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Neolaureati e mondo del lavoro: delusione per il 70% dei ragazzi. Stage a 607 euro mensili e scarse certezze spingono il 62% a valutare l’estero

Terminare gli studi universitari porta con sé aspettative elevate, eppure l’ingresso nel mondo professionale italiano si scontra spesso con una realtà che scoraggia i ragazzi.

Una recente indagine condotta da ING People Insights Lab in collaborazione con YouGov ha esplorato le percezioni di 411 giovani tra i 20 e i 30 anni, laureati da non più di 2 anni, rivelando un clima di forte incertezza sul proprio futuro.

I dati raccolti e presentati durante l’evento “Giovani, talento e mondo del lavoro. Restare o partire: cosa offre l’Italia?” mostrano una disillusione diffusa. Ben il 70% degli intervistati sente infatti che le proprie capacità restano costantemente in ombra all’interno del nostro Paese.

Il peso della busta paga nella scelta di emigrare

Il nodo centrale della questione riguarda il riconoscimento economico. Per il 56% del campione, valorizzare un neoassunto significa offrirgli una retribuzione commisurata al percorso di studi appena concluso. Quando i candidati devono decidere se costruire la propria carriera in Italia oppure varcare i confini nazionali, il 62% ammette che lo stipendio rappresenta l’ago della bilancia.

Le prospettive di inserimento contrattuale guidano le decisioni del 40% dei giovani, mentre il 35% valuta con estrema attenzione le occasioni di crescita formativa. Il bisogno di conciliare vita privata e impiego emerge con grande forza: il 48% dei partecipanti cerca flessibilità, un’esigenza che sale al 53% per chi ha già alle spalle esperienze di tirocinio. Le donne, in particolare, attribuiscono un’importanza cruciale alle opportunità di avanzamento, segnalate dal 63% delle intervistate.

Luci e ombre dei tirocini formativi

Circa la metà dei neolaureati ha svolto almeno un percorso di prova negli ultimi 3 anni. Le opportunità di apprendimento spingono il 55% dei candidati ad accettare l’incarico iniziale. Dal punto di vista didattico l’esperienza funziona: il 50% dei tirocinanti dichiara di aver migliorato le proprie competenze tecniche, e una quota identica ritiene di aver potenziato in modo significativo le proprie capacità relazionali.

Sul fronte dei rimborsi spese emergono le criticità maggiori. Solo 6 ragazzi su 10 percepiscono un compenso, con una media mensile di 607 euro. Soltanto il 14% dei fortunati supera la soglia degli 800 euro. Le cifre così ridotte spingono molti a rinunciare: quasi la metà dei giovani ha rifiutato almeno una proposta, principalmente a causa di una paga giudicata troppo bassa, motivazione indicata dal 36% dei renitenti. Un ulteriore 27% ha declinato l’offerta avendo trovato condizioni migliori e più dignitose altrove.

La sfiducia verso un futuro stabile

L’entusiasmo iniziale tende a spegnersi rapidamente a contatto con gli uffici. Il 38% dei giovani nutre aspettative molto basse, o addirittura nulle, riguardo alla possibilità di ricevere una vera offerta di lavoro al termine dello stage.

Solo 1 su 4 crede che il percorso possa evolversi in un’occupazione a tempo indeterminato. L’ottimismo resiste maggiormente tra chi possiede una laurea in materie tecnico-scientifiche (36%) e tra coloro che ricevono un assegno mensile adeguato per il lavoro svolto (37%).

Lo studio


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