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Lavoro 2035, addio al capo tradizionale: manager orchestratore e team ibridi. Studio Politecnico di Milano e Indeed

Tra dieci anni il mondo del lavoro non sarà né distopico né irriconoscibile. Sarà popolato da team ibridi dove persone e strumenti di intelligenza artificiale collaboreranno in modo sinergico.

A descrivere tale scenario è il white paper dell’Osservatorio HR Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, realizzato insieme a Indeed. L’etichetta scelta per il fenomeno è “Human-Tech Workforce”. La tesi di fondo: più l’IA avanza, più il contributo umano diventa un fattore decisivo per la competitività.

Già oggi il 69% delle aziende utilizza l’IA per automatizzare l’analisi dei curriculum. Un numero minore, il 22% delle direzioni HR, sfrutta gli algoritmi per suggerire ai candidati le posizioni più affini al proprio profilo. L’evoluzione prevista porta verso un reclutamento proattivo, capace di intercettare talenti prima ancora che inviino una candidatura. Restano però nodi aperti: i bias algoritmici, la perdita della componente umana nelle decisioni sensibili, il rischio di erodere il know-how individuale e organizzativo. L’equilibrio tra efficienza tecnologica e controllo umano rappresenta la prima sfida concreta.

Le competenze, intanto, stanno diventando la nuova moneta di scambio. L’obsolescenza corre veloce. Il 64% delle organizzazioni prevede un arricchimento delle competenze legate all’IA per la maggior parte dei ruoli. Per il 56,3% dei lavoratori, la possibilità di accedere a percorsi di formazione è già oggi una leva attrattiva di primo piano. Le aziende dovranno cercare profili “skill-hungry”, persone desiderose di apprendere ogni giorno.

All’altro capo della forbice demografica c’è l’invecchiamento della popolazione. La forza lavoro sarà più longeva. Più di un lavoratore su due tra gli over 40 è un caregiver. Le imprese dovranno offrire flessibilità e supporto ai senior, garantendo al contempo work-life balance e sviluppo per le nuove generazioni. Il 63% delle organizzazioni considera già una sfida la costruzione di ponti intergenerazionali. Costruirli diventerà un elemento centrale, non accessorio.

C’è poi un dato che sfugge alle analisi puramente quantitative. Il 22% dei lavoratori ritiene che l’IA stia avendo un impatto negativo sul significato del lavoro. Gli esperti parlano di “human mattering crisis”, una crisi della rilevanza umana. Per contrastarla, le job description non potranno più limitarsi a elencare compiti e requisiti. Dovranno esplicitare il senso del ruolo e il valore umano che porta con sé. Allo stesso tempo, il 45,1% dei lavoratori chiede trasparenza sullo scopo sociale dell’azienda.

Sul fronte dei servizi, le richieste sono precise: assistenza sanitaria per il 68,8% delle persone, supporto ai caregiver per il 54,9%, benessere psicologico per il 50,6%. Solo il 32% delle organizzazioni ha implementato o pianificato politiche di trasparenza salariale. E sul fronte della diversità e inclusione, il 63% delle imprese italiane si dichiara ancora in fase iniziale o di consolidamento.

Il manager tradizionale, pertanto, è destinato a sparire. Non più supervisore gerarchico né figura di controllo. Il futuro chiama professionisti capaci di orchestrare la collaborazione tra persone e sistemi. Le nuove generazioni mostrano scarso interesse per le posizioni manageriali classiche, associate a stress e a un bilanciamento vita-lavoro negativo. Serviranno grandi capacità di gestione della complessità, pensiero sistemico e competenze tecnologiche. La trasformazione è già iniziata.


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