l’autopsia svela gli ultimi istanti della famiglia di Casalotti
Hanno lottato con tutte le loro forze nel disperato tentativo di fare scudo alla loro bambina, opponendosi fino all’ultimo respiro alla furia cieca del loro assassino.
I primi risultati delle autopsie eseguite sui corpi della famiglia sterminata nella villetta di via Montiglio aggiungono dettagli agghiaccianti all’inchiesta sulla strage di Casalotti, il triplice omicidio consumatosi lo scorso 26 giugno.
I coniugi bengalesi Kamal Uddin e Jahan Hosne Momotaj e la loro figlioletta Arowa, di appena otto anni, sono stati straziati da decine di fendenti sferrati con un’arma da taglio pesante, probabilmente un grosso coltello da cucina.
I rilievi medico-legali condotti presso l’istituto di Medicina legale del Policlinico Gemelli, coordinati dal professor Antonio Oliva, confermano la presenza di profonde ferite da difesa sulle mani e sulle braccia dei due adulti, segno tangibile di un drammatico corpo a corpo prima della fine.
Caccia all’uomo: il sospettato è un richiedente asilo fantasma
Mentre gli inquirenti analizzano i reperti scientifici, i Carabinieri e la Polizia hanno esteso le ricerche all’intero territorio nazionale per rintracciare il principale sospettato: Shahadat Hossain, 43 anni, connazionale delle vittime e da tempo gravitante nella loro orbita. L’uomo è un vero e proprio fantasma per i database statali.
Privo di un regolare permesso di soggiorno, l’indagato aveva presentato circa un anno fa una formale domanda di protezione internazionale a Frosinone, una pratica burocratica rimasta in sospeso e mai definita.
Gli investigatori temono che l’uomo, descritto come un soggetto freddo e calcolatore, stia tentando di varcare i confini italiani, forse muovendosi a bordo di una bicicletta elettrica per evitare i controlli stradali e le telecamere dei varchi autostradali.

Il racconto del sopravvissuto: «Voleva tagliarmi la testa»
L’unico ad essere scampato al massacro è il figlio ventenne della coppia, Amir Ayan Hossain Uddin, ferito gravemente ma fuori pericolo e ancora ricoverato al Gemelli.
È stato proprio il giovane a squarciare il velo sull’orrore di quella notte, rilasciando una drammatica testimonianza al Tg1:
«Era nascosto dietro la porta di casa, al buio, e aspettava che rientrassi. Non appena ho girato la chiave nella toppa e ho aperto, mi è piombato addosso. Ha cercato di tagliarmi la testa con il coltello».
Solo la prontezza di riflessi del ragazzo, che è riuscito a parare il colpo e a scappare in strada coperto di sangue per dare l’allarme, ha evitato che il bilancio della strage fosse ancora più pesante.
Il fascicolo in Procura
Il pool di magistrati di piazzale Clodio coordina l’indagine con le accuse di triplice omicidio volontario aggravato e lesioni gravissime.
I controlli delle forze dell’ordine si stanno concentrando nelle stazioni ferroviarie, nei terminal dei bus a lunga percorrenza e presso i principali valichi di frontiera terrestri nel Nord Italia.
L’allerta resta massima: l’obiettivo è intercettare Hossain prima che riesca a far perdere definitivamente le proprie tracce all’estero.
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