magic Tour del 1986

A cura di Pascal Casadei van Raamsdonk
Fino all’11 ottobre 2026
Museo internazionale e biblioteca della musica (Spazio mostre e museo) | Strada Maggiore 34, Bologna
Telefono: +39 051 2197911
www.museibologna.it/musica

©Torleif_Svensson.jpg
Torleif Svensson
Who Wants To Live Forever
Knebworth Park, Stevenage, 9 agosto 1986
Dalla serie Queen – The Last Tour, Magic Tour 1986
© Torleif Svensson

Il Museo internazionale e biblioteca della musica prosegue l’esplorazione del filone delle esposizioni fotografiche basato sull’affascinante incontro tra immagine e musica, ospitando per la prima volta in Italia QUEEN The Last Tour. Le foto di Torleif Svensson dal Magic Tour del 1986, la mostra dedicata al leggendario Magic Tour del 1986, ultima tournée dei Queen con la storica formazione al completo composta da Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon, di cui ricorre il 40° anniversario.
Curata da Pascal Casadei van Raamsdonk e realizzata in collaborazione con A Piece of His Own, l’esposizione presenta gli scatti di Torleif Svensson, fotografo che seguì la band durante il tour di A Kind of Magic, documentando la potenza scenica di Freddie Mercury, l’energia del pubblico e l’atmosfera irripetibile dei concerti. Le 37 fotografie in mostra, custodite per decenni nell’archivio personale dell’autore e poi riscoperte, raccontano l’ultimo grande viaggio dei Queen con Freddie Mercury: dal trionfo del Live Aid del 1985 fino allo storico concerto finale di Knebworth Park, davanti a oltre 120.000 spettatori.
Accanto alle fotografie di Svensson, una selezione di memorabilia appartenuti ai membri della band – strumenti, vestiti e accessori – dialogano con le collezioni storiche del Museo della Musica, in un confronto tra epoche diverse che rivela sorprendenti continuità. Cambiano i linguaggi, i contesti e i pubblici, ma resta centrale il modo in cui l’artista costruisce la propria presenza scenica e trasforma il talento musicale in una figura simbolica.
 























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