il re della melodia italiana
L’isola azzurra di Capri spegne le sue luci e si raccoglie nel silenzio per salutare il suo ambasciatore più grande, la voce e le mani che hanno cullato i sogni, le estati e le malinconie dell’Italia del boom economico. Si è spento a pochi giorni dal compiere 87 anni Peppino di Capri, al secolo Giuseppe Faiella.
Domani pomeriggio la comunità isolana si stringerà attorno alla famiglia nella storica chiesa di Santo Stefano per l’ultimo addio, a pochissimi metri da quella Piazzetta (Capri) che nel secondo dopoguerra fece da palcoscenico ai suoi primissimi accordi.
Era poco più che un bambino quando, seduto davanti ai tasti bianchi e neri, incantava con il suo talento precoce le truppe americane di stanza sull’isola.
Da quel debutto spontaneo è nata un’avventura artistica monumentale, durata quasi settant’anno, capace di ridefinire i confini della musica pop e della tradizione partenopea.
Dalle hit immortali al mito del Festival di Sanremo
Peppino di Capri ha saputo compiere un miracolo culturale: prendere la tradizione melodica partenopea e fonderla con i ritmi internazionali del rock, del jazz e del twist, accompagnando il Paese negli anni d’oro del boom economico. Pezzi come Champagne, Roberta, Nessuno al mondo e la travolgente versione di Let’s Twist Again sono diventati pietre miliari della memoria collettiva nazionale.
Una grandezza certificata anche dal suo rapporto simbiotico con il Festival di Sanremo: quindici partecipazioni sul palco dell’Ariston, due storiche vittorie e, nel 2023, il Premio alla Carriera assegnatogli davanti a una standing ovation commossa.
Nonostante i problemi di salute dell’ultimo periodo, il filo con il suo pubblico non si era mai spezzato: l’estate scorsa, alla Certosa di San Giacomo, aveva regalato un’ultima, struggente interpretazione al piano del suo cavallo di battaglia, avvolto dagli applausi della sua gente.

Il lutto cittadino e l’eredità per l’Unesco
Sull’isola di Capri il dolore è palpabile in ogni vicolo. Il sindaco Paolo Falco ha proclamato il lutto cittadino, svelando un aneddoto intimo: fu proprio sua nonna, Elisabeth Rüdorf, a dare le prime lezioni di pianoforte a quel ragazzino che avrebbe conquistato il mondo.
Nelle strade, i manifesti funebri portano i versi de Il sognatore, il brano che il figlio Edoardo ha ricordato come il più amato dal padre.
Anche le istituzioni si muovono per rendere eterno il suo lascito:
Il Ministero della Cultura: Il ministro Alessandro Giuli ha esaltato la sua figura come colonna della musica popolare italiana, mentre il sottosegretario Gianmarco Mazzi ha annunciato che il percorso per il riconoscimento della canzone napoletana come patrimonio Unesco sarà dedicato proprio alla memoria dell’artista.
La Campania e Napoli: Il governatore Vincenzo De Luca e il sindaco Gaetano Manfredi hanno assicurato che verranno promosse grandi iniziative culturali per onorare l’uomo che ha portato il nome di Capri in tutto il mondo, dai tributi del Grammy Museum fino allo storico concerto per i sessant’anni di carriera al Teatro San Carlo.
Il dolore dei colleghi: «Se ne va un signore della musica»
Nelle ore in cui la camera ardente viene allestita nella sede del municipio caprese, l’intero panorama dello spettacolo si è stretto in un ideale abbraccio.
Da Gianni Morandi a Massimo Ranieri, passando per Caterina Caselli e Orietta Berti, i messaggi di cordoglio descrivono unanimi non solo un musicista immenso, ma un uomo d’altri tempi, celebrato per la sua innata eleganza, la discrezione e una generosità d’animo rara.
Con Peppino di Capri se ne va un pezzo di storia patria, ma la sua musica resta, impressa per sempre sulle scogliere della sua isola.
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