Emilia Romagna

Lavoratori stremati, organici inadeguati e rischio clinico in aumento


“Una situazione diventata ormai insostenibile, che mette a rischio non solo la salute psico-fisica del personale dipendente, ma la stessa sicurezza dei pazienti”. Questo il grido d’allarme lanciato oggi dai lavoratori della sanità romagnola, riuniti in un presidio davanti alla sede dell’Ausl della Romagna sotto le bandiere della Uil Funzione Pubblica di Ravenna, Cesena, Forlì e Rimini. 

“La mobilitazione – spiega il sindacato – rappresenta il culmine di un percorso di protesta già avviato nel mese di febbraio con i presidi negli ospedali romagnoli. Al centro della contestazione, una gestione del personale che si regge quasi esclusivamente sul sacrificio dei singoli. Siamo di fronte a una costante rimodulazione dei turni, salti dei riposi e continue chiamate a casa nei giorni di libertà. Anche programmare le ferie, un diritto sacrosanto, è diventato un lusso da conquistare a fatica. La radice del problema risiede in organici totalmente inadeguati rispetto alla complessità dei servizi. Di fronte a pensionamenti, dimissioni e lunghe assenze, l’Ausl risponde con sostituzioni tardive o insufficienti, ricorrendo a soluzioni d’emergenza penalizzanti: la chiusura di interi servizi e lo spostamento del personale come ‘pedine’ da un reparto o da un ospedale all’altro. I carichi di lavoro eccessivi stanno inoltre logorando il personale aumentando altresì inevitabilmente il rischio clinico. Un pericolo per i pazienti che si somma a un clima di lavoro intollerabile nel quale le lavoratrici e i lavoratori sono bersaglio di aggressioni fisiche e verbali, lasciati soli a fare da parafulmine per le inefficienze del sistema”.

“Per queste ragioni – dettaglia il sindacato – la Uil e i lavoratori della Romagna hanno indirizzato un messaggio chiaro e fermo ai vertici dell’Ausl, presentando una piattaforma di richieste non più rimandabili: assunzioni stabili e immediate per coprire i vuoti di organico; rispetto dei tempi di vita e di lavoro (conciliazione vita-lavoro e turni regolari); sicurezza reale nei posti di lavoro contro ogni forma di aggressione; dignità e diritti garantiti, a partire dalla fruizione delle ferie e dal diritto al pasto”. 

“Non faremo un passo indietro. Difendere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori significa difendere la sanità pubblica e la salute di tutti i cittadini della Romagna. Uniti si vince: la lotta continua perché i lavoratori sono il motore della sanità pubblica, non carne da macello”, conclude il sindacato.


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