L’attentato a Ranucci, la banda dopo le notizie su Lavitola: «Sanno proprio tutto»
«Sanno proprio tutto!». Così avrebbe commentato, intercettato nel carcere di Rebibbia, uno degli appartenenti alla banda che materialmente ha piazzato la bomba all’esterno dell’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci, il 16 ottobre scorso. Le parole dell’indagato sono collegate – in base a quanto emerge dall’ordinanza a carico di Valter Lavitola e Gomes Tavares – alla decisione dell’imprenditore di avvalersi della facoltà di non rispondere dopo la perquisizione domiciliare del 4 luglio scorso. Dopo la messa in onda di un servizio al telegiornale, i tre indagati «esplodevano in una clamorosa manifestazione di giubilo, applaudendo e incitandosi vicendevolmente» scrive il gip aggiungendo che «il gruppo attribuiva questa linea difensiva all’astuzia di Lavitola, descritto da Pellegrino D’Avino (uno dei capi del gruppo, ndr) come soggetto scaltro e solido economicamente». L’indagato afferma: «questo non è uno scemo sto Lavitola, ha ristoranti a Roma, adesso sta a lui, a come si deve comportare». La banda inoltre «tornando a commentare la circostanza per cui Lavitola si era avvalso della facoltà di non rispondere» utilizza la parola «mandante». In particolare Saverio Mutone «si domandava per quale motivo – aggiunge il gip – a parità di reati contestati ; nonostante lo stato di incensuratezza comune ad alcuni membri del gruppo esecutivo» l’imprenditore «non fosse stato ancora tratto in arresto, esclamando testualmente: «Però, scusami un attimo, i reati e non vai carcerato? Com’è stai ancora a piede libero? Cioè capisci? Tu che sei il mandante e sei ancora a piede libero?».
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