Liguria

L’assessore Robotti ospite dello Smart Mobility Summit a Istanbul, focus sulla mobilità inclusiva


Genova. “La mobilità non è un semplice sistema tecnico, ma un aspetto fondamentale della costruzione di una città inclusiva, resiliente e basata sui diritti. Le disposizioni in materia di accessibilità, mobilità personale e progettazione universale devono guidare la nostra pianificazione degli spazi pubblici, l’organizzazione del trasporto pubblico e l’implementazione degli strumenti digitali, e la cooperazione con le parti interessate, anche attraverso fondamentali esperienze di co-progettazione quali il Premio Federica Picasso e Genova Street Lab, con un obiettivo chiaro: una mobilità al servizio di tutti e senza discriminazioni, in attuazione dei princìpi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, andando a governare nel modo migliore i sistemi di trasporto intelligenti e l’intelligenza artificiale per non correre il rischio di lasciare indietro qualcuno”. Lo ha detto questa mattina ad Istanbul, in Turchia, l’assessore comunale a Mobilità sostenibile e Trasporto pubblico, Emilio Robotti, davanti alla platea dello Smart Mobility Summit of Cities and Regions, il vertice sulla mobilità sostenibile delle città e regioni europee organizzato nel quadro della 17ª edizione dell’ITS European Congress.

Intervenuto nella sessione “Inclusive by Design: Applying Universal Design Principles in Transport and ITS”, dedicata all’applicazione dei princìpi di progettazione universale nei trasporti e nei sistemi di trasporto intelligenti (ITS) per incrementare il grado di inclusività della mobilità urbana e dei mezzi di trasporto, Robotti ha ricordato che «la mobilità inclusiva non è una politica di nicchia, ma un investimento strategico che amplia l’accesso al lavoro, riduce le disuguaglianze tra i quartieri, rafforza la coesione sociale e consente a tutti, indipendentemente dall’età, dalle capacità o dalle circostanze, di partecipare pienamente alla vita economica e civica della città”.

Alla domanda sulle priorità di intervento dell’amministrazione per rendere la mobilità più inclusiva, l’assessore ha evidenziato gli ultimi “progressi fatti grazie all’introduzione di attraversamenti senza cordoli, a marciapiedi più ampi e a zone a traffico limitato. Per noi la pedonabilità non riguarda solo la distanza, ma anche le pendenze, la continuità e la sicurezza. Se la prima o l’ultima parte del percorso è inaccessibile, l’inclusione fallisce”.

Circa il livello di accessibilità dei trasporti pubblici, Robotti ha parlato di una “direzione da seguire molto chiara: se la metropolitana è ampiamente accessibile, la flotta di autobus è sempre più composta da veicoli a pianale ribassato e attrezzati per le persone con mobilità ridotta, anche se a volte è la conformazione delle strade a rappresentare il fattore limitante, piuttosto che il veicolo stesso. A Genova, i sistemi di mobilità verticale – ascensori, funicolari e cremagliere – sono essenziali e vanno considerati parte integrante della rete di trasporto pubblico, piuttosto che un’aggiunta secondaria: stiamo lavorando per integrarli in modo più efficace in termini di informazione, biglietteria e servizi digitali”.

Infatti, secondo Robotti, “l’informazione è importante quanto le infrastrutture” e “progetti come SPOT4Dis, che favorisce l’accessibilità urbana e la gestione degli stalli di sosta per le persone con disabilità e vede Genova come città pilota a livello europeo, servono a ridurre l’incertezza e consentire spostamenti in autonomia: sapere se una fermata è accessibile, se un ascensore funziona, dove si trova un parcheggio per disabili o quali percorsi sono effettivamente percorribili, può fare davvero la differenza non solo per anziani, persone con disabilità, le persone con limitazioni temporanee alla mobilità e i lavoratori che ogni giorno fanno affidamento sui mezzi pubblici, ma anche per genitori con bambini, turisti e persone che non conoscono la città: una città accessibile ai visitatori è solitamente una città che funziona meglio anche per i residenti”.

Successivamente, Robotti ha ricordato esperienze specifiche di co-progettazione degli spazi pubblici per una mobilità più inclusiva quali “il Premio Federica Picasso, incentrato sul rapporto tra bambini e giovani e gli spazi pubblici, invitando i più piccoli ad individuare gli ostacoli e proporre soluzioni per aumentare accessibilità, sicurezza e comfort dello spazio pubblico”, “il progetto Mobiquity che, utilizzando strumenti digitali per rilevare in tempo reale le esigenze in materia di accessibilità, consente agli utenti di segnalare ostacoli, disservizi e problemi di usabilità non appena li incontrano, come un ascensore guasto, un passaggio troppo ripido o informazioni poco chiare” e “Genova Street Lab, che permette alla nostra Amministrazione di testare soluzioni temporanee, quali modifiche alla configurazione stradale, attraversamenti pedonali, configurazioni di spazi condivisi e progettazione dei cordoli, direttamente in contesti reali”.

Circa il ruolo degli ITS e dell’intelligenza artificiale nel rendere più inclusivi e accessibili la mobilità urbana e gli spazi pubblici, l’assessore ha spiegato ciò può avvenire “solo se le nuove tecnologie non lasciano indietro nessuno, in particolare anziani e persone con disabilità. La tecnologia non è automaticamente inclusiva: sistemi mal progettati possono creare nuove forme di esclusione, soprattutto se tarati per modellare le scelte di mobilità sulle esigenze dell’utente medio. Servono governance pubblica e responsabilità. Per questo – ha avvertito Robotti – le autorità pubbliche devono assumere un ruolo guida, assicurando l’accesso ai servizi di mobilità essenziali per garantire l’inclusione come diritto”.

In conclusione, secondo Robotti “la mobilità inclusiva richiede un cambiamento di mentalità» che consiste nello «spostare l’attenzione dal trasporto efficiente delle persone alla garanzia dell’accesso alle opportunità, ai diritti e alla vita quotidiana. La progettazione universale, oltre ad aiutarci a riconoscere coloro che sono ancora lasciati indietro, ricordandoci che l’accessibilità è una responsabilità condivisa, rafforza l’inclusione e la qualità e la resilienza complessive dei sistemi di mobilità urbana. Progettare per la diversità fin dall’inizio ci permette di costruire città che funzionino meglio per tutte e tutti”.




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